Cos'è la vulvodinia di cui soffre anche Giorgia Soleri

Da poco Damiano dei Maneskin è uscito allo scoperto con la fidanzata Giorgia Soleri, modella che combatte contro la vulvodinia, una malattia terribile incredibilmente ignorata dal Sistema Sanitario Nazionale.

Recentemente il cantante dei Maneskin, Damiano, ha presentando ufficialmente la ragazza che è sua compagna da quattro anni. Lei si chiama Giorgia Soleri, è una modella e influencer che spesso, sul suo profilo Instagram, parla anche del problema con cui deve fare i conti da tempo, la vulvodinia.

Parliamo di una patologia a livello vulvare che interessa circa il 15% delle donne nel nostro Paese, e che non è a tutt’oggi riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale, tanto che esiste una petizione proprio per richiedere che venga presa in carico da quest’ultimo.

Questo, ad esempio, uno dei post in cui Giorgia parla della malattia e di quanto sia invalidante.

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Un post condiviso da Giorgia Soleri (@giorgiasoleri_)

La chiamano ‘malattia invisibile’ ma io ricordo con estrema precisione tutte le rinunce e le limitazioni a cui mi ha costretta.
Così ho deciso di mostrarvi la parte più brutta, più marcia, più nera. ma più reale.
Questa foto è stata scattata in una delle infinite notti che in questi 8 anni sono state interrotte da dolore, brividi, urla e lacrime, e che mi hanno rovinato la vita.
Mi sono sentita dire di tutto, che sono pazza, ansiosa, frigida, bugiarda. Che ho paura del sesso, che dovrei masturbarmi di più. La parte peggiore è l’estrema solitudine in cui vieni buttata, giudicata da chi hai intorno e incompresa da chi dovrebbe trovare una diagnosi.
Impari a considerare quel dolore come parte di te, è la tua quotidianità.
Così come i sacrifici.
Niente jeans stretti, niente collant, niente cibi acidi, niente alcool, niente zuccheri, niente mutande colorate o sintetiche, niente uscite serale, niente di niente. Anche programmare una vacanza diventa un incubo sapendo che potresti passarla sdraiata in un letto a soffrire.
Quando ho finalmente dato un nome a tutto questo ho scoperto non solo di non essere sola, ma che le donne affette da questa patologia sono tantissime e tutte hanno in comune questa sensazioni di essere state totalmente abbandonate nel loro dolore, ho promesso a me stessa che avrei lavorato ogni giorno per fare in modo che nessuno si sentisse più così.
Non siamo colpevoli, non siamo rotte e non siamo difettose.
Siamo malate e meritiamo comprensione e rispetto.

Cos’è la vulvodinia

Parliamo di un disturbo, a livello vulvare, che si manifesta con una sensazione di dolore e di bruciore nell’area che, se particolarmente estesa, può arrivare al vestibolo, ovvero l’area compresa tra l’introito vaginale e la parte più interna delle piccole labbra (in questo caso si parla di vestibulodinia). Se il dolore si concentra invece sul clitoride si parla di clitoridodinia.

Il dolore può comparire spontaneamente oppure in seguito a un rapporto sessuale, o per aver indossato indumenti stretti, assorbenti, o intimo non in cotone, oppure anche solo per essere sedute e aver accavallato le gambe.

"Di vulvodinia non si muore, ma nemmeno si vive"

Le cause della vulvodinia

Spesso le donne affette da vulvodinia ne indicano la comparsa dopo diversi episodi di candida, o in seguito a traumi come episiotomia, biopsia, elettrocauterizzazione. Ma può sorgere anche dopo rapporti sessuali non desiderati, senza lubrificazione, o in seguito a un trauma psicologico.
Come detto, anche l’abbigliamento gioca la sua parte nell’insorgere della vulvodinia: indossare pantaloni troppo stretti, intimi non in cotone e colorato, può provocare la vulvodinia, così come praticare attività sportive microtraumatizzanti come spinning, cyclette o bicicletta, o usare detergenti intimi troppo aggressivi.

I sintomi della vulvodinia

Ciò che più di tutto può portare una donna a pensare di soffrire di vulvodinia è:

  • sensazione di bruciore vulvare e dolore.
  • dolore al tatto e nei tentativi di penetrazione.
  • dispareunia (ovvero il dolore durante i rapporti).
  • intorpidimento e gonfiore.

Se i sintomi si protraggono per oltre tre mesi, è opportuno chiedere una visita ginecologica per avere un’anamnesi completa e capire se si tratta effettivamente di vulvodinia.

Le terapie per la vulvodinia

Proprio perché è assente dal quadro del SSN, riconoscere la vulvodinia spesso è complesso; in generale, laddove sia stata fornita una diagnosi di questo tipo, le terapie farmacologiche migliori sembrano essere quelle a base di antidepressivi ciclici e anticonvulsivanti che, a piccole dosi, possono riuscire a modificare i livelli dei neurotrasmettitori allentando la sensazione di dolore. Ma possono essere applicati anche anestetici topici in crema come la lidocaina, ad esempio, per alleviare temporaneamente il dolore, soprattutto prima di un rapporto.

Anche la fisioterapia può essere d’aiuto, ad esempio tramite la TENS (TransCutaneous Electrical Nerve Stimulation), la stimolazione elettrica nervosa transcutanea, in cui si applicano alcuni elettrodi sulla parte interessata, che emettono impulsi elettrici di bassa frequenza così da inibire le afferenze nervose coinvolte nella trasmissione del dolore.

In generale, per evitare crisi acute, è importante:

  • evitare lavaggi frequenti.
  • evitare di indossare biancheria intima durante la notte.
  • evitare deodoranti, lavande vaginale, profumi, creme depilatorie.
  • usare detergenti intimi adeguati.
  • indossare biancheria intima di cotone bianco.
  • indossare pantaloni ampi e comodi.
  • non usare gli assorbenti interni.

Articolo originale pubblicato il 12 Maggio 2021

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