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"Scoprire di poter fare la chemioterapia in gravidanza mi ha ridato la speranza"

"La dottoressa mi ha spiegato che non solo avrei potuto essere operata, ma, addirittura, avrei potuto iniziare immediatamente la chemioterapia in gravidanza senza pericoli per la bambina. Io, che pure ho sempre cercato di informarmi, di tenermi aggiornata e di conoscere, non avevo mai sentito raccontare esperienze del genere, non immaginavo che fosse possibile trattare un caso come il mio. Non ero a conoscenza di tali progressi raggiunti dalla ricerca".

Cosa accade quando si scopre di avere il cancro in gravidanza? Nel pensiero comune bisogna fare una scelta di priorità: la salute della madre o quella della figlia? Ma è davvero ancora così o questa visione è frutto di un’informazione parziale?

Lo scorso 24 ottobre, alla Cerimonia di apertura dei Giorni della Ricerca che si concluderanno il 10 novembre, l’avvocata Valentina Robino, in qualità di survivor e ambasciatrice della Fondazione AIRC ha portato in Quirinale, davanti al Presidente Mattarella, la sua testimonianza, potente, che noi riportiamo di seguito in via integrale.

Condividerla significa dare spazio a una storia di speranza e affrontare un tema di cui si parla male e spesso in modo poco informato. Ma significa anche dare il giusto peso alla storia di un dolore a lieto fine che, se da una parte non toglie dignità o valore a narrazioni che purtroppo hanno avuto altri esiti, dall’altro mette in risalto l’importanza di sostenere la ricerca.

Perché la storia di Valentina non è solo la storia di una famiglia fortunata, ma è una storia scritta da tanti ricercatori e dalla scienza.
Per questo, affinché storie come questa possano leggersi sempre più spesso, ognuno di noi è chiamato a compiere piccoli gesti, per supportare tante altre Valentina e Anna (il nome della sua bambina), per supportare un domani se stesso o le persone che ama.

Fra le tante iniziative promosse da AIRC in questi Giorni della ricerca (qui il calendario completo degli eventi), sabato 9 novembre in migliaia di piazze italiane i volontari distribuiranno I Cioccolatini della Ricerca (da lunedì 11 novembre la distribuzione prosegue in oltre 1.700 filiali Banco BPM su tutto il territorio). Un modo dolce per dare una mano alla ricerca.

Fonte: AIRC

Ecco la testimonianza integrale di Valentina.

Illustre Signor Presidente, Onorevole Ministro, Rappresentanti delle Istituzioni, Egregi Avvocato Torrani, Professor Trinchieri, Egregi Ricercatori.
Sono immensamente onorata e molto emozionata di essere oggi qui di fronte a Voi, in questa importante cerimonia, a raccontare la mia storia. La mia non è una storia di merito, di studio e di dedizione, come quelle di tutti voi ricercatori. È la storia semplice, e comune a tante persone, di chi proprio grazie alla ricerca e al lavoro meritevole di chi la porta avanti è potuta guarire dal cancro.

Mi chiamo Valentina, ho 47 anni vivo a Genova e sono un avvocato. La mia storia inizia dieci anni fa, in agosto, quando sento un nodulo nel seno sinistro. Faccio immediatamente un’ecografia, ma purtroppo quel nodulo non viene diagnosticato come sospetto. Così proseguo serena la mia estate, felice anche perché avevo appena scoperto di aspettare un fratellino o una sorellina per il mio Matteo, che aveva un anno e quattro mesi: inutile dirlo, io e mio marito eravamo al settimo cielo.

Passano i mesi, la gravidanza prosegue serenamente, io sto bene, ma sentivo che quel nodulo si era molto ingrossato. Così, qualche giorno prima di Natale, ne parlo con la mia ginecologa, la dottoressa Anserini dell’Ospedale San Martino di Genova: lei con uno sguardo molto preoccupato, mi dice di sottopormi immediatamente a ulteriori controlli.

In quel momento ho avuto la consapevolezza che quel nodulo così cresciuto potesse essere qualcosa di grave. Purtroppo i risultati confermano i timori: non solo è stato accertato che si tratta di un tumore, ma anche di una forma particolarmente aggressiva, chiamata ‘triplo negativo’, perché non risponde ai tre principali protocolli terapeutici disponibili.
Quel momento, in cui mi sono stati comunicati i risultati della biopsia è stato, in assoluto, il più duro e difficile per me. Mi sono sentita sopraffatta da paura, preoccupazione e angoscia: avevo trentasette anni, un bambino di un anno e mezzo, ero incinta di cinque mesi e avevo ricevuto una diagnosi che nessuno vuole sentire.

