Il recente abbandono della campionessa Simone Biles dalle Olimpiadi di Tokyo a causa dei twisties spinge a una riflessione su quanto sia importante tutelare la propria salute mentale, anche prendendosi una pausa dal lavoro.

Biles, ad esempio, ha parlato di “eccessiva pressione” che sentiva su di sé, di uno stress fortissimo che le hanno impedito di svolgere al meglio il suo lavoro; la salute mentale, del resto, è un fattore che influisce in maniera molto forte sulla produttività di qualunque lavoratore, ed è per questo che, quando si avverte il pericolo di poter andare in burnout, chiedere un permesso per salvaguardare la propria salute mentale è fondamentale.

Natalie C. Dattilo, una psicologa clinica della salute al Brigham and Women’s Hospital di Boston e insegnante di psichiatria alla Harvard Medical School, è assolutamente convinta di questo, come spiega al New York Times: “Il tuo corpo ha bisogno di riposo, il tuo cervello ha bisogno di una pausa”.

Ma come e quando si può prendere un permesso per affrontare il proprio “sad day”? Generalmente, funziona come un qualsiasi altro giorno di malattia, mentre nei casi di depressione, ad esempio, può essere richiesta un’aspettativa.

Depressione e disagio personale non vanno però confusi: mentre la prima, o disturbo depressivo maggiore (MDD) è considerata una vera e propria malattia, e quindi gode del regime previsto dal contratto, nel caso di disagi personali, ovvero quelli in cui il lavoratore, ad esempio, ha difficoltà a rapportarsi e a trovarsi a suo agio, si può richiedere esclusivamente un’aspettativa non retribuita.

Siamo malati di presentismo, lavoriamo anche se stiamo male e facciamo male

Come detto, il permesso per malattia è sottoposto al medesimo regime previsto dal contratto di lavoro del proprio comparto; vale a dire che

  • deve essere chiesto con preavviso, secondo i termini previsti dal contratto collettivo applicato.
  • deve essere accompagnata da certificato medico all’Inps, entro il giorno successivo al verificarsi della patologia.
  • deve essere accompagnata da attestazione medica al datore di lavoro.
  • il lavoratore può essere sottoposto a visita fiscale, quindi restare disponibile presso la propria abitazione dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, nel caso di dipendenti privati, e dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

I segni che avete bisogno di prendere tempo lontano dal lavoro possono non necessariamente essere ovvi, ma sicuramente includono cambiamenti nel vostro umore, produttività o capacità di concentrazione – spiega Schroeder Stribling, presidente del gruppo di attivisti Mental Health America – Si può anche notare che si è meno paziente e più irritabili del solito, o che stanno avendo problemi a dormire. Si potrebbe anche avere sintomi fisici. Per esempio, se comincio ad avere mal di testa, questo è un segno di stress per me, e ho bisogno di affrontarlo con un giorno di permesso.

Gli fa eco il dottor Adam Grant, psicologo della Wharton Business School dell’Università della Pennsylvania:

Quando i dipendenti sono mentalmente e fisicamente esausti, ciò influisce sulla qualità del loro lavoro, sulla loro produttività e sulle persone intorno a loro. Ma penso che sia più facile avere una conversazione sul burnout che sul sentirsi tristi o depressi o ansiosi.

Il problema, spesso, è infatti lo stigma che ancora circonda la salute mentale, e il fatto che molte persone tendano a “nascondere” i propri problemi in questo senso. Ma le conseguenze possono essere davvero nefaste.

Invece di pensare: ‘Dovrei essere al lavoro in questo momento’, cercate di riformulare il vostro pensiero in un modo più positivo – aggiunge Dattilo – Per esempio, provate a dire: ‘Sarebbe fantastico se potessi essere al lavoro in questo momento. Ma oggi è un giorno in cui ho bisogno di prendermi cura di me stesso/a, quindi è quello che farò’.

Articolo originale pubblicato il 2 Agosto 2021

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