Kriya yoga e le tre tecniche di meditazioni che liberano l'anima

Energia, meditazione e benessere. Scopriamo insieme cos'è il Kriya yoga, l'antica disciplina che insegna a superare i propri limiti e ricaricarsi di energia per raggiungere il più completo benessere del corpo e dello spirito.

È possibile elevare il proprio spirito al punto tale da liberarsi da tutti quei vincoli (imposti e autoimposti) che limitano e ostacolano la vita di ognuno? Si, attraverso un’antica pratica di meditazione, il Kriya Yoga.

Nata in India migliaia di anni fa, questa tecnica si è diffusa anche in Occidente grazie al famoso guru e yogi indiano Paramahansa Yogananda che, anche grazie al suo libro “Autobiografia di uno Yogi”, diffuse la dottrina insita nel Kriya Yoga anche in questa parte del mondo.

Una vera e propria filosofia di vita che agisce direttamente sull’energia spirituale (che si trova alla base della colonna vertebrale) insita in ognuno di noi, e che rappresenta la nostra più grande fonte di crescita.

La stessa energia su cui si lavora durante l’esecuzione delle diverse posizioni (asana) dello yoga, utili per aprire i canali lungo i quali scorre. Oltre, poi, alla respirazione (pranayama) che aiuta a risvegliare l’energia stessa.

Cerchiamo, quindi, di capire meglio cos’è il Kriya Yoga, a cose serve davvero e come si pratica.

Cos’è il Kriya yoga?

Come detto, Il Kriya Yoga è un vero e proprio percorso spirituale, uno stile di vita. Un viaggio interiore che consente a chi lo affronta di raggiungere il livello più alto della propria anima, il tutto attraverso la meditazione.

Il termine Kriya, infatti, deriva dall’unione di due sillabe Kri, che significa azione e Ya che indica l’anima. Kriya yoga, quindi, indica il percorso di unione con lo spirito ma a un livello altissimo. Non a caso viene considerato come la più alta forma di Raja Yoga, “Yoga Regale”, lo yoga originale e descritto nello Yoga Sūtra, il testo redatto dal filosofo indiano Patañjali.

Occorre dire, però, che il Kriya Yoga non ha sempre avuto questo nome. In origine, infatti, veniva chiamato Kevali Pranayama. Il termine “kevala” significa “solo”, che si riferisce al sé, ovvero la più grande tra tutte le tecniche in grado di controllare la propria forza vitale, il prana.

Scopo di questa pratica, infatti, è quello di lavorare sulla propria mente e sulla propria anima attraverso una pratica meditativa costante volta ad aumentare la forza di volontà, migliorare la concentrazione e rilassare sia il corpo che la mente.

Una tecnica che aiuta a comprendere e gestire la propria energia e, secondo Paramhansa Yogananda “la via più facile, più efficace e più scientifica per accostarsi all’Infinito”.

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Kriya yoga: origini e storia

Pur essendo arrivato in Occidente da non molto tempo, intorno al 1920, il Kriya Yoga ha origini ben più antiche e una storia che arriva da molto lontano.

Questa tecnica meditativa, infatti, venne tramandata oralmente dai più grandi maestri ai propri discepoli e mantenuta segreta nel corso dei secoli. Fino a quando, nel 1861, lo yogi e guru Mahavatar Babaji (che significa padre) la insegnò al suo discepolo Lahiri Mahasaya, durante il loro primo incontro sull’Himalaya intorno alla seconda metà dell’800.

Lahiri Mahasaya, di fatto, fu il primo guru indiano a trasmettere questa disciplina anche se, la sua vera conoscenza a un “pubblico” più ampio, avvenne quando il suo insegnamento fu ufficialmente autorizzato dal già citato Paramhansa Yogananda.

Il guru, infatti, investì il suo discepolo Swami Kriyananda del compito di insegnare e indottrinare altri maestri sulla pratica del Kriya yoga. Una tecnica che, come spiega lo stesso Yogananda, passa attraverso una sorta di iniziazione.

Come si pratica

Un percorso a step che deve essere seguito in modo fedele e graduale per poter arrivare pronti e consapevoli alla meta.

Il primo passo da compiere è quello di comprendere e applicare tutte e tre le tecniche di meditazione base e i diversi principi diffusi dallo stesso Paramhansa Yogananda, volti a una vita spirituale equilibrata. Le tre tecniche base sono:

  • gli esercizi di esercizi di ricarica o energizzazione;
  • la concentrazione;
  • la meditazione pronunciando il mantra OM.

