Disturbo schizoaffettivo, la gabbia di allucinazioni e umore: tre testimonianze

Il disturbo schizoaffettivo è una condizione in cui il soggetto vive unendo sintomi della schizofrenia, quali allucinazioni e deliri, a sintomi del disturbo dell'umore, come la depressione o mania. Appare sempre più importante sensibilizzare l'opinione pubblica ai problemi riguardanti le malattie mentali, come primo passo per la loro terapia.

Il disturbo schizoaffettivo è una problematica psichiatrica che prevede periodi di depressione e inoperosità oppure di euforia e iperattività, alternati a periodi di migliore salute e stabilità.

La persona affetta da disturbo schizoaffettivo molto spesso mostra visioni totalmente non veritiere, può delirare, sentire voci o avere allucinazioni. Ha difficoltà nel mettere in ordine i propri pensieri e farvi luce, tenere a bada il proprio comportamento, provare sentimenti adeguati, costruire rapporti sani.

Non è ancora possibile definire con certezza la causa scatenante di questa malattia, mentre il decorso del disturbo schizoaffettivo si identifica come sporadico, sebbene non è da escludere che nel soggetto possa in seguito evolvere in una vera schizofrenia o in un disturbo dell’umore, quale la depressione in forma grave o il disturbo bipolare.

Per quanto riguarda la cura, il disturbo schizoaffettivo può essere combattuto sia con la psicoterapia che con l’uso di farmaci, per limitarne i sintomi.

Le tipologie di disturbo schizoaffettivo

problemi mentali
Fonte: Pexels

Il disturbo schizoaffettivo ha la particolarità di racchiudere le componenti della schizofrenia e quelle della depressione maggiore o del disturbo bipolare.

Per questa ragione, si distingue in due diverse tipologie o sottocategorie:

  1. Disturbo schizoaffettivo bipolare o maniacale: questo caso comprende un episodio maniacale, in cui la persona è iperattiva, chiacchierona, disinibita e ha particolare considerazione di sé; oppure può essere misto, in cui il soggetto alterna momenti di grande euforia a momenti di profonda depressione;
  2. Disturbo schizoaffettivo depressivo: questo caso comprende solamente i sintomi della depressione grave.
"Sono bipolare e non mi nascondo più: non è una colpa essere come me"

Storia del disturbo schizoaffettivo

Fonte: Pexels

Ci vollero più di vent’anni di studi e definizioni per arrivare ad una precisa individuazione del disturbo schizoaffettivo. Prima George H. Kirby nel 1913 e poi August Hoch nel 1921, espressero la loro opinione in merito all’analisi di pazienti con sintomi che comprendevano schizofrenia e disturbi dell’umore.

Data la differenza con le malattie più specifiche, Kirby e Hoch decisero di classificare questi casi nel gruppo delle psicosi maniaco-depressive di Emil Kraepelin.

Ma fu soltanto Jacob Kasanin nel 1933 a coniare il termine di disturbo schizoaffettivo per indicare un malessere psichico con sintomi sia schizofrenici che di disturbo dell’umore, che compariva in maniera improvvisa e spesso durante l’adolescenza.

I soggetti avevano di base una modalità normale di svolgimento delle funzioni, quando ad un certo punto una grande percentuale di loro si trovava a sperimentare un episodio stressante poco prima della comparsa dei sintomi. Inoltre, nelle famiglie d’origine era quasi sempre presente un disturbo dell’umore.

Nei primi anni ’70 la visione del disturbo schizoaffettivo mutò notevolmente, per due principali cause. La prima fu che la sostanza del carbonato di litio si dimostrò in alcuni casi efficace per il disturbo bipolare.

La seconda, è da imputare a uno studio compiuto sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, il quale dimostrava che la visione del disturbo schioaffettivo come variazione della schizofrenia derivava dalla tendenza negli Stati Uniti a dare più importanza ai sintomi psicotici piuttosto che a quelli del disturbo dell’umore.

Le cause dei disturbi schizoaffettivi

schizoaffettività
Fonte: Pexels

Le cause concrete e scatenanti del disturbo schizoaffettivo non sono ancora conosciute. Nondimeno, non è da escludere che questa malattia derivi dalla coesistenza di più fattori, che in particolare agiscono con più probabilità in presenza di una componente genetica e di una base biologica.

La familiarità è considerata un fattore di rischio d’importanza primaria, in quanto, se vi sono parenti di primo grado affetti da schizofrenia o disturbi dell’umore, la probabilità di sviluppare un disturbo schizoaffettivo aumenta.

Non siamo ancora in possesso di dati specifici sulla presenza in percentuale di affetti da disturbo schizoaffettivo, si sa solo che la malattia è più infrequente rispetto alla schizofrenia e che le donne hanno un rischio maggiore di ammalarsi, in età adulta ma anche durante l’adolescenza.

