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Lasciare una persona malata di depressione non fa di te una persona cattiva

Lasciare un partner affetto di depressione non fa di te una cattiva persona. La testimonianza di questa ragazza spiega cosa significa davvero vivere con un compagno depresso.

Ho scaricato il mio ragazzo quando era depresso. È stata la cosa più difficile che abbia mai fatto.

A confessarlo è Shanti Das, che in un articolo per Broadly ha spiegato cosa significhi davvero vivere la quotidianità con un partner affetto da depressione, e cosa implichi il decidere, a un certo punto, di troncare una relazione che diventa tossica, soffocante.

Inutile dire che una scelta come quella di Shanti incontri prima di tutto uno stigma sociale fortissimo, che tende ad additare il partner che lascia come un egoista privo di sensibilità e di amore, dal momento che, sull’altro piatto della bilancia, il malato viene percepito come bisognoso di supporto, affetto e pazienza; chi tronca la storia, insomma, è colui o colei che abbandonano la persona depressa al proprio destino, acuendo ancora di più uno stato d’animo già precario e instabile.

Le cose, in realtà, non stanno esattamente così, e Shanti si è sentita in dovere di scrivere queste parole proprio per far comprendere che, spesso, mollare una situazione del genere non è necessario solo per preservare la propria integrità psichica, ma anche per far scattare qualcosa nel malato, per spingerlo a chiedere aiuto a chi, dal punto di vista clinico, può davvero fornirglielo.

Dopo la morte del rapper Mac Miller molte parole denigratorie sono state spese per la sua ex fidanzata, Ariana Grande, “colpevole” di averlo lasciato proprio quando lui era molto sofferente; ma la dichiarazione che la popstar ha affidato ai social descrive alla perfezione un quadro in cui, troppo spesso, le persone con partner affetti da depressione o disturbi di altro tipo sono “inchiodate” dalla società.

Non sono una baby sitter e non sono una madre – ha scritto la Grande – e nessuna donna dovrebbe sentirsi così.

Non ci sono sensi di colpa quando si sa di lasciare una persona in difficoltà? Ovviamente no, ma nessuno dovrebbe permettersi di giudicare chi fa questa scelta, sicuramente sofferta, non per paura o per egoismo ma come estremo tentativo di stimolare una reazione nell’altro, né dovrebbe insultarlo perché non ha rispettato quello che, agli occhi altrui, è un obbligo morale prima ancora che legale.

Ammettere che l’ho lasciato quando era nel punto più basso mi riempie di sensi di colpa – scrive infatti Shanti nella sua lettera – La gente dirà che sono egoista. Diranno che se ami veramente qualcuno, lo sostieni attraverso la malattia e tempi bui. Ci ho provato, ma non funzionava. La realtà era che i suoi problemi di salute mentale hanno infettato il mio spazio mentale e non ero davvero abbastanza forte per affrontarlo. La situazione mi ha lasciato soffrire di attacchi di panico ed ero io stessa sull’orlo della depressione.

Max e Shanti si son incontrati a Rio de Janeiro, durante un viaggio in America Latina; sono andati a convivere in affitto quando lei aveva 19 anni e lui solo 22, e già allora la ragazza era consapevole dei problemi del partner con la depressione.

In quei pochi mesi, siamo rimasti intrappolati in un ciclo estenuante. Eravamo dipendenti l’uno dall’altra per essere felici, ma eravamo totalmente fuori sincrono. Un piccolo commento o oscillazione dell’umore poteva mandare tutto fuori controllo. Max si scusava sempre, convinto che la colpa fosse sua, e non mi  credeva se gli dicevo che non lo era. […] Avevo attacchi di panico. A volte mi prendevo dei giorni liberi. Lavoravo 12 ore al giorno, e lui chiedeva tutta la mia attenzione quando tornavo a casa. A volte, mi sentivo soffocare.
Non avevamo spazio per respirare o provare emozioni senza sconvolgere l’altro e scatenare una catena di eventi che poteva trascinarsi per giorni. L’ho pregato di andare da un dottore […] Nonostante dicesse ai dottori di avere pensieri suicidi, non lo prendevano in considerazione. Gli sono stati prescritti degli antidepressivi.

Shanti ammette di essersi allontanata prima ancora di trovare il coraggio per troncare quella relazione malata.

Ho suggerito di tornare entrambi a casa, con l’intenzione di risparmiare denaro, ma penso che in realtà avessi bisogno di resettare. Ci vedevamo una volta ogni due settimane e dopo alcuni mesi, abbiamo deciso di andare via per un fine settimana. Non avevo intenzione di rompere con lui, ma le parole sono uscite da sole durante una discussione alimentata dall’alcol. Mi ha chiesto la mattina dopo se davvero volevo ciò che avevo detto, e mi sono resa conto di averlo fatto.
Nelle settimane successive, Max ha toccato il fondo. Sapevo che era un aspirante suicida e questo mi pesava costantemente. Aveva sempre detto che ero la cosa migliore che gli fosse capitata e che odiava la sua vita prima di incontrarmi, ma allo stesso tempo era convinto che sarei stata meglio senza di lui. Per la prima volta, ho accettato: e sapevo anche che sarebbe stato meglio senza di me. Siamo rimasti bloccati in un ciclo negativo continuo e le cose non sarebbero migliorate se non avessimo rotto il ciclo.

Stephen Buckley della Mind Health, un’organizzazione per la salute mentale, invita i partner di persone affette da depressione a essere realistici, e ad essere consapevoli del fatto di non poter fare tutto da soli

Anche la tua salute mentale è importante, e occuparsi di qualcun altro potrebbe mettere a dura prova il tuo benessere.

Shanti non ha comunque vissuto bene i mesi dopo la separazione, nel timore che Max potesse compiere qualche sciocchezza; ma era allo stesso tempo conscia del fatto che fosse l’unico modo per spingerlo a uscire dal tunnel in cui era precipitato per chiedere davvero aiuto a chi poteva avere i mezzi per risollevarlo.

È stato il punto più basso in entrambe le nostre vite, ma alla fine è diventato il più formativo. Max ha trascorso 18 settimane senza aiuto nelle liste di attesa, ma alla fine, con il supporto della sua famiglia, ha iniziato a vedere uno psicologo privato che lo ha aiutato a cambiare le cose. La terapia gli ha dato gli strumenti per affrontare i pensieri negativi che si insinuavano nel suo cervello, gli ha insegnato che non era lui la causa per la mia infelicità, e gli ha dato autostima.

Non solo, Max si è anche reso conto di voler mettere la propria esperienza a disposizione degli altri,  e ha iniziato a studiare per prendere una laurea in psicologia. La cosa più bella? Lui e Shanti ora sono tornati insieme.

Siamo tornati insieme alla fine dello scorso anno, dopo aver preso le cose lentamente e parlando a lungo. Max stava meglio, e anche io. Le cose sono tutt’altro che perfette, ma siamo più forti e felici ora di quanto non lo siamo mai stati prima.

[…]

Nel mio caso, la mia rottura con Max avrebbe potuto finire in tragedia. Se lo avesse fatto, mi sarei sentita responsabile per il resto della mia vita, ma ora so che non sarebbe stata colpa mia.

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