Tutto ciò che è “invisibile” può potenzialmente dividere le opinioni delle persone. Un virus non è come una sigaretta, come una fabbrica con la ciminiera che inquina: non lo possiamo vedere a occhio nudo. Non è propriamente invisibile, ma a meno che non siamo microbiologi o virologi, possiamo giusto vedere foto o disegni che ritraggono le molecole di un virus.

Ma il fatto che non possiamo vedere i virus non significa che essi non esistano o non possano nuocere.

È su un concetto simile che è basato il paradosso della prevenzione (che spesso “giustifica” i no vax), come riportato in Epidemiologia di base a cura di Gabriella Aggazzotti. Questo paradosso si basa sul fatto che la prevenzione ha maggiori ricadute positive sulla società che non sull’individuo.

E come spesso accade in questi casi, viene fatto l’esempio delle cinture di sicurezza che oggi sono per noi qualcosa di scontato da indossare durante un percorso in automobile: gli incidenti stradali accadono, continuano ad accadere, ma non abbiamo ben visibile i benefici della cintura, perché da un lato gli incidenti mortali hanno altre cause (consumo di alcol e stupefacenti, disattenzione o stanchezza del guidatore, condizioni della strada o della sua illuminazione, ostacoli accidentali), dall’altro gli incidenti stradali non diventano mortali proprio perché utilizziamo la cintura.

"Perché 10 vaccini non sono troppi" (spiegato da due medici)

Chi sono i “no vax”?

No vax
Fonte: Pexels

I no vax sono i membri di un movimento che rifiuta la prevenzione attraverso i vaccini delle malattie causate da contagio. Il termine viene dall’inglese, «niente vaccinazione». Il movimento non è però affatto omogeneo, tanto che alcuni di loro preferiscono essere chiamati (anche se erroneamente) free vax: questi ultimi sostengono che la vaccinazione dovrebbe avvenire su base volontaria e non ci dovrebbe essere obbligo da parte dello Stato.

In realtà, il nome è errato, e dovrebbero chiamarsi vax free (cioè liberi dai vaccini), e non free vax che invece indica la richiesta che i vaccini siano gratis.

Ma quanti sono i no vax? L’Istituto Superiore di Sanità riporta un’Ansa secondo cui nel 2018 erano lo 0,7% della popolazione italiana. A essi c’è da aggiungere un 15,6% di indecisi. Anche se può trattarsi di una posizione non condivisibile e pericolosa, è almeno in parte spiegabile: non è sempre facile capire il funzionamento dei vaccini e con i bambini molto piccoli a volte ci spaventiamo anche per qualche linea di febbre.

In più non tutti i pediatri forniscono informazioni in merito, per cui si finisce a cercare su Google, dove non tutta l’informazione può essere corretta o quanto meno esaustiva.

La genesi del movimento no vax

È difficile stabilire quando i no vax siano diventati un movimento di massa. La loro nascita però è legata alla nascita dei vaccini stessi (ma i primi vaccini erano molto diversi da quelli di oggi e quindi lo erano anche le ragioni dei no vax). Fu Edward Jenner che scoprì la vaccinazione nel 1796, il che, oltre a consensi, sollevò anche dubbi in relazione al fatto che i primi vaccini avessero componenti animali, come scrive Luca Borghi in Umori, e in relazione alla possibilità di opporsi alla natura, come spiega invece Baroukh M. Assael ne Il favoloso innesto.

Il primissimo vaccino era un antivaioloso, e fu imposto come obbligo vaccinale in Inghilterra nel 1853. Fu allora che i no vax ebbero un primo nome in quanto movimento (anti-vaxxers) e nel 1863 fu fondata l’associazione Societas Universa contra Vaccinum Virus a Londra. Manifestazioni e opposizioni riuscirono a ottenere l’abolizione della vaccinazione obbligatoria.

Il “padre” dei moderni no vax è però, all’inizio del Secolo Breve, Rudolf Steiner (inventore tra l’altro della pedagogia Waldorf). Secondo Steiner, nel futuro, le vaccinazioni sarebbero state uno strumento per il controllo delle masse, e sarebbero state dannose se non accompagnate da una disciplina spirituale: i bambini avevano la necessità di confrontarsi con le malattie esantematiche per diventare grandi, anche in base alla rivisitazione che Steiner faceva della teoria darwiniana secondo cui il più adattabile prevale.

