Come si manifesta il disturbo da stress post traumatico dopo una violenza

Quando un soggetto soffre di disturbo da stress post traumatico, rivivere un ricordo diviene come rivivere la violenza stessa, o il trauma subìto. Si manifesta con tempistiche variabili, a seguito di un evento traumatico o violento, in cui il soggetto ha subìto, o ha vissuto, una situazione di minaccia, abuso, aggressione o lesione fisica e/o psicologica. Alla luce di ciò, diventa importante analizzarne le caratteristiche e le basi.

Il Disturbo da stress post traumatico è un malessere che può presentarsi in soggetti i quali hanno subìto un trauma o assistito a un avvenimento traumatizzante, tragico o di violenza, comprendendo anche coloro i quali hanno appreso di un trauma subìto da una persona cara.

Senza dubbio, a chiunque può capitare di ritrovarsi in una situazione di pericolo, di abuso o di tragicità inaspettata, alla quale non si è preparati e per la quale si può riportare in seguito un disturbo da stress post traumatico, quale ad esempio un incidente stradale o una dolorosa perdita.

Nondimeno, alcune professioni in particolare, quali membri delle forze dell’ordine o del corpo militare, professioni sanitarie impegnate nella lotta alle malattie o in aree del mondo in pericolo, risultano più esposte a situazioni di shock e quindi a maggior possibilità di presentare un disturbo da stress post traumatico.

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Nella maggior parte dei casi il trauma viene metabolizzato dal soggetto senza bisogno di un sostegno ulteriore, ma se il disturbo prosegue per oltre trenta giorni dall’accaduto e influisce in maniera consistente sulla vita personale e/o professionale della vittima, si rende necessario diagnosticare questa tipologia di disagio psicologico.

Disturbo da stress post traumatico: le cause

disturbo da stress post traumatico
Fonte: Pexels

Si è ancora incerti sull’attribuzione di una causa universale e onnicomprensiva del disturbo da stress post traumatico: probabilmente, la più attendibile è quella che sostiene lo squilibrio del sistema nervoso a seguito di un forte trauma, dopo mutamenti dei neurotrasmettitori e dei livelli di adrenalina, cortisolo e vari altri elementi.

Tutto ciò individua un arresto del sistema e il dato ottenuto al momento dell’evento, di cui fanno parte immagini, sensazioni, suoni, viene immagazzinato nello status mentale. Il dato continua, così, a persistere e tornare alla luce attraverso flashback, ricordi e incubi notturni.

Parlando di possibili fattori causali del disturbo da stress post traumatico, si può schematizzare come segue:

  1. Fattori pre-traumatici: genere femminile, precedenti disturbi psichiatrici, scarsa istruzione (con minor incidenza), basso livello di reddito (con minor incidenza), predisposizione genetica.
  2. Fattori traumatici: livello di pericolo di vita percepito sul momento, durata dell’evento, grado di insospettabilità dell’evento (che può variare da un terremoto, a un incidente, a una violenza di qualsiasi tipo).
  3. Fattori post-traumatici: scarso sostegno sociale, ma anche ridotta capacità personale di gestire il problema.

I fattori scatenanti e le fasce più colpite da disturbo da stress post traumatico variano a seconda delle ricerche effettuate e dell’area geografica interessata. Negli Stati Uniti, il DSM riconduce a un’incidenza del 5% negli uomini e del 10% delle donne, senza che ci sia prevalenza d’età, seppure i bambini e gli anziani siano più attaccabili.

In aggiunta, uno studio effettuato in Europa ha messo in luce una percentuale dell’1,1% di disturbo da stress post traumatico negli individui adulti, con un maggiore tasso in quei gruppi di popolazione largamente sottoposte a traumi ripetuti, come quelli che vivono in aree di guerra.

Secondo ulteriori studi, il disturbo da stress post traumatico ha una presenza preponderante negli adulti che hanno subito abusi fisici e sessuali durante l’infanzia, riflettendo percentuali che oscillano tra il 37% e il 44%.

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Conclusioni decisamente preoccupanti, se si osserva che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fra il 7 e il 36% delle bambine e fra il 3 e il 29% dei bambini avrebbe subito violenza sessuale.

