Siamo cresciuti più o meno tutti con l’idea che il latte fosse una fonte preziosa di vitamine, sali minerali, nonché un ottimo aiuto per rinforzare le nostre ossa, salvo assistere poi, in anni più recenti, a una decisa e quantomai inaspettata inversione di rotta. No, il latte non farebbe poi così tanto bene alla nostra salute, e a sostenerlo non solo soltanto i sempre più numerosi aderenti alla filosofia veg, spinti soprattutto da ragioni etiche, ma anche altri studiosi e ricercatori che hanno portato alla luce almeno quattro o cinque verità insospettabili sul latte e i suoi derivati.

Dunque, come possiamo rispondere all’annosa domanda “Il latte fa male o fa bene”? In effetti il quesito non presenta una facile soluzione, perché ci sono elementi che spingono a pensare alla bontà di questo ingrediente, e altri che invece ne sconsiglierebbero del tutto il consumo. Cerchiamo di fare chiarezza riassumendo brevemente le varie posizioni.

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Quando il latte fa bene

il latte fa male
Fonte: web

Ovviamente, il latte è l’alimento indispensabile per i neonati, e fino allo svezzamento deve costituire la fonte principale di nutrizione per loro. Ma dopo, quando il latte fa bene? Come sostiene il sito assolatte, una ricerca smentirebbe l’ipotesi secondo cui il latte vaccino giocherebbe un ruolo rilevante nell’insorgenza del cancro. Secondo il rapporto dell’istituto di ricerca sul cancro, l’American Institute for Cancer Research, riportato proprio dal sito, non esisterebbe in realtà alcun legame fra una corretta e moderata assunzione giornaliera di derivati del latte e l’insorgenza del cancro. Anzi, secondo lo studio una dose adeguata di latticini potrebbe prevenire addirittura il cancro al colon; i rischi, secondo le probabilità, potrebbero presentarsi solo in caso di forte assunzione, ma si parla di quantità superiori all’ 1,25 litri giornalieri, i quali potrebbero agevolare il manifestarsi del cancro alla prostata.

Bere latte in maniera equilibrata, nella dose di 2 o 3 porzioni al giorno, come raccomandato dai nutrizionisti, non solo non fa male, ma risulterebbe anche fornire una protezione contro uno dei tumori più diffusi nel mondo, quello appunto al colon, che è secondo, per percentuali di insorgenza, solo a quello del seno.

Altro aspetto rilevante e positivo rispetto all’assunzione di latte riguarda il rapporto con il calcio; se è vero che il latte non è il solo alimento in grado di fornire il calcio all’organismo, sostiene assolatte, quello presente nel latte viene però assorbito molto più facilmente rispetto a quello che si trova in altri alimenti, e riesce a soddisfare più del 50% del fabbisogno dell’organismo. Il Libro bianco sul latte mette invece in correlazione la diminuzione dell’apporto di calcio con la maggiore incidenza di fratture ossee, dovute proprio alla carenza di minerali. Questo perché il latte, secondo il Libro, resta un elemento fondamentale nella prevenzione dell’osteoporosi, anche e soprattutto in età adulta.

Quando il latte fa male

il latte fa male
Fonte: web

I detrattori del latte sostengono, in prima istanza, che il latte materno sia, in natura, l’alimento primario per la crescita dei cuccioli tra i mammiferi, dato che contiene acqua, zuccheri (lattosio), proteine, grassi, vitamine e anticorpi, propri della specie di appartenenza. Tuttavia, è vero che dopo lo svezzamento nessuna specie mammifera continua ad assumere latte, a parte l’uomo che, oltre tutto, assume un latte non appartenente alla propria specie.

Altra cosa che sottolineano coloro che sconsigliano l’assunzione di latte è che, in realtà, non faccia così bene alle ossa: uno dei tanti falsi miti sul latte, secondo un articolo di Leonardo, sarebbe sfatato dalla scienza, dato che, per smaltire le proteine animali, che abbondano nel latte, l’organismo sottrarrebbe calcio all’osso, causando l’osteoporosi.

Impossibile non sottolineare anche le ragioni vegane: non è possibile produrre latte senza uccidere animali. Dato che la mucca per produrre latte deve partorire un vitello l’anno, vengono uccisi prima i suoi cuccioli, e poi, dopo 5 o 6 anni di sfruttamento, le mucche stesse. Senza considerare il devastante impatto ambientale causato dagli allevamenti di animali.

Secondo il decalogo tratto da un articolo pubblicato da VegSource, le fonti vegetali di calcio come broccoli, cavolo, ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio, il latte vegetale e i succhi di frutta fortificati non provocano acidosi metabolica, e rappresentano perciò un eccellente sostituto del latte. Per mantenere la salute delle ossa è molto più importante il movimento del consumo di latte, perciò è preferibile una camminata o una corsa a un bicchiere di latte. La principale proteina del latte, la caseina, indurrebbe dipendenza psicologica. Questo perché, nel cervello, quando si beve latte o si mangiano formaggi, si formano le casomorfine, sostanze simil-oppiacee che producono euforia, e fanno sentire il bisogno di ingerire altri prodotti. Non solo, i prodotti caseari produrrebbero alti livelli di grassi saturi e colesterolo, cause principali dell’aterosclerosi che porta alla cardiopatia.

Come detto, in natura esistono moltissime alternative al latte, a partire da quelle vegetali: latte di soia, latte di mandorla, di riso o di cocco, tutti ricchi di calcio, proteine e con pochissimi grassi saturi. Alcuni, come il latte d’avena, aiutano persino ad abbassare il colesterolo cattivo e scongiurare l’ipertensione.

Insomma, è solo questione di cambiare le nostre abitudini alimentari?

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