La questione è diventata oggi di grande attualità, tanto che il dibattito dei vaccini è entrato anche in film e serie tv (resta celebre in American Horror: Hotel la scena in cui la madre antivaccinista interpretata da Madchen Amick viene redarguita dalla pediatra Chloe Sevigny).

Negli ultimi 15-20 anni si parla quindi sempre di più di questo fenomeno e non solo in relazione alle malattie esantematiche. In piena epidemia di coronavirus, la possibilità di un vaccino ha diviso le persone e sono fioccati i sondaggi. RaiNews ne ha riportato uno di Emg Acqua, secondo cui il 63% degli italiani si vaccinerebbe se esistesse un vaccino anti-Covid19, mentre il 21% ha risposto no e il 16% ha preferito non rispondere. Secondo il 54% degli intervistati inoltre il vaccino dovrebbe essere reso obbligatorio.

Vaccini: i (falsi) miti e le bufale più comuni

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In questi ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di falsi miti sui vaccini, alimentati spesso dal passaparola sui social network. Così l’Istituto Superiore di Sanità ha compilato un vademecum per sfatare almeno i più noti.

I vaccini non sono necessari: le malattie per cui ci si vaccina sono state debellate dal miglioramento dell’igiene e della medicina.

Benché siano reali i progressi nel campo dell’igiene diffusa e della medicina, non bastano per debellare le malattie infettive. Senza i vaccini, una malattia come la poliomielite tornerebbe in auge.

I vaccini possono provocare danni a lungo termine di cui oggi non sappiamo nulla. E si può morire.

Di solito, le reazioni avverse riguardano un po’ di dolore localizzato e qualche linea di febbre, o magari inappetenza che scompare in poche settimane. Alcuni componenti possono in effetti generare allergie, come l’albumina: niente paura, perché chi effettua il vaccino avvisa per tempo i pazienti (o i genitori) per evitare reazioni allergiche.
In realtà, ciò che è più pericoloso è l’effetto a lungo termine di una malattia come la poliomielite, che genera paralisi, o il morbillo, che può provocare un’encefalite, malattia di cui morì Olivia, la figlia dello scrittore Roald Dahl.

Il vaccino contro differite, tetano, pertosse e polio possono causare la sindrome della morte in culla.

Non solo non si sa ancora quale possa essere la causa di questa sindrome, la coincidenza tra le due cose è solo temporale e si verifica in medesima percentuale anche sui bambini non vaccinati.

Le malattie infantili sono un comune momento della vita.

Le malattie per cui esiste la vaccinazione obbligatoria sono malattie gravi, con complicanze potenzialmente pericolose (tra cui la morte). Per questa ragione è meglio prevenire con il vaccino che non immunizzarsi attraverso il contagio.

I vaccini causano l’autismo.

L’autismo è una condizione, non una malattia. Nel 1998, uscì uno studio che cercò di correlare vaccini e autismo, ma è stata provata la sua non veridicità. Non esiste a tutt’oggi un legame tra le due cose.

"Da mamma di un bimbo autistico vi racconto i gruppi no-vax"

Perché i no vax possono essere pericolosi?

Ci sono alcuni no vax che si difendono: non siamo forse in un Paese in cui è garantita libertà di parola e libertà di cura? Certamente sì, è per questo che si può scegliere di manifestare contro i vaccini e firmare un documento in cui si rinuncia alla vaccinazione obbligatoria. Però scendere sotto la soglia di una certa percentuale di vaccini, all’interno di una società, di uno Stato, di una nazione, può essere pericoloso.

La ragione principale è questa: sotto una certa percentuale di vaccinazione, si rischia di perdere l’immunità di gregge. Essa è il fenomeno per cui, all’interno di una cerchia, se tutti o quasi sono immunizzati, il virus non ha il “permesso” di circolare. Quindi, se tutti sono vaccinati, il virus non circola: è per questo che, storicamente, malattie come il vaiolo si ritengono debellate.

L’immunità di gregge va preservata non solo per se stessi e per i propri figli, ma anche per gli altri e per i figli degli altri. Questi altri sono gli immunodepressi, come per esempio le persone che hanno affrontato o stanno affrontando la chemioterapia, per cui quella che per alcuni è “solo” una malattia infantile, può risultare letale.

E tra gli immunodepressi non ci sono solo adulti, ma anche tantissimi bambini, affetti da vari tipi di leucemia, che senza l’immunità di gregge si troverebbero esclusi dalla società, costretti a vivere da reclusi per la “libera scelta” di altre persone.

Articolo originale pubblicato il 27 Maggio 2020

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