Il primo pensiero è stato che la situazione fosse compromessa, che il tumore, così aggressivo, fosse già arrivato ai linfonodi o chissà dove, che i mesi persi per la diagnosi sbagliata avessero pregiudicato la mia possibilità di guarigione e che il fatto di essere incinta escludesse a priori la possibilità di curarmi. Pensavo con grande dolore e paura al mio Matteo e alla bambina che portavo in grembo, che avevamo deciso di chiamare Anna, in onore di Sant’Anna la protettrice delle mamme e delle partorienti.

In quel momento di grande smarrimento e paura, ho avuto la fortuna di incontrare la dottoressa Lucia Del Mastro, una oncologa ricercatrice dell’Ospedale San Martino-IST di Genova, che proprio grazie al sostegno di AIRC, sin dagli inizi della sua carriera, aveva studiato nuove terapie per preservare la fertilità nelle giovani donne colpite da tumore al seno e permettere loro, una volta guarite, di diventare madri nonostante il cancro, prima in Italia e oggi anche nel resto del mondo, grazie ad un protocollo internazionalmente riconosciuto.

La dottoressa Del Mastro mi ha spiegato che non solo avrei potuto essere operata, ma, addirittura, avrei potuto iniziare immediatamente la chemioterapia in gravidanza senza pericoli per la bambina.
Io, che pure ho sempre cercato di informarmi, di tenermi aggiornata e di conoscere, non avevo mai sentito raccontare esperienze del genere, non immaginavo che fosse possibile trattare un caso come il mio. Non ero a conoscenza di tali progressi raggiunti dalla ricerca.
Mi sono sentita rinascere, perché ho capito che – anche se sarebbe stato un percorso lungo e difficile – avrei potuto curarmi, che la guarigione era possibile -ma non solo – che non avrebbe compromesso la salute di Anna.

E così, i primi di gennaio vengo operata e la settimana successiva inizio la chemioterapia con positività e fiducia: non solo per me ma soprattutto per i miei bambini.
Durante la gravidanza mi sono sottoposta a due cicli di chemioterapia seguendo un protocollo studiato ad hoc. I controlli poi erano tutti confortanti: nonostante la chemioterapia, Anna stava bene e cresceva.

E finalmente è arrivato il 4 marzo 2010, il giorno fissato per la nascita, alla trentaquattresima settimana di gravidanza. I giorni prima del parto ho avuto la preoccupazione che Anna potesse avere dei problemi, ma fortunatamente, proprio come mi avevano assicurato i medici, Anna è nata sana e forte, piena di capelli e dopo solo 10 giorni è stata dimessa dall’ospedale.
Il suo arrivo a casa è stato il vero grande momento di gioia, il mio primo grande obiettivo raggiunto: la mia bimba a casa con il suo fratellino, il suo papà e tutta la famiglia. Io dopo ho potuto dedicarmi al mio secondo obiettivo: completare il percorso di cura con nuovi cicli di chemioterapia e la radioterapia.

Sono passati dieci anni dalla diagnosi, io sto bene, sono guarita, Matteo ha iniziato la prima media e la mia Anna è una ragazza di 9 anni, determinata, allegra e molto intraprendente. Se penso alla mia storia, anzi alla nostra storia mia, di Anna e Matteo e del loro papà, mi rendo conto di quanto siamo stati fortunati e di quanto dobbiamo essere riconoscenti alle persone che ci hanno aiutato e supportato in questo cammino: la famiglia e gli amici.

Ma soprattutto i medici e gli oncologi che mi hanno informato, dandomi così gli strumenti per affrontare la malattia con fiducia e serenità, che mi hanno curato, con protocolli innovativi, messi a punto solo poco tempo prima dai ricercatori e che mi hanno anche sostenuto nei momenti in cui la paura irrazionale prendeva il sopravvento, ricordandomi sempre che oggi dal tumore al seno si guarisce, anche in gravidanza.

Avevano ragione.