Perché ogni donna rischia di sviluppare una malattia mentale nella sua vita

Alcuni studiosi si sono domandati se vi è una correlazione fra l’uso di sostanze e la comparsa di disturbo schizoaffettivo. È complesso rispondere a questa domanda con estrema certezza, in quanto non si riesce ancora a provare su grande scala che l’utilizzo di droghe influisca sullo scatenarsi della malattia.

Rispetto a questo argomento, vi sono prove solamente riguardo all’uso specifico della marijuana: quanta più se ne consuma, tante più saranno le probabilità che la persona possa sviluppare disturbi psicotici, a maggior ragione se ne è stato fatto largo uso durante l’adolescenza.

Uno studio del 2009 dell’Università di Yale ha dimostrato che i cannabinoidi, in particolare il THC e il CBD ingigantiscono i sintomi di un disturbo psicotico e determinano ricadute.

Bisogna dire, comunque, che circa la metà dei soggetti con disturbo schizoaffettivo abusa di droghe o alcol, senonché è stato comprovato che l’uso eccessivo di alcol può causare lo sviluppo di un disturbo psicotico.

Contestualmente, fare uso di anfetamine e cocaina può favorire il verificarsi di disturbi psicotici e, nonostante non sia da definire come causa, le persone affette da disturbo schizoaffettivo fanno un uso maggiore di nicotina rispetto a chi non ne è affetto.

"Come riconoscere chi fuma marijuana?": una domanda che merita una risposta seria

Sintomi e manifestazioni

Disturbo schizoaffettivo
Fonte: pexels

Il DSM-IV, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali,  ha schematizzato i criteri che un soggetto deve possedere per vedersi diagnosticare il disturbo schizoaffettivo:

  • un periodo in cui si è ammalati costantemente e si è sperimentato almeno un episodio di grave depressione, di mania oppure di episodi misti, assieme ai sintomi che rispecchiano la schizofrenia;
  • durante il periodo in cui si è stati ammalati si sono verificati deliri o allucinazioni per almeno due settimane;
  • i sintomi del disturbo dell’umore sono presenti in una parte consistente del periodo.

Ma in sostanza, come si manifesta il disturbo schizoaffettivo? I segnali e i sintomi tipici sono tutti quelli relativi alla schizofrenia, alla mania e ai disturbi depressivi, che possono sopraggiungere contemporaneamente oppure in momenti diversi.

Il corso della malattia è variabile: si possono alternare periodi di miglioramento a periodi di peggioramento, fino a un peggioramento graduale.

Se si vuole scendere nel dettaglio dei sintomi del disturbo di schizoaffettività, tenendo presente che sono gli stessi della depressione, della mania e della schizofrenia, si possono elencare nel seguente modo:

Sintomi della depressione

  • Variazione consistente nel peso corporeo
  • Riduzione dell’appetito.
  • Perdita di energia fisica.
  • Perdita di interesse per qualsiasi attività di svago.
  • Percepire se stessi come un fallimento o con una bassa considerazione.
  • Senso di colpa.
  • Problemi nella qualità e nella quantità di sonno.
  • Problemi di concentrazione e di organizzazione dei pensieri.
  • Pensare alla morte o al suicidio.

Sintomi della mania

  • Poca necessità di dormire.
  • Stato d’agitazione elevato.
  • Aumento esponenziale dell’autostima.
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Accrescimento delle attività sociali, lavorative o sessuali.
  • Atteggiamenti pericolosi per se stessi e per gli altri.
  • Parlare con grande velocità.

Sintomi della schizofrenia

  • Allucinazioni.
  • Deliri.
  • Disorganizzazione dei pensieri.
  • Manifestazioni comportamentali insolite.
  • Ridotta velocità nei movimenti o assenza di movimento.
  • Scarsa motivazione.
  • Problemi nell’articolare il linguaggio.

Il decorso del disturbo schizoaffettivo è, in genere, sporadico e si risolve in sei mesi, sebbene esistano situazioni in cui i sintomi possono progressivamente portare ad un peggioramento e innescare una patologia di schizofrenia pura, una depressione grave o un disturbo bipolare.

In questo caso, la schizoaffettività si colloca in una posizione di gravità leggermente minore rispetto alla schizofrenia e maggiore rispetto ai disturbi dell’umore.

Contrastare l'insonnia, un "disturbo" che può avere conseguenze gravissime

Come si diagnostica e come si cura il disturbo schizoaffettivo

Fonte: pexels

Come già spiegato, nelle manifestazioni del disturbo schizoaffettivo sono incluse sia quelle della schizofrenia che quelle dei disturbi dell’umore, perciò per essere diagnosticato deve essersi verificato un episodio di depressione grave o uno di mania e devono essere presenti gli elementi tipici della fase attiva della schizofrenia, quali deliri e allucinazioni, come pure i sintomi del disturbo dell’umore in quantità sostanziale.

