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"Oggi penso che se fossi morta non avrei visto tutta la violenza che ho subito"

Federica ha l'ansia. Federica ha numerose fobie. Tutta colpa di quelle violenze cui è stata costretta ad assistere, e a quel bullismo che l'ha fatta sentire diversa.
Questo contenuto fa parte della rubrica “A passo di ansia”

Sono Federica, ho 23 anni e vivo a Milano.

Dagli 11 anni ho iniziato a soffrire di disturbi mentali, col tempo sono andati migliorando, ma, ancora oggi, alcuni di loro si fanno sentire.

I primi disturbi che si sono sviluppati in modo violento sono stati quelli d’ansia: ansia generalizzata costante e molto forte, fobie specifiche e attacchi di panico. La mia pre adolescenza è stata una continua battaglia. Ogni giorno, vivevo come con un coltello alla gola, non sapendo se mi avrebbe sgozzata o meno.

Oggi penso che la causa di questo malessere si possa ricollegare alla violenza. In casa c’era mio fratello che non era in grado di controllare la propria aggressività. Un giorno poteva lanciare cuscini, un altro distruggere tutti i miei giochi e le cose a cui tenevo, un altro ancora arrivava ad alzare le mani.

Ho visto spaccare la testa di mia zia contro il muro, con il sangue che colava, mi sono dovuta togliere una forchetta infilzata nella guancia e ho passato ore chiusa in camera tremante, con lui che cercava di buttar giù la porta per entrare e picchiarmi. Come se non bastasse, a scuola avevo qualche amica ma anche un bel gruppo di ragazzi che si professava fascista e mi bullizzava perché sono mulatta. Mi insultavano, buttavano le mie cose nel bidone e mi spingevano quando passavo per i corridoi.

A causa di tutta questa violenza il mio cervello è rimasto danneggiato: ho iniziato a sviluppare delle fortissime fobie, soprattutto nei confronti delle persone di sesso maschile. Quindi se dei ragazzi anche solo mi passavano vicino sul pullman, avevo attacchi di panico: sudore freddo, capogiri, pulsazioni accelerate, respiro affannato, tremori di gambe e braccia, e talvolta scendevo dal pullman in lacrime.

Ancora oggi faccio un po’ fatica a relazionarmi con i ragazzi: gli psicofarmaci tengono sotto controllo questi attacchi ma non mi piace essere toccata e mantengo una certa distanza. Una delle mie prime cotte è finita molto male: mi sono chiusa in camera per 3 giorni, uscivo solo per mangiare e mi venivano i conati di vomito solo al pensiero di avvicinarmi a quella persona. La malattia mentale si basa su stranezze, bizzarrie, assurdità che le persone normali tendono a non capire e reagiscono guardandoti male o con sorrisi di compassione. La verità è che questi cervelli danneggiati sono fuori controllo e creano una sofferenza e uno stress così forti che ancora oggi portano delle persone al suicidio.

A volte penso a quando, a tredici anni, mi sono trovata in lacrime con un coltello in mano e a dove sarei se l’avessi usato.

Se fossi morta non avrei vissuto le discriminazioni di chi ti vede come un diverso e ti trova divertente o di chi ti sgrida per colpe che non hai.

Tuttavia, non avrei trovato quelle poche persone che mi vogliono bene pur conoscendo la mia malattia, non avrei conosciuto il mio psichiatra che mi ha prescritto farmaci che migliorano gli squilibri del mio cervello, una persona che ad ogni mio miglioramento mi regala un sorriso sincero, che non giudica, capisce e cerca di trovare soluzioni.

Non sarei la persona forte che sono oggi e soprattutto non avrei provato la meravigliosa felicità dell’assaporare anche solo una goccia di benessere psicologico“.

La storia di Federica è davvero molto forte. Racconta di una mente resa labile da un vissuto di violenze domestiche, dall’aver assistito a scene cui nessun bambino dovrebbe mai partecipare, cui si sono aggiunte le orribili offese razziste e il bullismo da parte dei compagni di scuola.

Abbiamo preferito non mettere altre informazioni su di lei, perché in una situazione del genere, che è davvero molto borderline, non sappiamo cosa il renderla riconoscibile potrebbe comportare per lei e per la sua vita. Del resto, c’è davvero poco da aggiungere alla sua testimonianza, se non che la sua più grande forza è stata quella di non abbandonarsi al contesto in cui è cresciuta, né alle discriminazioni che hanno cercato di indebolirla, ma il cercare aiuto in un terapista che possa supportarla e assisterla in un percorso di guarigione. Da tutti i demoni del suo passato, in primis. Dalle fobie che questi demoni hanno sviluppato in lei, poi.

 

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