Epilessia fotosensibile, perché è necessario parlarne di più

Luci intermittenti, scene particolari nei film, schermi di PC e smartphone: c'è più di un fattore che può scatenare l'epilessia fotosensibile, che colpisce il 3% degli epilettici, soprattutto in giovanissima età.

L’epilessia, come sappiamo, è un disturbo neurologico transitorio del sistema nervoso centrale che può avere conseguenze anche molto gravi, causato da un’attività eccessiva o anomala di un gruppo di neuroni della corteccia cerebrale. Ma forse non tutti sanno che le crisi epilettiche possono essere causate anche da stimoli visivi: in questo particolare caso, tutt’altro che raro, si parla di epilessia fotosensibile.

Epilessia fotosensibile: le cause

La fotosensibilità, ovvero la particolare risposta del sistema nervoso centrale di fronte a stimoli visivi particolarmente forti, è il fattore patologico principale di questo particolare tipo di crisi, che si manifesta, come si legge in questo articolo, nel 5% circa degli epilettici.

A scatenare un attacco di epilessia fotosensibile può essere lo schermo di un tablet, di un PC, di uno smartphone, oltre a quello del televisore, ma anche luci intermittenti o troppo brillanti, come quelle stroboscopiche delle discoteche o quelle degli addobbi natalizi, così come alcune stimolazioni luminose intermittenti presenti in natura: capita, ad esempio, che chi ne soffre possa essere disturbato dal passaggio lungo un viale alberato con il sole radente, o dal riflesso del sole sull’acqua, ad esempio.

Per fare un esempio molto pratico, le crisi possono essere causate da scene particolari all’interno di un film: ad esempio, in occasione dell’uscita dell’ultimo episodio di Star Wars – L’ascesa di Skywalker, l’ Epilepsy Foundation e Disney, produttrice della pellicola, avevano avvertito il pubblico proprio circa la possibilità di scatenare crisi epilettiche.

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Epilessia fotosensibile: quando si manifesta?

Prima che gli schermi piatti prendessero il sopravvento, la televisione era da considerarsi la principale causa di scatenamento delle crisi, a causa dell’intermittenza delle immagini; oggi, l’incidenza di questo tipo di epilessia e di circa 1:4000.

Circa il 3% degli epilettici dichiara di soffrire di epilessia fotosensibile, che compare generalmente durante l’infanzia o l’età della pubertà (tra i 5 e i 20 anni) e colpisce di più le ragazze rispetto ai coetanei maschi (c’è un rapporto di 3:2).

I sintomi dell’epilessia fotosensibile

Come si può scoprire di essere potenzialmente soggetti ad attacchi di epilessia fotosensibile? I sintomi generalmente più frequenti, secondo questo documento, sono la chiusura degli occhi o la visione di oggetti e colori specifici durante la visione di luci a intermittenza, o brillanti, o pattern in movimento.

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Epilessia fotosensibile: cure e terapie

La fotosensibilità è una condizione che preoccupa molto i genitori di bambini o ragazzi con epilessia – ha spiegato il professor Oriano Mecarelli, Presidente LICE, del Dipartimento di Neuroscienze Umane a La Sapienza di Roma – Questa caratteristica individuale viene comunque testata abitualmente durante l’esecuzione dell’elettroencefalogramma (EEG) e, una volta accertata, i soggetti e le famiglie vengono adeguatamente informati affinché provvedano ad alcune precauzioni. L’assunzione dei farmaci antiepilettici, fondamentali per il controllo delle crisi, unita alla conoscenza delle cause scatenanti e alla conseguente adozione di precisi accorgimenti, si rivelano di fondamentale importanza per contenere il fenomeno della fotosensibilità. Se il paziente non può in alcun modo evitare l’esposizione ad un fattore di rischio  è opportuno che indossi occhiali protettivi dotati di speciali lenti colorate oppure, se non a sua disposizione, è utile che nella visione di stimoli luminosi intermittenti si copra con la mano un occhio e allontani immediatamente lo sguardo dalla fonte del disturbo.

LICE ha anche suggerito 10 accorgimenti per prevenire gli attacchi nei pazienti affetti da epilessia fotosensibile durante l’esposizione a stimoli luminosi intermittenti:

  • illuminare l’ambiente con lampade accese vicino allo schermo ed evitando la penombra.
  • guardare TV, smartphone, PC e tablet non troppo vicini allo schermo.
  • regolare le impostazioni Internet per controllare le immagini in movimento.
  • usare schermi da più di 100 Hz o di tecnologia più moderna, riducendo la luminosità dello schermo.
  • limitare il tempo passato davanti al video (i bambini di quinta elementare passano fino a 4 ore davanti alla tv nel fine settimana, come riportato dal documento sopra citato, mentre quelli nella fascia d’età fra gli 11 e i 15 anni hanno una media giornaliera di 2.2 ore).
  • evitare l’assunzione di alcol e seguire uno stile di vita sano.
  • evitare schermi quando si è particolarmente stanchi.
  • scegliere videogiochi i cui passaggi tra immagini e colori non siano eccessivamente bruschi.
  • non fissare troppo a lungo luci di discoteca, concerti o spettacoli pirotecnici.
  • indossare occhiali da sole polarizzati all’aperto in presenza di luci intermittenti, per proteggere gli occhi dalla luce intensa.

Articolo originale pubblicato il 18 Aprile 2021

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