Cosa succede al corpo di una persona che soffre di ansia e depressione

Ansia e depressione possono avere conseguenze devastanti anche sulla salute fisica delle persone. Questo significa che la medicina deve prestare più attenzione alla salute mentale per prescrivere trattamenti efficaci.

Le malattie fisiche lasciano spesso segni evidenti, che fanno subito capire che la persona è affetta da qualche patologia; per quelle mentali, invece, esiste una sorta di “invisibilità”, per cui spesso il dolore di chi ne soffre è sottovalutato o non preso seriamente in considerazione.

Eppure, se è vero che molte patologie, come il cancro ad esempio, contribuiscono a sviluppare ansia o depressione, è vero anche il contrario, ovvero che disturbi mentali di questo genere possono portare allo sviluppo di malattie fisiche. Una malattia mentale non trattata può aumentare significativamente il rischio di ammalarsi fisicamente e i disturbi fisici possono portare a comportamenti che peggiorano le condizioni mentali.

Ad esempio, in uno studio condotto dal dottore David Spiegel della Stanford University School of Medicine sulle donne affette da cancro al seno e depressione è emerso che le pazienti i cui sintomi depressivi si erano attenuati vivevano più a lungo rispetto a quelle la cui depressione andava peggiorando. La ricerca ha dimostrato che il cervello è intimamente connesso al corpo e il corpo al cervello, e che il corpo tende a reagire allo stress mentale come se fosse uno stress fisico.

Eppure, come detto, ancora oggi spesso i disturbi mentali vengono ignorati e si punta a prescrivere terapie che guardino solo al lato fisico, trascurando che invece la causa di un eventuale peggioramento possa essere proprio la condizione mentale del paziente.

Depressione e disturbi d’ansia, nonostante questo stigma e il tabù che ancora si portano dietro, sono in realtà piuttosto comuni, tanto da colpire, solo in Italia, circa 3 milioni di persone. Nel corpo di una persona estremamente stressata la risposta del cervello è il rilascio del cortisolo, lo stesso che, in natura, permette di aiutare gli animali ad affrontare le minacce fisiche, aumentando respirazione, frequenza cardiaca e indirizzando il flusso del sangue ai muscoli che devono essere utilizzati per fronteggiare il pericolo. In questo modo, stimolato dai neurotrasmettitori epinefrina e noradrenalina, il sistema nervoso simpatico è messo in allarme, ma la sovrastimolazione cronica può sfociare in malattie fisiche, che vanno dall’indigestione ai crampi, alla diarrea, fino ai rischi di infarto e ictus.
Per quanto riguarda la depressione, poi, se persistente può esacerbare la percezione del dolore, aumentando le possibilità di sviluppare dolore cronico. “La depressione diminuisce la capacità di una persona di analizzare e rispondere razionalmente allo stress – ha spiegato il dottor Spiegel – si finisce in un circolo vizioso con una capacità limitata di uscire da uno stato mentale negativo”.

Un altro studio riportato dal New York Times, condotto su 1.204 uomini e donne coreani anziani, inizialmente valutati per depressione e ansia, ha scoperto che due anni dopo questi disturbi emotivi hanno aumentato il rischio di disturbi fisici e disabilità. Solo l’ansia era collegata alle malattie cardiache, mentre la depressione lo era all’asma. Insieme, invece, i due disturbi erano collegati a problemi di vista, tosse persistente, asma, ipertensione, malattie cardiache e problemi gastrointestinali.

Secondo il dottor John Frownfelter qualunque trattamento per ogni genere di condizione è più efficace se i medici comprendono che i pazienti affrontano pressioni che ne influenzano i comportamenti e il quadro clinico. Frownfelter dirige una start-up chiamata Jvion, una parola hindi che significa “che dà vita”, in cui l’intelligenza artificiale è utilizzata per identificare non solo i fattori medici, ma anche quelli psicologici, sociali e comportamentali che possono avere un impatto sull’efficacia del trattamento e sulla salute dei pazienti. In questo modo sarebbe più semplice, per un medico, scoprire che la depressione da cui un paziente è affetto può compromettere in maniera seria la riuscita del trattamento prescritto per curare un’altra condizione.

“Parliamo spesso della depressione come complicazione di una malattia cronica – spiega Frownfelter – Ma ciò di cui non parliamo abbastanza è come la depressione possa portare a malattie croniche. I pazienti con depressione potrebbero non avere la motivazione per fare esercizio regolarmente o cucinare pasti sani. Molti hanno anche difficoltà a dormire a sufficienza”.

Anche il dottor Spiegel ha creato un’app, chiamata Reveri, che insegna alle persone tecniche di autoipnosi progettate per aiutare a ridurre lo stress e l’ansia, migliorare il sonno, ridurre il dolore o smettere di fumare.

 

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