Le possibili cause della politelia, ovvero il “terzo capezzolo”

Alcune persone hanno un terzo capezzolo: questa condizione benigna ha un nome ben preciso e si chiama politelia.

Chi è appassionato della serie Friends saprà benissimo che Chandler Bing, interpretato da Matthew Perry, ha una particolarità: un terzo capezzolo. In realtà, diverse persone nel mondo condividono con lui questa condizione, che ha un nome, politelia, dal greco poli, che significa tanti e thélé, capezzoli.

Anzi, si può dire che la politelia è il tipo più comune di malformazione che riguarda il seno, dato che interessa una percentuale di donne e uomini compresa tra lo 0.2% e il 5.6%. Non è difficile capire o descrivere di cosa si tratti: è appunto la presenza di un capezzolo in più, detto soprannumerario o accessorio, e la condizione correlata è la polimastia, ovvero la presenza di un seno in più.

Generalmente i capezzoli in più sono una macula dal colore, forma e struttura variabili, che nella maggioranza dei casi (il 75%) raggiunge al massimo il 30% del diametro dei capezzoli principali, perciò è molto più piccolo degli altri due.

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Le cause della politelia

In realtà non è ancora del tutto chiaro perché alcune persone sviluppino la politelia, che è una malformazione presente sin dalla nascita e che, secondo alcuni, ha basi ereditarie.

Secondo alcune teorie evoluzionistiche, le caratteristiche del DNA umano risentirebbero del fatto di derivare da altri mammiferi, quindi è più che naturale che si possano sviluppare altri capezzoli.

Molto semplicemente, si tratta di un'”anomalia” dello sviluppo, a partire dalla linea mammaria, che generalmente si sviluppa nell’embrione tra la quarta e la quinta settimana di vita, quando, bilateralmente, è possibile vedere un ispessimento sul torace; è invece durante il secondo e terzo mese che gli elementi ghiandolari delle mammelle si formano a livello di quarta e quinta costa, mentre l’ispessimento regredisce.

Tuttavia, se la regressione non è completa, possono rimanere alcuni “residui” che danno origine appunto al fenomeno della politelia.

I sintomi e le conseguenze della politelia

In genere i capezzoli accessori sono asintomatici, tuttavia può capitare che cambino colore, che diventino tumefatti o addirittura che arrivino a secernere latte, soprattutto durante alcune fasi particolari della vita, come l’adolescenza, il ciclo mestruale o la gravidanza.

Tuttavia, non ci sono conseguenze pericolose riscontrate nelle persone che presentano politelia che, come abbiamo detto, non interessa solo le donne. Un sex symbol giovanile che ha un capezzolo in più è, ad esempio, la popstar Harry Styles, ex degli One Direction.

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L’intervento per rimuovere il terzo capezzolo

Fatta questa premessa, è chiaro che chi decida di rimuovere il capezzolo accessorio lo faccia soprattutto per una questione estetica e perché non si senta a proprio agio con questa condizione.
Nel caso in cui il terzo capezzolo rappresenti una fonte di disagio, e abbassi il livello di autostima e di fiducia in se stesso di chi lo ha l’unica soluzione è rimuoverlo, attraverso un intervento chirurgico.

L’intervento in realtà non è complesso, ed è molto simile a quello di rimozione di un neo: in sostanza, il chirurgo non ha altro che “ritagliare” con il bisturi l’area intorno al capezzolo con una forma a losanga, per poi passare a suturare i due lembi di pelle; generalmente vengono applicati dei punti riassorbibili, e la cicatrice tutto sommato è poco visibile, anche se la sua lunghezza dipende ovviamente dal diametro della lesione.

L’operazione viene effettuata in anestesia locale, e ha una durata di circa venti o trenta minuti; spesso è lo stesso medico di famiglia che, una volta constatata l’esistenza dell’anomalia, potrà suggerire una visita da un chirurgo di fiducia, al quale spetterà il compito di decidere e programmare l’intervento.

Dopo la piccola operazione si può subito tornare al lavoro, ovviamente prestando attenzione a non sforzare eccessivamente la zona appena sottoposta all’intervento. In circa mezz’ora il terzo capezzolo sarà solo un ricordo lontano.

Articolo originale pubblicato il 7 Dicembre 2020

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