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"La dismorfofobia non è un capriccio, è puro terrore per i 'difetti' del proprio corpo"

Noemi per anni ha sofferto di dismorfofobia. No, non è un semplice "non piacersi", ma un vero e proprio disturbo che può condurre all'isolamento sociale di chi ne soffre.
Questo contenuto fa parte della rubrica “A passo di ansia”

Non saprei esattamente da dove cominciare e cosa dire, perciò spero di riassumere nel modo corretto e non omettere dettagli importanti. Ho sempre avuto un carattere decisamente introverso, non ho mai avuto una grande abilità nel relazionarmi. I miei problemi a livello psicologico hanno cominciato a palesarsi durante l’adolescenza: mi paragonavo spesso a tutte quella amiche che all’epoca avevano già il fidanzatino da tempo e io non riuscivo nemmeno ‘a uscire’ con qualcuno.

Ho cominciato a chiedermi se questo mio essere sola fosse dovuto dal mio aspetto esteriore, se il fatto di non avere i canoni di bellezza ‘standard’ avrebbe peggiorato o meno queste mie sensazioni.
A 16 anni, come puoi immaginare, ci si può sentire invincibili o terrorizzati, e per me sfortunatamente valeva la seconda opzione.

Il fatto di sentirsi dire ‘culona’ per scherzo, oppure ‘orecchie di gomma’ tutti i giorni, ha creato dentro di me una voragine che io stessa ho continuato a scavare e dalla quale non son più riuscita a uscire per anni.

Da una comune situazione adolescenziale, sono poi finita in depressione, con giornate intere passate in lacrime che non sapevo spiegarmi, semplicemente sentivo il bisogno di isolarmi e disperarmi.
Vedendo ormai la situazione crollare a picco a una velocità drammatica, decisi quindi di intraprendere un percorso terapeutico per provare ad affrontare questa mia insicurezza e malattia interiore.

L’apice massimo di questo mio problema si ebbe non appena venne affibbiato ad esso il suo nome corretto: dismorfofobia.

La dismorfofobia è una patologia mentale dove, molto in sintesi, il paziente si fissa cosi morbosamente su un proprio difetto fisico ( molto spesso IMMAGINARIO ) da renderlo orrendo e del tutto inaccettabile ai propri occhi; la vera reazione è infatti il terrore verso queste imperfezioni.

La mia dismorfofobia in particolare si concentrò prevalentemente su 3 punti critici:
– viso con acne ormonale (che ancora oggi ho, e resterà sempre il mio tallone d’Achille ).
– seno piccolo, che dopo 5 anni mi spinse ad intervenire con un intervento di mastoplastica additiva.
– fianchi abbondanti, il pensiero di mettermi una gonna mi ha sfiorato l’ultima volta 2 mesi fa dopo 15 anni. (preciso che sono una tg 42, e ci ho messo purtroppo anni a non considerarla una taglia comoda…)

Non è stato per nulla facile, il mio percorso è stato spesso agitato e confuso, ma ad oggi posso dire con fierezza che il mio iter di cura dopo tanti anni sia terminato, e spero davvero di poter aiutare a diffondere quante più informazioni possibili in merito a questo tipo di disturbo che, tengo a precisare, non è un capriccio, ma un dolore continuo e perforante, a livello di cuore e anima.

Il dolore peggiore infatti non è quello che puoi provare guardandoti allo specchio, ma vedere le proprie amicizie allontanarsi, sentirsi dire ‘ma fatti curare che sei pazza’, oppure un ‘non hai niente, sei solo egocentrica, cerchi solo consensi’ o altre frasi di questo tipo che hanno contribuito solo a farmi sentire più sbagliata di quanto già non mi sentissi da sola…

Ringrazio quindi chi non mi ha mai mollato, anche nei momenti di crisi più nera, io non lo dimentico“.

Questa è la testimonianza di Noemi Simonato, ragazza torinese di 28 anni che a lungo ha lottato contro la dismorfofobia, che non è solo la sensazione di sentirsi inadeguate rispetto al proprio corpo, ma un vero e proprio terrore nel guardarne alcuni particolari. Come lei stessa ha sottolineato, non è un capriccio, né una semplice crisi di autostima che può capitare a tutti, dato che ciascuno di noi ha delle imperfezioni che rappresentano un cruccio.

La persona dismorfofobica non riesce in alcun modo ad arrestare i pensieri negativi sul suo aspetto, nonostante le rassicurazioni di parenti e amici, e possono incontrare difficoltà profonde nel relazionarsi, chiudendosi in un isolamento doloroso per non dover fare i conti con il presunto giudizio degli altri sul proprio aspetto. Alcuni dati affermano che ne soffra circa il 1,7-2,5% della popolazione generale. Non è quindi un problema così raro e, come molti altri disturbi mentali, va curato con una terapia adeguata e rivolgendosi a persone competenti ed esperte.

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