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Quando la paura delle malattie diventa essa stessa malattia

La paura delle malattie, o ipocondria, riguarda sempre più persone. Alimentata dal veloce accesso alle informazioni sul web, spesso fraintese o non corrette, crea ansia e stress peggiorando significativamente la qualità di vita di chi ne soffre.

La paura delle malattie, o ipocondria, è forse l’unica malattia che si autoalimenta. Il corpo ci manda dei segnali, è vero. Ci parla attraverso dei sintomi per suggerirci che qualche cosa non va a dovere. Eppure, non sempre un piccolissimo disturbo transitorio è sintomo di una malattia gravissima.
Per chi ha paura delle malattie, purtroppo, non è così.

L’ipocondria è definita come uno stato di ansia connesso strettamente al proprio salute, ossia si tratta della preoccupazione, infondata, di essere vittima di una grave malattia fisica, a seguito dell’errata interpretazione, con conseguente autodiagnosi, di alcuni sintomi.

Ovviamente si parla di ipocondria quando una valutazione medica esclude la presenza di malattie, non quando l’ansia è legata a una reale patologia.

Tuttavia, per l’ipocondriaco ogni rassicurazione medica è inutile, perché a ogni malattia esclusa ne può seguire una non ancora diagnosticata, oppure il medico può aver sbagliato diagnosi creando la necessità di dover ricorrere a un secondo parere. La paura delle malattie può insorgere improvvisamente, magari a seguito della perdita di una persona cara, o della diagnosi a qualcuno di una patologia grave, e poi innescare una spirale crescente che non ha fine.

L’ipocondria è una reale patologia, grave e invalidante, perché sottopone chi ne soffre a un continuo stato di stress che non si placa neppure con esami e visite mediche, spesso costosi. Al contrario, quando questi escludono la patologia sospettata e si rivelano inutili, anziché placare le preoccupazioni creano frustrazione e ulteriore stress.

Paura delle malattie: perché è sempre più diffusa

Di ipocondria si parla da un paio di millenni, ma negli ultimi decenni l’incidenza sulla popolazione è cresciuta in maniera preoccupante e veloce.

L’avere accesso a più strumenti diagnostici, a maggiori informazioni, e soprattutto alla possibilità di cercare velocemente in rete varie associazioni tra sintomi e malattie, aumenta esponenzialmente la possibilità di essere ipocondriaci.

Ma in sintesi, l’ipocondria altro non è che la paura di morire e di doversi trovare ad affrontare una malattia incurabile.

Paura delle malattie: come superarla

Ipocondria paura delle malattie
Fonte: pixabay

Come per ogni malattia che tocchi così profondamente la nostra psiche e la nostra sfera delle emozioni, sarebbe bene affidarsi a un esperto, a uno psicologo che guidi un processo di riabilitazione.

Il primo passo, che solitamente gli ipocondriaci fanno facilmente, è riconoscere il problema.
Il secondo passo, decidere di farsi aiutare, è invece lo scoglio più difficile da superare.

Ancor più difficile è poi seguire il terzo consiglio che viene dato agli ipocondriaci: non cercare i propri sintomi sul web. L’accesso veloce alle informazioni, non sempre dettagliate e verificabili, scatena ansie ingiustificate. Spesso si riesce a trovare in rete associazioni tra un banale sintomo, magari comunissimo, e la malattia più rara e con le conseguenze più drammatiche. Inoltre, leggere in preda al panico, anziché con calma e cognizione di causa, dà origine a fraintendimenti.

Purtroppo è frequente anche leggere poche nozioni e sentirsi esperti medici, o peggio ancora essere vittima di conoscenti che hanno letto due righe su questa o quella patologia e non vedono l’ora di condividere considerazioni e consigli. La risonanza mediatica che viene data ad alcune malattie, quando a soffrirne sono personaggi famosi, non fa altro che aumentare l’ansia degli ipocondriaci.

Sono in corso studi universitari che cercano di studiare il cervello degli ipocondriaci per capire se alcune funzioni in loro siano diverse, per esempio quelle che riconoscono i sintomi del proprio corpo. In altre parole, si ipotizza che nel cervello di chi ha paura delle malattie ci sia una disfunzione della connettività tra le strutture cerebrali impegnate nella rappresentazione del corpo con conseguente percezione amplificata dei sintomi.

Ma probabilmente è bene che questo gli ipocondriaci non lo sappiano!

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