Per la diagnosi, in base ai sintomi prevalenti Il DSM consente anche di chiarire se si tratta di un disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare o di tipo depressivo.

A questo punto, si decide una terapia di supporto, coinvolgendo in genere anche i componenti della famiglia del paziente, poiché quest’ultimo potrebbe non voler riconoscere pienamente il proprio status o non essere obiettivo sulle cause che l’hanno condotto a quel punto.

La terapia per il disturbo schizoaffettivo prevede spesso l’adozione di due linee strategiche:

  • la psicoterapia: è essenziale per guidare il soggetto nella comprensione della propria patologia e nell’aiuto al fronteggiamento dei sintomi, soprattutto nei contesti d’interazione sociale; la psicoterapia, come ad esempio quella cognitivo-comportamentale, è un supporto molto importante da abbinare ai farmaci, poiché apporta miglioramenti di condizione e tiene conto dell’individualità della persona. In particolare, ristabilisce il contatto con la realtà, riporta la persona alle sue normali funzioni, diminuisce le difficoltà sociali e psicologiche, aiuta a superare il periodo sintomatico per giungere a un rinnovato equilibrio.
  • la somministrazione di farmaci: è utile per fronteggiare i sintomi di natura psicotica, organizzare l’umore, alleviare la depressione e limitare la possibilità di una ricaduta futura. I farmaci utilizzati possono comprendere: antipsicotici, stabilizzatori dell’umore, antidepressivi. Nel disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare generalmente si assume nella fase iniziale il litio associato e poi un neurolettico sedativo. Nel disturbo schizoaffettivo di tipo depressivo, invece, la combinazione effettuata è quella di antidepressivi triciclici e neurolettici sedativi. Di recente è stato sperimentato un farmaco antipsicotico atipico, in grado di agire sia come antipsicotico che come stabilizzatore dell’umore e antidepressivo.

Tempi, quantità e modalità dei due interventi terapici variano da caso a caso, ma va detto che per una risoluzione concreta è necessario un trattamento lungo e mirato ad ogni caso specifico.

Affrontare la malattia si può: le testimonianze di Sarah, Katie ed Elena

disturbo schizoaffettivo - supporto familiare
Fonte: Pexels

Affrontare le malattie mentali, quale appunto il disturbo schizoaffettivo, accettare la propria condizione e fronteggiarla, si può, ed è quello che si cerca di comunicare anche con la Settimana della Salute Mentale, per favorire la sensibilizzazione delle tematiche relative ai problemi mentali e di natura psichiatrica, aprire l’opinione dei singoli e della collettività alla giusta interpretazione dei casi e al giusto sostegno, affinché l’approccio sia quello di risolvere il problema e alleviarne la sintomatologia e le ricadute.

18 celebrità e la malattia mentale: quella crepa nell'apparente perfezione

A questo proposito, in riferimento al disturbo schizoaffettivo e alla sua spesso difficile individuazione e distinzione dalle altre patologie della psiche, è utile leggere alcune testimonianze di cui oggi il web è diventato veicolo, dando voce a categorie di persone troppo a lungo rimaste silenziose, dimenticate, emarginate o a cui sono state offerte soluzioni incerte.

Sarah Myers

Il caso di Sarah Myers, di 25 anni, riportato dal NAMI – National Alliance Mental Illness d’America, riconduce il discorso al punto di partenza della predisposizione genetica: la ragazza racconta di quando, da bambina, interagiva con sua zia, affetta da schizofrenia e, quindi, da allucinazioni.

Quello che la donna ci tiene a sottolineare è come chi osserva un fenomeno socialmente poco analizzato sia parzialmente in grado di capirne la matrice e le conseguenze.

Per lungo tempo, la ragazza ha avviluppato nel misticismo il pensiero di una zia in grado di vedere cose che gli altri non vedevano, di una donna quasi “speciale”, con doti sovrannaturali.

Questo, finché Sarah non ha smesso di essere esterna ai fatti e non ha sviluppato lei stessa sintomi psicotici, giungendo a vedersi diagnosticare il disturbo schizoaffettivo.

Anche se ha sperimentato un malessere differente, Sarah possedeva comunque in qualche modo una base di familiarità, che ha esteso le possibilità d’azione per un disturbo di quella provenienza.

La ragazza, a differenza di sua zia, la quale tendeva a sperimentare i sintomi allucinatori della vista, tende verso le percezioni allucinatorie dell’udito, descrivendo come la sua condizione durante le crisi sia simile a quella di chi si trova in un tunnel a metà fra il mondo reale e una realtà percettiva parallela.

