L’intestino pigro è una forma lieve di stipsi. Affligge per lo più le donne e la popolazione anziana, anche se per probabili ragioni diverse: si ritiene che per le donne ci possa essere una base ormonale nel fenomeno (ma comunque è solo un’ipotesi, non ci sono studi tali da affermarlo con certezza), mentre per gli anziani potrebbe essere legato all’assunzione di pochi liquidi o farmaci particolari.

Cosa si intende per intestino pigro?

L’intestino pigro è anche chiamato inerzia del colon: come spiega Humanitas, avviene quando il colon si contrae in maniera più lenta di quanto dovrebbe. Si tratta a tutti gli effetti di una forma di stitichezza, che può essere contrastata anche solo cambiando il proprio stile di vita.

Intestino pigro: le cause

Intestino pigro
Fonte: Pixabay

L’intestino pigro può essere provocato da una o più di queste cause, anche concomitanti:

  • un’alimentazione povera di fibre;
  • bere pochi liquidi;
  • sedentarietà;
  • non assecondare lo stimolo.

Quest’ultima causa ha dei fondamenti psicologici. Siamo abituati a percepire fin da piccoli la defecazione come qualcosa di sporco (e in effetti la cacca pulita non è, e neppure profumata). Tutti però dobbiamo evacuare l’intestino, ed è importantissimo farlo quando ne sentiamo lo stimolo. A volte invece rimandiamo, perché non ci troviamo a casa nostra e proviamo vergogna o fastidio, ma incorriamo appunto in conseguenze come l’intestino pigro.

Intestino pigro: rischi e conseguenze

Stitichezza, intestino pigro e quella vergogna che spinge a non assecondare lo stimolo si traduce in fecalomi. Si tratta di una sorta di “tappo”, ossia delle feci dure che rendono la defecazione particolarmente difficile e dolorosa.

I fecalomi, a loro volta, possono portare alla lunga anche a ragadi ed emorroidi, o alla stitichezza in forma cronica.

Intestino pigro e alimentazione

Intestino pigro
Fonte: Pixabay

L’assunzione di fibre, va da sé, è fondamentale: se ne dovrebbero consumare 20 grammi al giorno, oppure 5 porzioni di frutta e verdura. Per esempio, nella colazione del mattino, non devono mancare cibi come kiwi, pere, crusca e avena.

Anche i legumi decorticati contrastano l’intestino pigro. Senza dimenticare che è bene bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.

I rimedi per l’intestino pigro

Bisogna partire da un presupposto: ogni persona può avere una diversa percezione del funzionamento del proprio intestino. Per cui, fondamentalmente, il medico vi chiederà prima come vi sentite in base alla frequenza delle vostre evacuazioni, perché ognuno può avere ritmi di defecazione differenti.

Parlare con un medico è sempre un punto di partenza: qui diamo solo indicazioni di massima, ma uno specialista deve essere sempre il riferimento quando si tratta di questione di salute.

In generale però, se si riscontrano meno di tre evacuazioni a settimana, un problema c’è e quindi è possibile che il vostro specialista ricorra a una manometria rettale, a una defecografia o a una colonscopia, esami che consentano di stabilire con certezza se il problema c’è e da cosa è causato.

Non bisogna mai esagerare con il considerarsi colpiti da intestino pigro. Secondo alcuni si è addirittura stitici quando non si riesce ad andare in bagno ogni giorno o un tot di volte al giorno. Ma, appunto, non funziona in questo modo e non basta un po’ di gonfiore intestinale oppure saltare qualche defecazione occasionalmente per parlare di intestino pigro o peggio ancora stitichezza.

Sono diversi i rimedi per l’intestino pigro: alcuni possono rivolgersi al cambiamento del proprio stile di vita, altri invece orientarsi a cure o simil-cure. Sostanzialmente, ci si orienta verso:

  1. un’alimentazione ricca di acqua e fibre, come accennato poc’anzi;
  2. un’educazione, fin da bambini, ad assecondare lo stimolo quando capita per non riscontrare ulteriori conseguenze;
  3. fare un esercizio fisico quotidiano anche leggero, come una passeggiata o una piccola corsa in bicicletta;
  4. ricorrere a integratori o lassativi osmotici, che consentano il reintegro di fibre e acqua nell’organismo;
  5. ricorrere in ultima analisi ai clisteri per svuotarsi (ma non si può fare sempre, solo una volta ogni tanto e in casi eccezionali, perché è una pratica che indebolisce molto l’organismo).
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