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"L'agorafobia mi ha quasi condotto al suicidio, ma oggi ne parlo per aiutare"

Com'è la vita con l'agorafobia? Ecco la testimonianza di una ragazza che ci fa capire quanto si tratti di molto più di una semplice "paura irrazionale".
Questo contenuto fa parte della rubrica “A passo di ansia”

“Mi chiamo Linzi Patterson. Ho 32 anni, ho gli attacchi di panico e sono nella fase di recupero dell’agorafobia. Quando mi sono ammalata per la prima volta ho notato prima tanti sintomi fisici. Mi sentivo sopraffatta dalla vita di tutti i giorni e così stressata che non mi accorgevo che la mia salute stava peggiorando.

I dottori hanno pensato per prima cosa che avessi il lupus. Sono stata in ospedale per fare i test, che sono sempre risultati tutti negativi. Avevo due disturbi della pelle sul viso dovuti allo stress che mi faceva sentire così insicura, come fossi costantemente giudicata dagli altri, quindi ho deciso di non stare mai intorno alle persone. Questo è quando l’agorafobia ha cominciato a svilupparsi. (L’agorafobia può verificarsi se soffri di panico, anche se non devi soffrire di panico per forza per diventare agorafobico). Lasciavo a malapena la mia casa, se lo facevo avevo sempre attacchi di panico.

Quindi ho cominciato a uscire solo per appuntamenti con dottori o per periodi di tempo molto brevi, e sempre con un familiare o un amico intimo. Era un circolo vizioso, finché non ho cominciato ad avere pensieri suicidi, e ho capito quanto avessi bisogno di aiuto. Ho dovuto scegliere me stessa. I miei genitori mi hanno trovato un terapista e mi sono messa in cura. Sapere cosa stava succedendo era già metà della battaglia.

Ora sto andando molto meglio, ma mi ci è voluto più di un anno per arrivare a questo punto nel recupero. Ecco perché ho deciso di iniziare il mio blog su Instagram, in modo da poter aiutare le persone a sentirsi meno sole e scrivere su come la mia vita è stata influenzata da queste condizioni. È travolgente e terrificante affrontare i problemi di salute mentale, soprattutto quando non li capisci da solo. Ecco perché voglio incoraggiare le persone a parlare, chiedere aiuto, chiedere supporto, porre domande, conoscere i problemi di salute mentale che stiamo affrontando. È così importante sapere che non sei solo e le cose possono andare meglio. Va bene“.

La testimonianza di Linzi può davvero aiutare a farci capire quanto l’agorafobia non sia una semplice “paura degli spazi aperti” ma una condizione che può diventare, per molti aspetti, davvero invalidante. Come nel suo caso, avviene spesso che chi sviluppa il disturbo agorafobico soffra anche di attacchi di panico, tanto che circa il 50% di persone con attacchi di panico hanno anche agorafobia. Si può ritenere quest’ultima, insomma, come una complicazione del panico stesso.

A livello mondiale ne soffre il 2% di persone, fra cui lei. Che oggi, però, preso coscienza del problema, non è intenzionata a farlo vincere, e cerca anche di essere di ispirazione per gli altri, con la sua lotta quotidiana raccontata attraverso i social.

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