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Quando il cibo fa bene: cos'è la nutraceutica

La nutraceutica valuta alcuni alimenti in base alla loro capacità di apportare benefici, sotto punti di vista diversi, al nostro organismo: è la nuova frontiera dell'alimentazione al servizio della scienza, anche se il concetto ha quasi trent'anni...
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Accade sempre più spesso che il cibo non sia visto esclusivamente nella sua funzione nutritiva, ma anche come fonte di piacere, fisico e spirituale, nonché come importantissimo mezzo per garantire il benessere totale al nostro corpo. Proprio in virtù di questa nuova prospettiva nasce la nutraceutica, un termine coniato alla fine degli anni Ottanta che è un neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica”, coniato dal dottor Stephen De Felice nel 1989.

Il significato della nutraceutica

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Fonte: web

La nutraceutica studia gli estratti di piante, animali, minerali e microrganismi che sono accomunati da una funzione benefica per la salute dell’uomo. Per nutraceutico si intende un prodotto isolato dall’alimento da cui viene estratto, confezionato sotto forma di pillola, medicinale o integratori alimentari.
È ben più raro trovare i nutraceutici negli alimenti in maniera naturale e in quantità sufficienti a ottenere dei benefici.

Le quantità minime di nutrienti per ottenere dei benefici sono disciplinate da regolamenti europei, come il Regolamento 432/2012, nei quali vengono elencati i claim, ovvero le frasi esplicative del beneficio procurato, utilizzabili. Gli alimenti nutraceutici vengono definiti comunemente anche alimenti funzionali, alicamenti, pharma food o farmalimenti.

Prima di parlare di alimenti nutraceutici, è bene definire proprio questi ultimi: l’Institute of Medicine della US National Academy of Sciences definisce alimenti funzionali (functional foods) quegli alimenti che, oltre ai loro valori nutrizionali di base, contengono sostanze regolatrici su alcune funzioni vitali in grado di recare benefici fisiologici a chi li consuma.

Un alimento funzionale deve avere dei requisiti precisi, ovvero, solitamente, essere reperibile, convenzionale, di uso quotidiano, e inserito in una dieta abituale. Naturalmente deve anche avere una componente benefica normalmente assente o minima in altri alimenti, il cui effetto positivo deve essere riscontrabile scientificamente.

Gli alimenti funzionali e la dieta nutraceutica

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Fonte: web

Tra gli alimenti che presentano caratteristiche funzionali, da cui si ricavano poi i nutraceutici, ci sono innanzitutto i famosi probiotici, ovvero i batteri vivi, presenti nello yogurt o in prodotti simili, in grado di equilibrare la microflora intestinale. Ma nella categoria rientrano anche i prebiotici, tra cui i frutto-oligosaccaridi, i quali sono incaricati di influenzare l’attività di alcune specie batteriche della flora intestinale, già presenti nel nostro corpo.

Tra gli alimenti legati ai nutraceutici, quindi, a parte lo yogurt, rientrano soprattutto frutta e ortaggi, ricchi di antiossidanti. Negli spinaci, nei cavoli, nei broccoli e nelle uova, ad esempio, troviamo la leutina, utile alla vista; nei legumi ci sono gli isoflavoni, mentre il lievito di birra contiene aminoacidi, carboidrati, proteine, sali minerali e vitamine. Nella buccia dell’uva e nel vino è benefico il resveratorolo, che compare tra i polifenoli. Sono inoltre noti i carotenoidi, l’acido folico, le vitamine, i sali minerali, la melatonina, la carnitina e gli Omega 3.

Una dieta nutraceutica dovrà perciò contenere alimenti che contengono questi elementi, privilegiando frutta, verdura, cibi con Omega 3.

Nutraceutica e nutrigenomica

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Fonte: web

Proprio perché da diversi anni ormai è visto come un’importante fonte di salute e come potentissimo mezzo per salvaguardare l’organismo a mantenere uno stato di benessere, negli ultimi tempi la comunità scientifica ha deciso di orientare sempre più le sue ricerche sull’alimentazione e sul controllo dello stile di vita, dato che innumerevoli patologie, soprattutto degenerative, sono correlate al cibo.

Questo nuovo orientamento ha dato il la alla nascita di nuove discipline, che uniscono scienza e alimentazione utilizzando metodologie e strumentazioni moderne per identificare le molecole di alimenti che possono ridurre il rischio dell’insorgenza di patologie. Oltre alla nutraceutica, esiste la nutrigenomica, la scienza che studia i modi in cui il cibo interagisce con il nostro DNA. È ormai comprovato, infatti, che le scelte nutrizionali siano in grado di influenzare l’evoluzione del nostro codice genetico, massimizzandone, laddove possibile, il potenziale e riducendo il rischio di contrarre malattie. Secondo la nutrigenomica è possibile identificare gli alimenti che possono avere effetti positivi o negativi sulla nostra salute, attraverso la mappatura dei geni, aiutandoci in questo modo a proteggere l’organismo, a conservare la salute e ritardare l’invecchiamento.