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Perché ogni donna rischia di sviluppare una malattia mentale nella sua vita

Le donne hanno maggiori probabilità di sviluppare una malattia mentale nel corso della propria vita. Per questo motivo.

Le donne hanno il doppio di probabilità di sviluppare una patologia depressiva rispetto agli uomini.

Non è un’opinione, ma quanto emerge dal primo libro bianco sulla depressione di Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che ha esaminato attentamente i fattori ambientali, biologici, di predisposizione genetica, personologici, da stress, da malattie organiche e da farmaci che possono condurre all’evolversi di una situazione depressiva.

La depressione non viene scatenata da un unico fattore determinante, ma presenta più concause. In Europa ne sono affette circa 164,8 milioni di persone (pari al 13%), un numero impressionante se si pensa a quanto spesso possa essere sottovalutato questo male e quanto talvolta non si faccia caso ai piccoli, ma importantissimi segnali, che persone anche molto vicine a noi possono mandarci.

Secondo i dati riportati da Onda, passano circa 23 mesi tra l’insorgere dei primi sintomi e la decisione di rivolgersi a un medico, ma anche una volta accertata la presenza del problema non è detto che la diagnosi arrivi facilmente: possono passare infatti 25,5 mesi in media prima di riceverla.
Se in Italia le persone depresse sono 4,5 milioni, le donne come detto sono maggiormente a rischio, soprattutto nei periodi di loro maggiore vulnerabilità: adolescenza, perinatale, menopausa ed età avanzata.

Perché la depressione colpisce più spesso le donne

Il 30% di tutte le patologie femminili interessano infatti l’area psichiatrica dei disturbi mentali e neurologici, ma la vera domanda è: perché ciascuna di noi ha la possibilità di sviluppare un disturbo depressivo nella propria vita?

La maggiore inclinazione femminile a essere affette da patologie depressive è da ricondursi a vari fattori, in cui un’incidenza rilevante la giocano ragioni socio-culturali ma anche biologiche; lo stesso ciclo di vita della donna, come abbiamo accennato, può potenzialmente rappresentare un alto rischio di depressione, dal momento in cui esiste una forma depressiva adolescenziale, collegata al menarca, una legata invece alla gravidanza e al post partum (ma anche alla maternità), un’altra che si sviluppa nel momento del climaterio, quando si cessa di avere il ciclo, senza contare l’alterazione dell’umore durante il ciclo, prima dell’arrivo delle mestruazioni.

Questo cosa significa che le donne sono per forza destinate, presto o tardi, a manifestare la depressione? Naturalmente no; il fatto di essere maggiormente soggette a questo genere di fenomeni non implica, ovviamente, di doverne soffrire per forza, ma certamente, per chiunque manifesti una tendenza depressiva, il consiglio è di adottare strategie che aiutino a ridurre la gravità della deflessione dell’umore già durante le fasi di benessere, prevenendo, nei limiti del possibile, gli aspetti più invalidanti della malattia.

Per il trattamento dei disturbi depressivi possono essere d’aiuto terapie biologiche, distinguibili in farmacologici e non, o non biologici, psicoterapeutici e non. Per scegliere il proprio trattamento chiaramente occorre avere un’approfondita valutazione clinica, in seguito alla quale si può decidere l’intervento terapeutico più adeguato. Anche se, a prescindere dal tipo di intervento scelto, la cura della depressione non è indipendente dall’instaurarsi di una relazione stretta con il medico e con le persone vicine.

Il costo della depressione

Dimenticando per un attimo le implicazioni di carattere psicologico, la depressione ha, anche dal punto di vista economico, un impatto fortissimo, anche per via degli effetti che genera in termini di perdite di produttività. Nei soli Stati Uniti le patologie depressive rappresentano la principale causa di disabilità per gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni, generando circa 400 giorni persi per disabilità, più di ogni altra patologia fisica o mentale e una spesa complessiva nell’ambito della salute pubblica di 800 miliardi di dollari. In Europa invece si ha un costo diretto per paziente compreso tra 1.451 e  11.482 euro all’anno, a seconda del grado di gravità e del contesto di riferimento. Il costo indiretto, invece, varia tra  1.963 e  27.364 euro.

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