Cos'è la "nebbia cognitiva" che offusca per mesi il cervello dopo il Covid-19

La chiamano brain fog, nebbia cognitiva; colpisce le persone che hanno avuto il Covid, a riprova del fatto che il virus non colpisca solo i polmoni ma abbia un impatto fortissimo anche a livello neurologico.

Abbiamo ormai ampiamente capito che il Covid-19 non ha ripercussioni solo sul nostro stato di salute fisica, ma anche su quella mentale, che è altrettanto importante. Alcuni recenti studi, in particolare, hanno messo in relazione la malattia da Coronavirus con un particolare tipo di problematica che riguarda appunto la sfera cognitiva, che hanno chiamato Covid brain fog, ovvero nebbia cognitiva.

Nebbia cognitiva e Covid

C’è una correlazione tra l’essersi ammalati di Covid e il mostrare i sintomi della brain fog, come una perdita di memoria a breve termine, ad esempio. Un articolo del New York Times riporta sia i casi di diverse persone che hanno provato la nebbia cognitiva, che studi realizzati proprio per indagare ed esplorare questa materia inedita, manifestatasi con la pandemia.

Michael Reagan, ad esempio, dopo aver contratto il Covid a marzo, ha dichiarato di aver perso completamente i ricordi della sua vacanza di 12 giorni a Parigi, nonostante il viaggio fosse avvenuto solo poche settimane prima. Erica Taylor non riusciva nemmeno a riconoscere la propria auto, l’unica Toyota Prius nel parcheggio del complesso residenziale in cui vive, mentre l’infermiera Lisa Mizelle, ammalatasi a luglio, ha detto di aver dimenticato del tutto i trattamenti di routine e i test di laboratorio, dovendo chiedere ai colleghi la terminologia che conosceva automaticamente e aggiungendo di non ricordare neppure cosa le dicano i pazienti, non appena uscita dalla loro stanza.

Insomma il legame è più che acclarato, e non si tratta di semplici coincidenze capitate a poche persone; anzi, un report francese condotto ad agosto ha evidenziato che, sui 120 pazienti ricoverati in ospedale e presi in esami, il 34% di loro mostrava una perdita di memoria, mentre il 27% aveva problemi di concentrazione ancora mesi dopo il virus.

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Un altro sondaggio di prossima pubblicazione, effettuato su 3.930 membri del Survivor Corps, un gruppo di persone che si sono messe in contatto per discutere della vita dopo il Covid, ha rilevato che più della metà di loro riferisca difficoltà di concentrazione o messa a fuoco, e addirittura, come ha spiegato Natalie Lambert, professoressa associata di ricerca presso l’Indiana University School of Medicine, che ha contribuito a condurre lo studio, la nebbia cognitiva sarebbe stato il quarto sintomo più comune tra le 101 condizioni fisiche, neurologiche e psicologiche a lungo e breve termine riportate dai sopravvissuti. Problemi di memoria, vertigini o confusione sono stati segnalati da un terzo o più intervistati.

La frequenza del problema è stata confermata anche dal dottor Igor Koralnik, capo del reparto di malattie neuro-infettive presso la Northwestern Medicine di Chicago, che ha già visto centinaia di sopravvissuti in una clinica post-Covid che dirige.

Ci sono migliaia di persone che ne hanno. L’impatto sulla forza lavoro interessata sarà significativo.

In Italia si sta occupando della nebbia cognitiva anche la biologa Barbara Gavillotti, che in più occasioni ha parlato del legame tra malattia e impatto sull’aspetto neurologico.

Il Covid può influire sulle nostre capacità mentali a medio e lungo termine – ha spiegato – Molti, una volta guariti, lamentano una specie di nebbia e stanchezza mentale, sono i cosiddetti ‘strascichi’. Questi sintomi sembra riguardino una persona su venti. E si tratta di individui giovani, tra i 18 e i 49 anni.

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Nebbia cognitiva: le cause

Il mondo scientifico in realtà non è ancora in grado di dare risposte sicure rispetto alle cause scatenanti della nebbia cognitiva, soprattutto in relazione al fatto che vari notevolmente e colpisca anche le persone che si sono ammalate solo leggermente fisicamente a causa del Covid-19, senza alcuna precedente condizione medica di rilievo, ma anche per via delle ancora scarne informazioni che i medici hanno sul virus.

Le teorie principali sono che la brain fog possa manifestarsi quando la risposta immunitaria del corpo al virus non si arresta o a causa dell’infiammazione nei vasi sanguigni che portano al cervello.

Certamente è stata riscontrata una comunanza con altre infezioni, come sottolineato sempre al NYT dalla neurologa Marie Grill, come la malattia di Lyme, la mononucleosi e altri tipi di virus dell’herpes. C’è chi, come il direttore del Global Health in Emergency Medicine presso il New York-Presbyterian / Columbia University Medical Center, Craig Spencer, dichiara di aver provato simili sintomi dopo essersi ammalato di ebola in Guinea, nel 2014, ma anche chi evidenzia correlazioni con sintomi della famiglia del Covid come Sars e Mers.

Quel che c’è di certo è che uno studio recente, condotto dall’ospedale San Paolo e dall’università Statale di Milano, in collaborazione con i principali centri neurologici dei Paesi europei, e pubblicato sull’European Journal of Neurology, ha evidenziato una volta di più che il Covid non colpisca solo i polmoni, andando invece a influire anche sul sistema neurologico, tanto che che 3 pazienti Covid su 4 affermano di presentare disturbi neurologici che vanno dalla cefalea alle mialgie, all’encefalopatia.

I sintomi della nebbia cognitiva

I principali sintomi della nebbia cognitiva riguardano proprio le primarie funzioni cognitive, e possono includere:

  • perdita di memoria;
  • confusione;
  • difficoltà di concentrazione;
  • vertigini;
  • comprensione delle parole che usiamo tutti i giorni.

Sempre più spesso, i sopravvissuti a Covid affermano che la nebbia cerebrale sta compromettendo la loro capacità di lavorare e vivere normalmente.

A questi sintomi in molti pazienti si aggiungono confusione, delirio e altri tipi di funzioni mentali alterate, chiamate encefalopatie, che si sono verificati generalmente durante il ricovero per problemi respiratori dati da Covid-19.

Esiste una cura per la nebbia cognitiva?

Al momento, l’unica cosa che i medici possono davvero fare è consigliare i pazienti di approfondire la propria condizione fisica con ulteriori esami, per escludere altre patologie mediche e trattare i sintomi presenti; per il resto, l’argomento è così fresco e recente che nessuno, purtroppo, sa dire con esattezza se i sintomi spariranno nel tempo spontaneamente, o tramite una cura specifica.

Quel che si sa è che la ricerca, proprio come avviene per ogni altro aspetto del Covid-19, sta andando avanti incessantemente, e nel frattempo dottori e pazienti stanno “studiando” insieme metodi alternativi per curare la nebbia cognitiva.

C’è chi, come il signor Reagan, sotto suggerimento del suo terapista ripercorre strade nei pressi della sua casa, a Lower Manhattan, avendo perso il senso dell’orientamento. A volte riesce a percorrerle senza problemi, altre deve chiedere indicazioni.

Probabilmente occorrerà del tempo e altri studi per arrivare a capo del problema.

Articolo originale pubblicato il 9 Dicembre 2020

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