Si dice che l’intestino sia un secondo cervello. E se intestino e cervello fossero collegati? Questa connessione, non tanto ipotetica, rappresenta una delle frontiere della scienza e della neuropsichiatria.

Tanto che sempre più, negli anni ’20 del 2000, si parla di psicobioma. Essendo un argomento in un certo senso “nuovo” è possibile però che in futuro siano fatte ulteriori ricerche e scoperte su ciò che sappiamo per ora.

Cos’è lo psicobioma?

Psicobioma
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Il termine psicobioma si riferisce appunto alla connessione tra cervello e intestino. Questa connessione si è legata, a propria volta, alla ricerca farmacologica: gli studi di alcuni scienziati, si sono concentrati sull’analisi delle feci umane per scoprire risvolti importanti nel campo della neuropsichiatria. Si mira a trovare delle cure efficaci per problemi molto diffusi come ansia e depressione, oppure morbo di Alzheimer, ma anche farmaci che possano alleviare sintomi legati a condizioni neuropsichiatriche.

Le aziende che si stanno concentrando su questo tipo di ricerca sono tantissime negli Stati Uniti, come spiega Science, perché i farmaci attualmente in commercio non sono efficaci per tutti e presentano molti effetti collaterali indesiderati. Così tutto è partito dalle intuizioni del neurofarmacologo John Cryan e dello psichiatra Ted Dinan dello University College di Cork, che hanno incominciato a parlare di farmaci psicobiotici, aprendo di fatto a un nuovo campo di ricerca.

Come funziona l’equilibrio intestino-cervello

Una celebre citazione di Cryan riprende una convinzione medica dell’Antica Grecia, secondo cui le malattie mentali insorgevano quando l’intestino secerneva eccessi di “bile nera”:

Ciò che probabilmente accade è che il nostro cervello e il nostro intestino sono in costante comunicazione.

Nel nostro intestino esistono microbi che possiedono fino a 20milioni di geni – il corpo umano ne ha solo 22mila – e l’intuizione si basa proprio su questo: ovvero che i geni dei microbi possano utilizzare nutrienti che normalmente il nostro organismo non può utilizzare. Molto però è stato chiarito su una ricerca apparsa su Nature: i volontari che si sono sottoposti allo studio hanno ingerito una capsula vibrante, che ha indotto delle risposte neurali:

La stimolazione della capsula ha indotto risposte neurali tardive negli elettrodi parieto-occipitali vicino alla linea mediana. Inoltre, questi ‘potenziali evocati gastrici’ mostravano aumenti di ampiezza dipendenti dall’intensità ed erano significativamente correlati con l’accuratezza percettiva. I nostri risultati sono stati replicati in un esperimento separato e l’imaging a raggi X addominale ha localizzato la maggior parte delle stimolazioni della capsula nei segmenti gastroduodenali. Combinati con la nostra precedente osservazione che un modello bayesiano è in grado di stimare i parametri computazionali della meccanosensazione intestino-cervello, questi risultati evidenziano una forma unica di monitoraggio sensoriale focalizzato entericamente all’interno del cervello umano, con implicazioni per la comprensione delle sensazioni intestinali e delle interazioni intestino-cervello in popolazioni sane e cliniche.

Detto in termini meno difficili: non solo l’intestino comunica con il cervello attraverso sensazioni e risposte dirette a eventuali stimoli, ma invia anche informazioni importanti che il cervello può processare per migliorare il nostro benessere o possono essere sfruttate in medicina per guarire pazienti alle prese con disturbi neurologici.

Come curare il benessere dello psicobioma

Psicobioma
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Fondamentalmente in molti e in molte conosciamo già la risposta alla domanda: come prendersi cura del proprio psicobioma? I consigli in merito vengono dati da molti anni da moltissimi medici e mediche, ossia:

  • curare un’alimentazione sana. Nutrirsi di verdure, legumi, cereali integrali, ovvero privilegiare fibre e proteine vegetali, ed evitare cibi fritti, ricchi di zuccheri raffinati o alimenti super processati;
  • bere tanta acqua. Non si deve naturalmente esagerare, ma l’acqua è fonte di idratazione e non deve mancare mai nell’arco di una giornata. Altri tipi di bevande sono da rifuggire, se sono abituali, tranne se parliamo di succo di limone spremuto in casa, tè verde e simili;
  • fare esercizio fisico quotidiano, anche leggero, sempre in base alle proprie esigenze.
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