Accumulatori seriali: chi sono e come aiutarli - Roba da Donne

Accumulatori seriali, cosa rischia chi non riesce a buttare via nulla

È il tema chiave di programmi tv come “Sepolti in casa”, perché costituisce fonte di interesse, ma in realtà è un argomento serio e spaventoso per chi lo vive e subisce. Vediamo cosa vuol dire essere affetti da disturbo da accumulo.

Un’ossessione che non fa buttare via niente, un disturbo che spinge ad accumulare oggetti, un vero e proprio mostro che seppellisce in casa chi ne è vittima. Li conosciamo come accumulatori seriali, così vengono definite le persone affette da disturbo da accumulo. Si tratta di una patologia di cui ancora si stanno studiando le cause e i meccanismi esatti, ma che colpisce molte più persone di quanto potremmo sospettare.

Si stima infatti che gli accumulatori seriali rappresentino il 2-6% della popolazione, in maggioranza oltre i 50 anni di età, e che nella storia degli esseri umani e anche di alcuni animali ci siano sempre stati, soprattutto come manifestazione dell’istinto di sopravvivenza. Pare non esserci differenza tra etnie e culture, tranne la disponibilità abbastanza ampia di oggetti a portata di mano.

Vediamo allora come funziona il disturbo da accumulo, alcuni consigli e storie di “sepolti in casa”.

Chi sono gli accumulatori seriali?

Gli accumulatori seriali sono persone affette da quello che in psicologia viene chiamato disturbo da accumulo (DA). Si tratta di una compulsione, che diventa anche ossessiva, a tenere e accumulare tutti i tipi di oggetti, anche inutili, come cartacce e immondizia, o pericolosi. Chi ne è affetto, al pensiero di separarsi da qualcosa, è addirittura colpito da attacchi di ansia e forte stress.

Gli accumulatori provano un attaccamento patologico per le cose materiali, in maniera diversa rispetto ad esempio ai collezionisti: questi ultimi infatti provano piacere e soddisfazione nell’avere un oggetto, tanto che lo conservano in ambienti precisi, magari anche in mobili appositi. Chi è affetto da disturbo da accumulo invece, tiene un oggetto per motivazioni diverse, soprattutto perché, nel loro pensiero, può servire in caso di necessità.

L’accumulo continua finché la casa non è più vivibile, gli ambienti sono così colmi di cose che non hanno più la loro funzione primaria. Questo porta innanzitutto i coabitanti a una situazione invivibile, ma anche gli stessi accumulatori seriali a nascondere il loro disturbo, provando vergogna per quella che diventa una vera e propria dipendenza. Talvolta, gli accumulatori, anche noti come accaparratori, iniziano ad accumulare animali, allo stesso modo delle cose materiali, dandogli così scarse attenzioni di igiene, cibo e cure in generale.

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Accumulatori seriali: le cause secondo la psicologia

Se inizialmente ciò che affligge gli accumulatori seriali era considerato in relazione al disturbo ossessivo compulsivo (DOC), dal 2013 è stato inserito nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come disturbo autonomo, che ha preso il nome appunto di disturbo da accumulo. Le cause di questa patologia non sono ancora del tutto chiare, anche se ci sono diverse teorie a riguardo.

Secondo la psicologia, la manifestazione del disturbo deriva da un trauma subito: capita spesso infatti che una persona inizi ad accumulare oggetti dopo periodi traumatici o depressivi. Anche un’infanzia di abusi e violenza assistita può far scaturire comportamenti ossessivi come quello da accumulo. Infine, si pensa che esista una componente genetica e quindi ereditaria, ma gli studi in questo senso continuano.

Per comprendere meglio le cause, la scienza ha cercato di capire cosa accade nella mente di un accumulatore. Tutti noi stabiliamo un rapporto sentimentale o particolare con alcuni oggetti, perché rappresentano un simbolo o un ricordo. Gli accumulatori perdono di vista il rapporto tra costi e benefici considerando tutti gli oggetti di un qualche valore e da non buttare, ad esempio perché potrebbero servire in un futuro o in occasioni speciali.