La pratica dura circa un anno, durante la quale ci si prepara interiormente all’apprendimento vero e proprio del Kriya Yoga. Adattando la mente alla concentrazione, modificando le proprie abitudini e pensieri e avvicinandosi alla più piena conoscenza del proprio sé. Al termine di questo periodo è possibile “candidarsi” allo studio del Kriya più concreto e autentico, che deve necessariamente avvenire con l’aiuto di una guida spirituale.

Per praticare il Kriya Yoga, infatti, è fondamentale il rapporto guru-discepolo. In primo luogo perché solo chi è ritenuto “pronto” può accedervi e in più perché non esistono delle descrizioni scritte da cui poter apprendere questo metodo.

Come spiega Yogananda: “A causa di certe antiche ingiunzioni yogiche, non posso dare una spiegazione completa del Kriya Yoga nelle pagine di un libro destinato al grande pubblico. La vera tecnica deve essere appresa da un Kriyaban o Kriya Yogi.”

Ma vediamo, più nel dettaglio come ci si prepara a questo incontro con il proprio guru e con il sé più intimo e vero, analizzando le tre tecniche di meditazione sopra citate.

Kriya yoga: esercizi di ricarica o energizzazione

La prima, come detto, riguarda la pratica di particolari esercizi di ricarica ed energizzazione. Una serie di asana, (inizialmente 39), volti alla purificazione e al rinforzo di tutto il corpo, parte dopo parte.

Questi esercizi furono sviluppati dallo stesso Yogananda intorno al 1916 basandosi sull’antico insegnamento secondo il quale l’intero universo è un enorme condensato di energia e che questa si trova ovunque, intorno a noi e dentro di noi.

Il Kriya Yoga, attraverso il respiro e la concentrazione, agisce direttamente sull’energia spirituale personale che si trova in ogni individuo, alla base della colonna vertebrale. Ricaricandosi dall’esterno, da tutto ciò che ci circonda. Per poi alimentare consapevolmente la propria energia interiore e liberarla in tutto il corpo donandogli forza.

Se praticati in modo regolare, infatti, questa serie di esercizi (che richiedono in media quindici minuti di esecuzione) sono in grado di insegnare a usare la propria forza di volontà, per rigenerare e ricaricare autonomamente l’intero organismo.

In questo modo il corpo viene preparato a livello psicofisico alla meditazione vera e propria, creando un profondo stato di rilassamento sia a livello fisico che interiore e allontanando anche qualunque forma di nervosismo e di stress. Ecco, allora, qualche esempio di esercizio.

Doppio respiro con i palmi che si toccano

Partendo con le braccia aperte ai lati all’altezza delle spalle (perpendicolari al pavimento), si esegue una doppia espirazione, chiudendo le braccia di fronte a sé fino a unire i palmi delle mani flettendo le ginocchia.

Da qui, con una doppia inspirazione, si estende tutto il corpo dal basso verso l’alto, riportandosi in posizione eretta come a formare un’onda, raddrizzando le gambe e spingendo le braccia indietro e verso l’esterno. Con una doppia espirazione, poi, si rilassa tutto il corpo, richiudendo le braccia e flettendo nuovamente le ginocchia.

Ricarica del polpaccio, coscia, avambraccio e braccio

Si parte portando tutto il peso sulla gamba destra, tenendo la sinistra leggermente in avanti. Da qui si tendono il polpaccio e l’avambraccio contemporaneamente in modo graduale, fino a farli vibrare. Per poi rilasciare sempre in modo graduale e ritornare in uno stato di rilassamento.

Poi si esegue la stessa cosa ma con i muscoli della coscia e della parte superiore del braccio. E poi alternando i muscoli superiori a quelli inferiori, il tutto per tre volte per ogni parte.

A questo punto, prestando attenzione all’equilibrio e bilanciandosi bene su entrambe le gambe, si tendono i polpacci e gli avambracci per poi rilassarsi. Stessa cosa con le cosce e la parte superiori delle braccia. Si ripete l’esercizio per almeno tre volte.

Ricarica del polpaccio e rotazione della caviglia

Portando il peso sulla gamba destra, si solleva la gamba sinistra piegando leggermente il ginocchio e tendendo i muscoli del polpaccio. Da qui ci si rilassa brevemente per poi spostare e spingere la gamba in avanti e verso il basso.

