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2014... chili da perdere

Il rapporto con il cibo racconta molto di noi. Vediamo insieme cosa comporta l'obesità e come reagire ad essa.
imedicidiportanuova.it
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Impresa impossibile!

In realtà per non causarvi un infarto è meglio dire subito che la punteggiatura è importante.

Per molti l’obiettivo del 2014 è perdere i chili causati dalle prelibatezze sublimi ed irresistibili del Natale e di tutto il periodo delle feste fino a metà gennaio. Gioia del palato ma poi dolori per tutto l’anno.

Questo problema riguarda oltre un milione di donne italiane, soprattutto tra i 35 e i 44 anni, che sono pronte ad armarsi di santa pazienza per affrontare i numerosi sacrifici, a fronte dei vantaggi dovuti dalla riduzione del proprio peso.

Molti medici si preoccupano dei chili in più perché l’obesità, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S), è destinata ad accrescere, con conseguente aumento dei disturbi ad essa correlati:

  • pelle grassa,
  • sudorazione eccessiva,
  • acne,
  • affanno,
  • difficoltà di movimento,
  • alterazioni del ciclo mestruale,
  • apnee notturne,
  • malattie cardiovascolari e ipertensione,
  • osteoartrite,
  • alterazione della qualità della vita
  • aterosclerosi precoce.

 

Non di minore importanza è l’inquadramento psicologico dell’obesità e in particolare la relazione esistente tra incremento ponderale e cause emotive.

Divergenti sono le posizioni degli esperti, infatti alcuni autori considerano l’immagine negativa del corpo o la bassa autostima come il risultato della discriminazione sociale e non la causa dell’obesità, mentre altri autori ipotizzano che il peso eccessivo sia una conseguenza dei problemi psicologici già presenti nell’individuo.

Comunque la si pensi, la persona obesa mostra delle problematiche psicopatologiche.

Tra queste possiamo annoverare:

  • la debolezza dell’Io: quasi che il cibo sia uno strumento per rafforzare il corpo,
  • la fissazione alla fase orale: dimostrata dall’ossessione di stimolare la zona orale attraverso abitudini che coinvolgono la bocca. E’ spesso legata a personalità di tipo dipendente,
  • la risposta psicosomatica: utilizzando il cibo come sfogo delle proprie emozioni
  • la depressione: come tentativo per riempire un vuoto affettivo.

 

Nella società materialista di oggi la non accettazione del proprio peso corporeo può essere la causa della riduzione dell’autostima e di stress continuo e non salutistico.

Inoltre un aspetto fisico mal accettato potrebbe sfociare in uno dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), ovvero malattie mentali che spingono a vivere nel controllo ossessivo del peso corporeo, del cibo e del proprio aspetto.

Anche persone di peso corporeo normale possono soffrirne, danneggiando in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico.

urbanpost.it
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Dunque cosa fare?

Rassegnarsi al risultato delle nostre abbuffate o affannarsi per smaltirlo?

Innanzitutto bisogna affidarsi ad un esperto che ci fornisca una dieta ben equilibrata, è inutile provare il digiuno, eliminare solo i carboidrati o affidarsi a diete fai da te.

Comprendere che i pasti sono delle piccole pause nella nostra vita frenetica, perciò assaporare il cibo, masticandolo bene e gustare il meritato riposo, magari in compagnia.

Spesso, invece, diventano pause interminabili passate a ingurgitare snack grassi mentre guardiamo la tv sul divano o ricorriamo ai dolci dopo brutte giornate, dopo momenti molto impegnativi o un litigio.

La mancanza di sensazioni piacevoli che dovrebbero derivare dalle attività quotidiane e dai rapporti con gli altri crea inevitabilmente alcuni vuoti che si tende a riempire in modo errato con il cibo.

Perché non cercare delle nuove abitudini?

Pensiamo a delle attività che ci piacerebbe svolgere, come coltivare degli hobby che ci appassionano, ascoltare musica, uscire di più con gli amici, recarci a far visita ai parenti ma soprattutto svolgere un’attività sportiva per divertimento, senza ricorrere a giustificazioni quali mancanza di tempo o di denaro, oppure del sano e buon sesso!

Ricordiamoci che è del nostro bene che stiamo parlando.

Ricordiamoci sempre che bellezza significa sentirsi bene nella propria pelle, cercando di raggiungere quanto più possibile un benevolo equilibrio psicofisico.

 

Grazie al Dott. Giuseppe Cafagna per l’aiuto nella stesura