Pare quindi che una persona affetta da DA abbia un problema nel processo di elaborazione dell’informazione nella decisione su quali oggetti tenere o buttare, e come organizzarli. In realtà, il meccanismo è molto più complesso, perché nella maggior parte dei casi gli accaparratori sono molto organizzati e ordinati fuori di casa e al lavoro.

Come aiutare un accumulatore seriale: 7 consigli

accumulatori seriali
Fonte: Web

Abbiamo dunque compreso che l’accumulo seriale è un disturbo vero e proprio, un’ossessione che rende la vita di chi ne soffre al limite della vivibilità. La parte più difficile è però il fatto che gli accumulatori seriali non riconoscono di soffrire di un disturbo. A chi prova a far notare l’insensatezza del comportamento, rispondono con motivazioni per loro molto valide, tendendo a minimizzare il problema.

Di conseguenza, è molto complicato aiutare qualcuno in questa situazione, che nella maggior parte dei casi non vuole farsi aiutare. Oggi inoltre in Italia non esiste un sistema organizzato di cura e trattamento per questo disturbo, anche se si sono formate diverse organizzazioni a sostegno e aiuto. Esistono inoltre degli accorgimenti che si possono attuare, talvolta anche volti a cercare un aiuto di tipo psicologico. Vediamo 7 consigli per aiutare un accumulatore seriale.

1. Informarsi

Innanzitutto, in qualsiasi situazione delicata come in questo caso, è necessario informarsi. Capire con cosa si ha a che fare è il primo passo da fare per poter aiutare chi soffre del disturbo, e anche capire come salvaguardare se stessi. Inoltre, è fondamentale essere preparati a cosa ci si deve aspettare: non comprensione e accettazione assoluta, ma rifiuto, negazione, che può diventare anche violenta.

2. Comprendere

Una volta informati, si comprende che si tratta di un disturbo psicologico, riconosciuto anche dal manuale della psicologia. Questa consapevolezza aiuta molto a non arrabbiarsi e a trattare il famigliare o amico come un paziente, che soffrendo di una patologia, ha bisogno di cure e aiuto.

3. Non colpevolizzare

Questa comprensione è necessaria per non colpevolizzare né se stessi né gli accumulatori. È umano in questi casi provare senso di colpa, non essere convinti se si sta ingrandendo il problema o meno. E anche colpevolizzare chi accumula e rende la casa invivibile. Bisogna invece, per poter aiutare un accumulatore, capire che non è assolutamente colpa di nessuno, è una patologia che va di conseguenza trattata come tale.

4. Parlare con la persona

Per poter curare il disturbo è fondamentale capire da dove deriva. Per farlo è bene parlare in modo diretto con l’accumulatore. In primo luogo tenderà sempre a minimizzare, ma se si cerca insieme di capire perché sente il bisogno di accumulare, quando ha iniziato e perché, si potrà arrivare a ciò che ha provocato il disturbo inizialmente e a prendere provvedimenti.

5. Far prendere consapevolezza

Una volta stabilita una comunicazione con l’accumulatore seriale, si può far prendere consapevolezza sul disturbo da accumulo. Capire che non la si considera una colpa, ma che è un disturbo reale che colpisce molte persone, può portare a farsi aiutare. Si può ad esempio far leggere qualcosa a riguardo, per far comprendere come funziona il DA e che può essere gestito.

6. Proporre un aiuto

La parte più difficile è riuscire a far accettare un aiuto, che sia il vostro o di un professionista. Iniziare con piccole cose può aiutare a fare il primo passo. Ad esempio, si può convincere a mettere le foto sul pc in modo da eliminare quelle esposte, oppure proporsi di dare qualcosa in beneficenza.

7. Aiuto professionale

Spesso il vostro aiuto non può bastare, anche se può servire molto. La cosa più importante è riuscire a convincere il famigliare o amico accumulatore a vedere un terapista, anche proponendo di andarci insieme. Un professionista è l’unico che può comprendere davvero il disturbo e come funziona.