Si ripete l’esercizio per almeno tre volte per poi ruotare la caviglia della gamba attiva per tre volte in ciascun senso.

Kriya yoga: la concentrazione

La seconda tipologia di meditazione riguarda la concentrazione che, secondo il Kriya yoga, si può sviluppare attraverso la tecnica di concentrazione di Hong-So (due parole sacre che in sanscrito significano “io sono spirito”).

Una pratica semplice che, a mano a mano che si esegue, aiuta a incanalare la propria attenzione verso una percezione più profonda del divino interiore. Il respiro e il mantra “io sono spirito”, si muovono all’unisono, generando un potente effetto calmante.

Grazie a questa tecnica è possibile focalizzarsi sulla propria parte interiore allontanandola dalle diverse distrazioni che provengono dall’esterno, garantendo una connessione profonda con ciò che si ha dentro e facilitando il raggiungimento dei propri obiettivi e la risoluzione di eventuali problemi.

Per farlo è necessario assumere una posizione che consenta di mantenere la schiena dritta, come per esempio il loto. Da qui si esegue qualche ciclo di respirazione, alternando le narici. In questo modo si calmano sia il respiro che la mente, favorendo l’ossigenazione.

A questo punto si portano le mani sulle ginocchia, unendo pollice e indice tra loro e mantenendo il dorso rivolto verso il basso. Gli occhi sono leggermente chiusi e il viso rilassato. Si passa l’attenzione su ogni parte del corpo, come uno scanner, cercando di rilassarsi in modo totale, respirando.

A questo punto, osservando il respiro e l’aria, si inspira ripetendo mentalmente “Hong“, mentre quando si espira si ripete “So“. Da qui, poi, si smette di controllare il respiro, ma lo si osserva in modo cosciente e distaccato, sempre ripetendo a mente le due parole. Quando ci si accorge che la mente inizia a vagare (ed è normale che avvenga), è importante riportare l’attenzione al respiro e al mantra.

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Kriya yoga: la meditazione dell’Om

L’ultima tecnica base è la meditazione dell’Om, un esercizio che serve come preparazione a tecniche di meditazione più avanzate.

L’Om è il suono della vita e viene eseguito cercando di chiudere le orecchie per potersi isolare e immergere totalmente nella pratica e verso di sé.

Scopo di questa meditazione è quello di consentire a chi la esegue di utilizzare la propria capacità di concentrazione nel modo più ampio ed elevato. Per potersi così riavvicinare a ciò che si ha dentro, riscoprendo le proprie qualità insite e “divine” e percependo quell’energia che avvolge tutto e che collega ogni cosa creata. Portandosi a un livello più alto, fino a raggiungere il proprio massimo potenziale.

Un aspetto fondamentale di crescita interiore e di vita che richiede tempo e una pratica consapevole e costante.

I benefici del Kriya yoga

Ma questo non è l’unico traguardo raggiungibile con il Kriya Yoga. Gli effetti benefici che si possono ottenere con questa pratica (intendendo le tecniche di meditazione e di iniziazione al Kriya vero e proprio), sono molteplici, sia per il corpo che per la mente.

Praticare in modo costante, infatti, consente di raggiungere un benessere psicofisico generale, arrivando a modificare autonomamente stili di vita poco salutari in favore di abitudini più sane, in accordo con il proprio corpo.

In linea generale, però, tra i principali benefici che si possono raggiungere con questa disciplina, quelli più importanti sono:

  • l’aumento della propria energia;
  • il miglioramento della capacità di concentrazione e di intuizione;
  • la riduzione dello stress e degli stati tensivi;
  • il miglioramento dell’equilibrio emotivo e della capacità di gestione delle emozioni;
  • l’aumento della propria capacità respiratoria;
  • il ringiovanimento cellulare;
  • il rafforzamento del sistema immunitario.

Aspetti che, insieme, portano a una più piena percezione di se stessi, di ciò che si vive e di quello che ci circonda. Arrivando a raggiungere una delle mete fondamentali della pratica dello yoga, ovvero la realizzazione del sé.

Un percorso da intraprendere in modo consapevole, ricco di sfide personali e di benefici, in grado di far connettere chi pratica alla parte più profonda ed elevata di sé. Per portare pace e armonia a livello interiore e, di conseguenza, verso tutto ciò che ci circonda e che fa parte della vita stessa.

Articolo originale pubblicato il 6 Febbraio 2021

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