Per questo oggi mi auguro che tutti i malati di tumore possano provare la mia gioia e la mia felicità quando ho avuto la consapevolezza della possibilità di guarire. Perché chi scopre di avere il cancro ha solo una semplice e profonda speranza: che ci sia una cura, che si possa guarire.
Questo è possibile solo se continuiamo tutti insieme a sostenere con fiducia la ricerca.
Vi ringrazio.

Valentina durante il suo discorso al Quirinale (Fonte: AIRC)

Abbiamo chiesto a Valentina alcuni approfondimenti:

La convinzione che la chemioterapia non possa essere fatta in gravidanza è molto diffusa e, probabilmente, era quello che pensavi anche tu?

Assolutamente sì, quando una donna incinta si sente dire anche solo di non prendere l’aspirina che fa male, o altre medicine molto blande, non pensa minimamente di poter sottoporsi a una terapia come la chemio. Quindi anch’io, quando mi è stato detto che avrei potuto farla, ho sgranato gli occhi per la sorpresa, perché non lo sapevo. Sono rimasta interdetta ma felicissima.

A chi deve rivolgersi una donna incinta che scopre un tumore o che dopo un tumore vuole affrontare una gravidanza?

Per quanto concerne la mia esperienza sono stata fortunata perché a Genova abbiamo un ospedale, il San Martino-IST, un centro tumori, dove lavorava la dottoressa Del Mastro, specializzata sul trattamento di giovani donne colpite dal cancro, sia sotto il profilo delle cure che per quanto riguarda la preservazione della fertilità. Per fortuna in Italia ci sono tanti centri del genere, non dobbiamo dimenticarci che siamo fortunati.

Il cancro ha cambiato la percezione della sua femminilità?

Non ho mai pensato al cancro come una malattia che potesse intaccare la mia femminilità, e anche chi ha sentimenti di paura verso tutto questo deve sapere che non è così: di tumore al seno oggi non solo si guarisce, le cure fanno sì che si possa tornare allo stesso tipo di vita di prima. Certo, chiaramente non si può generalizzare, ma sarebbe davvero bello se i progressi compiuti rispetto al tumore al seno venissero applicati anche ai tipi più aggressivi o ad altri tipi di cancro, per questo è fondamentale proseguire e finanziare la ricerca.

Come ha vissuto il periodo della chemio?

Io sono stata fortunata, perché non ho mai vissuto la chemio con paura ma come un regalo, proprio perché credevo di non poterla fare dato che ero in gravidanza, o comunque di doverla posticipare. Io fra l’altro avevo un tumore molto aggressivo, quindi ritardarla avrebbe avuto tutte le conseguenze del caso. Ecco perché per me è stata un dono, nel momento in cui ho saputo che non c’erano pericoli per la bambina sono stata felicissima.

Hai avuto momenti difficili in cui hai pensato di non farcela?

In realtà poi per me l’essere incinta e avere un altro bambino è stato motivo di grande sofferenza; era come se pensassi ‘se fossi da sola e me ne andassi a 37 anni non mi importerebbe, ma devo pensare ai miei figli’. L’idea di lasciare una neonata e un bambino di un anno e 4 mesi mi spingeva a voler guarire, ma al tempo stesso mi inquietava. Sicuramente l’idea di avere delle gioie, la nascita di Anna, e tutte le cose che ho avuto da fare con la maternità hanno riempito le mie giornate, facendomi concentrare sui bambini.

Anna è nata durante la chemio, quando la gravidanza è stata giudicata abbastanza sicura dai medici, a 34 settimane. Il protocollo ha previsto poi dei controlli specifici su tua figlia? Come sono andati?

Sì certo, in ogni ciclo, e anche più volte in un ciclo, facevo esami del sangue ma anche ecografie di controllo per monitorare la sua crescita. Dopo la nascita è stata ricoverata per dieci giorni in quanto prematura, poi ha fatto tutti i controlli previsti per i bimbi pretermine, conclusi quelli non ha più avuto bisogno di altro.

A livello emotivo, cosa ti ha lasciato, in termini di paure ma anche di coraggio, questo tuo percorso?

Ritornare alla banale normalità è la cosa più bella. Mi ha lasciato, come credo succeda a tutti di fronte a cose difficili, la sensazione di avere le spalle più larghe di quanto pensassi all’inizio. Ma sì, la conquista, anzi riconquista, più bella è decisamente la normalità. Il cancro è un momento che ti mangia la vita, e riprendersela è meraviglioso. 

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