I sintomi del disturbo da stress post traumatico

disturbo da stress post traumatico
Fonte: Pexels

Se gli eventi traumatici possono essere molteplici, dal terremoto, alla violenza fisica, psicologica, verbale o sessuale, all’incidente, i sintomi che si manifestano all’insorgenza di questa tipologia di disagio sono i seguenti:

  • Sintomi vari accompagnati al trauma, quali: ricordo ricorrente dell’evento, sogni ricorrenti dalle forti emozioni legate all’evento, flashback realistici in cui la persona ha la sensazione di rivivere l’evento.
  • Comportamento di forte ipervigilanza: stato di forte allarme, problemi di concentrazione, disturbi del sonno, risposte fisiologiche evidenti a elementi interni o esterni che riconducono all’evento.
  • Isolamento dai possibili stimoli legati al trauma: tentativo di evitare ricordi, pensieri, persone, oggetti ed emozioni che possano ricondurre all’evento.
  • Manipolazioni in negativo di pensieri legati al trauma: inadeguatezza nel ricordare qualche tassello dell’evento accaduto, pensieri esageratamente negativi su di sé o sugli altri, stato emotivo costantemente negativo.

Il disturbo da stress post traumatico, oltre a essere legato ai sintomi tipici descritti, presenta spesso connessioni con altre patologie, quali ad esempio i disturbi affettivi, la depressione maggiore, i disturbi dissociativi, il disturbo borderline, gli attacchi di panico, la fobia sociale e l’abuso di sostanze volto a tenere a bada i ricordi traumatici.

Tipologie di disturbo da stress post traumatico

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In base ai sintomi, si possono individuare differenti forme di disturbo da stress post traumatico.

  • Disturbo dissociativo: un processo mentale che si affianca ai sintomi classici e che conduce il soggetto a dissociarsi e a depersonalizzarsi per sopravvivere al ricordo dell’esperienza.
  • Disturbo a manifestazione ritardata: i segnali possono manifestarsi anche prima, ma in questo caso i sintomi acquisiscono pienezza dopo oltre sei mesi dall’evento, se non dopo anni (come nel caso di violenze sessuali subite durante l’infanzia di un soggetto).
  • Disturbo nei bambini: in questo caso, alcune manifestazioni dei sintomi cambiano rispetto all’adulto. Spesso, il trauma viene ricordato attraverso il gioco, o durante i sogni, ma è inizialmente difficile da ravvedere. L’iperattività, in questo caso, si riconosce nei problemi di attenzione e di concentrazione in ambito scolastico.
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  • Disturbo complesso: quest’ultima tipologia si associa a traumi prematuri e personali, quali ad esempio una molestia o una violenza fisica o psicologica da parte di un caregiver o a maltrattamenti ripetuti nel tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non valuta questa tipologia come un tipo di disturbo da stress post traumatico, ma la cataloga come una patologia a sé, inserendola nell’undicesima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11)

Cure e terapie

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Le terapie più efficaci per la cura del disturbo da stress post traumatico possono sostanzialmente suddividersi in due macrocategorie.

1. Trattamento farmacologico

Lo sviluppo dei sintomi nella fase accentuata del disturbo da stress post traumatico è frequentemente contraddistinta da enormi carichi di ansia, paura, sconforto e insonnia. Perciò, diviene adeguato tracciare un perimetro di cure da affiancare all’azione psicologica, soprattutto nella fase iniziale del processo di cura: una terapia farmacologica che diminuisca il livello dell’ansia, rafforzando l’attività della psicoterapia.

Per scendere nello specifico del trattamento farmacologico, si può dire che i farmaci più efficaci si sono rivelati essere gli antidepressivi Inibitori Selettivi della Serotonina (SSRI), come paroxetina e sertralina, per l’azione sui sintomi più importanti.

2. Trattamento psicoterapeutico

A seguito di un’iniziale fase di analisi e valutazione approfondita, che ovviamente avviene caso per caso, il disturbo da stress post traumatico segue una scaletta di fasi per il trattamento psicoterapeutico.

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  1. Descrizione e coordinazione dei problemi che la presenza del disturbo in oggetto arreca al paziente, ad esempio nella vita quotidiana.
  2. Realizzazione di un rapporto terapeutico sereno e di collaborazione per il paziente.
  3. Una raccolta e chiarificazione completa di dati sul malessere del paziente.
  4. Attenuare i sintomi predominanti con l’impiego di tecniche di gestione della sintomatologia, come ad esempio tecniche di rilassamento.
  5. Affrontare il problema alla radice, insistendo sui ricordi dolorosi.
  6. Attuare una vera e propria ricostruzione cognitiva, conoscitiva e comportamentale.
  7. Prevedere eventuali ricadute e stabilire azioni volte a prevenirle.

Articolo originale pubblicato il 16 Luglio 2021

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