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Perché l'Alzheimer colpisce in modo più forte le donne

La longevità, gli estrogeni e molti altri fattori che non sono ancora stati individuati: ecco come il morbo di Alzheimer colpisce le donne più che gli uomini.
Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è una di quelle malattie che presenta delle discrepanze in base al genere della persona colpita. Non si tratta di una diversificazione di sintomi o di cura, ma c’è un’incidenza maggiore quando parliamo di donne e probabilmente le cause legate a questo fenomeno sono peculiari. In generale, esistono degli studi ma sono comunque parziali, perché l’Alzheimer – o demenza – rappresenta una condizione per certi versi ancora misteriosa, la cui ricerca è continuamente in fieri.

I dati parlano chiaro, in base a quanto riporta la Bbc. In Australia, i due terzi delle persone morte e affette da Alzheimer sono donne. Negli Stati Uniti invece, i due terzi delle persone in vita che riscontrano questa condizione è donna. In più le donne statunitensi hanno il doppio di probabilità di una diagnosi di morbo di Alzheimer rispetto a una di cancro al seno – che per esempio resta una delle cause principali di morte per le donne britanniche di età compresa tra 35 e 49 anni.

L’Alzheimer supera nei numeri molte altre malattie tipicamente femminili infatti, tanto che in Inghilterra e Galles è diventata la principale causa di morte per il gentil sesso.

Chiaramente, queste statistiche mostrano un risultato molto preciso. O meglio, un’indicazione, una linea guida: e cioè che è fondamentale capire le specificità femminili di questa malattia.

C’è una teoria, ma parte degli studiosi la ritiene fuorviante. Questa teoria parte dal presupposto che lo sviluppo del morbo di Alzheimer vede tra le cause principali l’età: dato che le donne vivono più a lungo degli uomini, ci sono molte più donne anziane rispetto a uomini anziani, da qui il fatto che siano maggiormente colpite dal morbo. Secondo questa teoria quindi, il gender gap in questo caso sarebbe tutta una questione d’età.

La statistica relativa al Regno Unito spiega come in questa nazione i casi di Alzheimer siano scesi del 20% – ma non è un fenomeno che riguarda le donne, quando per lo più gli uomini di età superiore a 65. Secondo gli esperti, le campagne pubblicitarie per la salute stanno funzionando molto bene – in particolare quelle che invitano a effettuare screening all’apparato cardiaco oppure a smettere di fumare.

Le malattie del cuore e il fumo sono infatti due grossi fattori di rischio per l’Alzheimer e aderire a queste campagne ha giovato soprattutto agli uomini perché questi fumano solitamente più delle donne – no, non è un luogo comune, a dirlo è ancora la Bbc – e hanno attacchi di cuore quando sono più giovani rispetto alle donne.

Gli altri fattori di rischio – e conoscerli è fondamentale per comprendere da dove partire con la prevenzione – che coinvolgono invece maggiormente il sesso femminile sono la depressione o la sterilizzazione ma anche complicazioni della gravidanza, come la pre-eclampsia.

La statistica afferma anche un’altra cosa indipendente dal genere: tra le persone che svolgono mestieri che li portano a prendersi cura degli altri, dagli infermieri ai governanti di famiglia, ben il 60-70% sviluppa il morbo di Alzheimer nel Regno Unito. Si tratta soprattutto di donne perché parliamo di mestieri tradizionalmente e storicamente “femminili”.

C’è dell’altro. Il Women’s Brain Project ha analizzato la letteratura scientifica dell’ultimo decennio sull’argomento. L’Alzheimer viene rilevato da due proteine tossiche che si accumulano nel cervello: non c’è nessuna differenza nel livello di queste proteine nelle donne e negli uomini, ma subito dopo la diagnosi, le donne mostrano un declino molto più veloce, tanto che si ipotizza che queste proteine possano avere un differente valore predittivo tra i generi e che si debba ricorrere a biomarker specifici per gli uomini e per le donne.

Perché il declino della demenza è più veloce delle donne? Anche qui si è ancora nel campo delle ipotesi. Una scuola di pensiero incolpa gli estrogeni, che proteggono il cervello quando le donne sono giovani, mentre altri pensano che bisognerebbe modificare gli esami diagnostici perché le donne ottengono migliori risultati nei test iniziali – e questo dà vita a diagnosi mancate in una fase precoce, che possono indurre i medici a sottovalutare la gravità della malattia. In altre parole, la strada è ancora lunga e tutta in salita.

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