Il nostro corpo dà delle risposte. E queste risposte dicono molte cose sul nostro stato di salute. Partendo da quest’assunto, esiste una tecnica chiamata biofeedback che, attraverso appunto la risposta fornita da un organo o da un apparato, ci può dire se c’è qualcosa che non va nella nostra salute, da cosa può essere causato un nostro eventuale malessere, e come gestire questo malessere al meglio.

Le tecnica si basa su ciò che è lungamente risaputo in biologia e fisiologia, e cioè che tutto ciò che è nel nostro corpo, in qualche modo, è collegato: i muscoli sono collegati al cervello, ma anche alla respirazione, i muscoli controllano l’apparato intestinale e sono legati a quello circolatorio, lo stress può portare ad ansia o mal di testa, e così via.

Cos’è il biofeedback?

Biofeedback
Fonte: iStock

Si tratta, come si legge sul sito della MayoClinic, di una tecnica medico scientifica che può aiutare a controllare alcune funzioni del proprio organismo, dal rilassamento dei muscoli (cuore compreso) alla regolarizzazione della respirazione, in modo da ottenere benefici per la propria salute, come regolare la frequenza cardiaca o ridurre la sensazione di dolore.

Il biofeedback, che è fondamentalmente il riscontro a una domanda che viene posta al nostro corpo, viene effettuato in particolare in presenza di sintomi, malattie o condizioni determinate, come:

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Biofeedback: come si effettua

La tecnica, che non è invasiva, viene eseguita in ospedale o in una clinica specializzata: il paziente o la paziente vengono connessi a dei sensori in varie parti del proprio corpo (tra poco vedremo, per esempio, quali sono alcune di esse in base alla tipologia del biofeedback). I sensori poi rilasciano i dati, che, rielaborati da un computer, sono in grado di farci capire di più sul funzionamento del nostro organismo.

Di solito chi lo fa mira a ridurre o eliminare l’assunzione di farmaci (come gli antidolorifici, soprattutto in condizioni particolari, come per esempio una gravidanza), ma anche riuscire a far funzionare al meglio quella meravigliosa macchina che è il nostro corpo.

Ogni sessione può durare da 30 a 60 minuti, ma durata e numero di sessioni dipende tutto da cosa si sta cercando e dalla condizione generale di salute del paziente. Che potrà, sempre sotto previo consiglio medico, trovare un modo per controllare le risposte del proprio organismo. È sempre il medico tra l’altro che vi dice quando potete o non potete interrompere l’utilizzo della tecnica.

Applicazioni e benefici

Biofeedback
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Esistono diverse applicazioni della tecnica in base ai tipi di biofeedback. Tra i più comuni c’è il biofeedback a onde cerebrali, in cui si usa un elettroencefalografo per monitorare le onde cerebrali attraverso il cuoio capelluto. C’è anche il biofeedback respiratorio, in cui vi verranno apposte delle fasce su addome e torace per il controllo della respirazione.

Il biofeedback cardiaco invece prevede che i sensori siano collegati alle dita o al lobo dell’orecchio, per misurare la frequenza cardiaca. Sulla mano vengono invece posti i sensori per monitorare l’attività delle ghiandole sudoripare, e così via.

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I benefici attesi dallo studio del proprio biofeedback sono:

  • riduzione dello stress;
  • miglioramento della propria salute;
  • eliminazione o quanto meno riduzione nell’assunzione di farmaci;
  • miglior controllo nella risposta del proprio corpo a stimoli interni ed esterni;
  • attenuazione del dolore che presenta una causa nella risposta dell’organismo (come il mal di testa di origine muscolare).

Ci sono controindicazioni al biofeedback?

Non ci sono controindicazioni, ma il biofeedback non funziona su alcune persone, per esempio chi soffre di malattie cardiache o alcune condizioni o malattie della pelle.

Il primo passo resta però sempre farsi consigliare dal proprio medico di base, che, se lo riterrà, vi consiglierà uno specialista cui rivolgervi. Tenete presente che questo specialista deve essere autorizzato e certificato, possibilmente di lunga esperienza.

Articolo originale pubblicato il 22 Dicembre 2022

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