D’altro canto, le voci che caratterizzano il disturbo schizoaffettivo di Sarah vengono da lei descritte come surreali o comunque non identificabili come voci che l’udito percepisce dal mondo reale. È come trovarsi su un’altra frequenza, eppure le voci creano un disagio reale e condizionano la mente e la coscienza di Sarah allo stesso modo di una voce reale.

L’informazione importante su cui fa leva la volontà di Sarah di raccontare la propria esperienza è quella relativa all’impegno nel comprendere il disturbo schizoaffettivo: perché le sue allucinazioni, afferma, possono essere provocate, gradualmente o repentinamente, in seguito a situazioni di particolare stress.

La testimonianza di Sarah permette quasi di entrare nel vivo di un’allucinazione, o di comprendere un minimo cosa si prova a sperimentarne una. Come spiega lei, le allucinazioni del suo disturbo schizoaffettivo non hanno gravità, dimensione, la immettono in due dimensioni contemporaneamente.

Ovviamente, questo è in estrema sintesi ciò che accade in un soggetto singolo, che può comunque verificarsi in modi totalmente differenti da individuo a individuo, proprio come quando si vive un’esperienza di vita, vissuta in maniera diversa da ogni persona.

Kate Stanford

La testimonianza di Kate Stanford e della sua esperienza con il disturbo schizoaffettivo, mostra come il trovarsi di fronte allo scoglio di un problema mentale possa in realtà tirare fuori da un soggetto una forza e una razionalità incredibili.

Com’è successo spesso in passato, il disturbo schizoaffettivo di Kate è iniziato con sintomi di panico, allucinazioni, manie e difficoltà nel riposo notturno, per essere trattato per lungo tempo nell’ambito della schizofrenia pura. La vita di una liceale modello come quella di Kate viene sconvolta, messa a dura prova e posta davanti alla preoccupazione per il proprio futuro, nonché per l’opinione della società e per la relativa accoglienza della problematica.

Per un soggetto affetto da disturbo schizoaffettivo, che come riportato dal NAMI interessa circa lo 0,3% della popolazione mondiale (sebbene i dati non riescano ancora a essere precisi), come parte della società, nulla è garantito.

Come spiega anche Kate, la malattia mentale implica una presa di coscienza forte dalla quale scaturisce una tenacia che non si era consapevoli di avere e che è necessario coltivare nel tempo.

Il disturbo schizoaffettivo, infatti, non è da percepire come un qualcosa di statico, poiché muta, si affievolisce, o comunque cresce assieme al soggetto di cui è parte, che impara nel tempo a conoscerlo e a controllarlo.

Kate ricorda l’importanza di avere un terapista e una terapia adeguati e costanti, ma soprattutto ricorda l’importanza del supporto di amici, famiglia e lavoro: chi è affetto da disturbi depressivi, psicotici, di bipolarismo, maniacali, ha bisogno, per stare meglio, di sviluppare l’abilità di vivere la vita di ogni giorno; per farlo, il supporto di persone e attività lavorative e di svago è fondamentale.

Elena

Il racconto di Elena, di 55 anni, sottolinea che le persone con delle esperienze, anche dolorose e incomprensibili, sono persone che hanno qualcosa da dire. La donna offre una testimonianza personale, intima ma vera, sulla sua condizione quotidiana e sugli eventi che hanno influito nel suo sviluppo.

La sua esperienza, ad avvalorare la tesi secondo la quale ogni caso è a sé e va trattato secondo criteri e spiegazioni specifiche, prende piede da un senso di fallimento interiore, dovuto alla perdita del lavoro tanto ambito a causa della propria condizione mentale.

Il disturbo schizoaffettivo di Elena si concretizza in uno status confusionale, un misto fra angoscia, depressione, panico ed incapacità di organizzare i pensieri e i movimenti. Racconta di crisi avviate da un definito disordine psico-fisico, un senso di profonda angoscia, un’insicurezza nei movimenti fisici del suo corpo che non risponde più ai comandi.

Nel suo caso, il senso di fallimento dovuto alla sua condizione precaria e, quindi, a un proprio giudizio alterato su se stessa, scatena il suo disturbo schizoaffettivo e la porta a ricercare l’assistenza di un terapista e di un centro di terapia che la accoglie e la tiene in cura.

Di nuovo, dal suo racconto emerge l’importanza che riveste il nucleo familiare, la dimensione sociale di volontariato educativo in cui Elena è inserita, lo sport come terapia, la qualità di una terapia che la fa sentire al sicuro e le permette di gestire la malattia e di ritrovare la bellezza della vita.

Ogni individuo ha una propria sensibilità, una propria storia e una forza interiore in grado di migliorare le cose e di aprire nuovi punti di vista ai problemi mentali: l’interesse verso alcune problematiche sempre più comuni, la battaglia ai tabù e al negazionismo, sono tutti focus che appaiono oggi di vitale importanza.

Articolo originale pubblicato il 24 Maggio 2021

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!
  • Malattie mentali