Storie di accumulatori seriali

Come abbiamo visto, il DA è un disturbo molto più diffuso di quello che si pensa, e ancora sotto-diagnosticato, anche per il fatto che molte persone lo tengono segreto. C’è chi invece decide di parlarne, perché la sua vita è diventata insostenibile. Vediamo 3 storie di accumulatori seriali, prigionieri delle loro case e della loro mente.

1. Una testimonianza di Milano

Su Il Giorno di Milano viene raccontata la testimonianza di una donna di Milano che soffre di accumulo patologico, che sta provando a sconfiggere, riconoscendo il suo disturbo, che deriva da traumi e abusi da parte della madre, ossessionata da ordine e pulizia, durante l’infanzia. Dice a proposito della sua condizione

Io non riconosco questo posto come casa mia. Questo posto non mi rispecchia. Fuori sono tutto l’opposto: guai a buttare a terra una carta, a non raccogliere un oggetto caduto sul posto di lavoro. […] Sono seguita da specialisti. Ho accettato di aprire ad estranei la porta del luogo in cui vivo come primo passo per liberarmi di tutto questo.

2. Un percorso difficile per uscirne

Su The News Tribune è riportata la storia di un uomo di 69 anni, un accumulatore, aiutato dai volontari di Hoarding Project (in inglese hoarding vuol dire accumulo, e gli hoarders sono gli accumulatori). Dopo un periodo con questo disturbo, è stato in ospedale, e quando è tornato ha visto la sua casa sotto una nuova luce: se avesse avuto bisogno di aiuto medico, il personale sanitario non avrebbe potuto entrare in casa sua a curarlo.

Non mi rendevo davvero conto del pericolo in cui mi ero messo e della magnitudine del problema. Quando sono tornato a casa è stato come se vedessi le cose in un contesto molto più reale.

Quando i volontari sono arrivati, hanno inscatolato tutto, buttato la spazzatura per far sì che i medici potessero entrare, questo è stato il punto di svolta. Mi ha fatto sentire di nuovo sicuro in casa mia.

Nonostante i passi avanti, l’uomo ancora combatte contro la patologia

è una condizione mentale, non è così facile avere la forza di superare la cosa. Devi imparare ad aggiustare il tuo modo di pensare e cos’è importante.

3. Quando l’accumulo è di animali

Il disturbo da accumulo causa rischi ancora maggiori quando si tratta di animali. Esistono infatti molti accumulatori seriali che, convinti di salvare gli animali dalla strada, e non riuscendo a distaccarsene, ne accolgono in casa molti più di quelli che potrebbero mantenere. Di conseguenza, questi si trovano a vivere in condizioni di fame, scarsa igiene, spesso circondati da un’infinità di oggetti.

Un caso è stato segnalato da Alessandria News. In una cascina di Cascinagrossa sono stati trovati 21 gatti, che erano, come ha spiegato l’Assessore Welfare animali

visivamente sofferenti ed affetti da rinotracheite, tipica malattia trasmissibile con l’accumulo dei gatti, non vaccinati: se non curati possono subire danni permanenti. Tutti gli animali, ricoverati al Gattile Sanitario, erano infestati da pulci, sono già stati visitati, sottoposti agli accertamenti necessari e si provvederà alla loro sterilizzazione.

Purtroppo storie ancora più sorprendenti arrivano dagli Stati Uniti, come nella storia riportata su Des Moines Register di un uomo che viveva con 300 gatti, di cui 200 deceduti e i restanti in pessime condizioni sanitarie e vitali. Un esperto ha detto a proposito

Penso ci sia una buona possibilità che avvenga una presa di coscienza e una maggiore considerazione dell’accumulo di animali, in modo che venga segnalato di più. Esistono oggi programmi televisivi relativi al disturbo da accumulo, e una crescita di organizzazioni di aiuto. Le comunità stanno riconoscendo che si tratta di un problema serio, così è aumentata la cooperazione.

La discussione continua nel gruppo privato!

Articolo originale pubblicato il 17 Gennaio 2020

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