EMDR: a cosa serve (per le donne) e come funziona? | Roba da Donne

Tutto ha inizio nel 1989, quando la psicologa americana Francine Shapiro ideò una metodologia per il trattamento degli stati profondi di stress: l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), traducibile in “Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”.

Ciò che inizialmente poteva sembrare una semplice sperimentazione, col passare degli anni ha raccolto sempre più consensi: nel 2013 L’OMS ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi a esso correlati. Un traguardo ragguardevole, tant’è che è stata fondata un’Associazione che ha il proposito di diffondere questa terapia in Italia.

Ciononostante non sono risparmiate numerose critiche da parte di colleghi e studiosi, che riducono il trattamento a una sorta di placebo. Si tratterebbe per loro, dunque, di un’esperienza assolutamente personale non avvalorata da alcuna evidenza scientifica.

Terapia EMDR: a cosa serve?

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Fonte: foto di David Garrison da Pexels

L’EMDR ha come obiettivo la cura o l’alleviamento dei numerosi sintomi debilitanti dello stress, ma si rivolge in modo particolare al cosiddetto Disturbo da Stress Post-Traumatico.
Esso si basa sulla teoria che all’interno del cervello, in seguito a un evento traumatizzante, si possa verificare un’anomalia nel modo di processare l’informazione: ciò avviene come se la memoria di quell’episodio venisse “congelata” nella sua forma ansiogena, assieme alle emozioni e sensazioni negative che l’hanno accompagnata.

Il ricordo così immagazzinato non riesce a essere rielaborato e affrontato in maniera corretta, dando origine alle risposte psico-fisiche dello stress: tachicardia, sudorazione delle mani, agitazione, insonnia, vertigini… la lista è davvero lunga.

Superare il panico e i traumi con l'ipnosi regressiva

Come funziona la terapia EMDR?

Questa metodologia sfrutta i movimenti oculari ritmici e alternati, ma anche altri tipi di stimolazioni tattili o sonore, e si articola in fasi multiple.

Il protocollo prevede una prima fase di rievocazione delle esperienze negative, nel tentativo di “desensibilizzare” (in altre parole far abituare) il paziente ai ricordi traumatici, mettendolo faccia a faccia con l’evento stressante. Nella fase successiva, quella di rielaborazione, il paziente è invitato a seguire i movimenti delle dita del terapeuta, in modo da “distrarlo” dal pensiero traumatizzante attraversi i movimenti degli occhi.

Il paziente sarà in grado di collegare quel singolo ricordo a reti di memoria più ampie e portato all’accettazione di quell’evento, con il risultato di non non sentirsi più emotivamente disturbato. Parola della psicoterapeuta Isabel Fernandez, presidente EDMR Italia, in un’intervista pubblicata su DonnaModerna.

Alcuni usi dell’EMDR sulle donne

1. Per difficoltà di allattamento

L’allattamento al seno è una fase cruciale sia per la madre che per il neonato. È dunque importante che ciò si verifichi nel modo più sereno e naturale possibile.
La terapia EMDR si propone di rafforzare questo primordiale legame madre-figlio, con in più l’obiettivo di depotenziare nella donna i sentimenti di impotenza o incapacità che potrebbero essere trasmessi al bambino.

2. Per traumi da parto

Come presentato sul sito ufficiale, anche qui la terapia può venire in aiuto alla partoriente per metabolizzare il senso di inadeguatezza che spesso segue il parto. Con L’EMDR si depotenziano queste sensazioni tossiche e si giunge a una rielaborazione lucida della forte esperienza passata.

3. Per violenza di genere

La violenza sulle donne è, tristemente, un argomento sempre attuale. Si può tradurre in percosse, violenza psicologica, fino ad arrivare al reato di stupro.
Delle conseguenze psico-fisiche che si porterà per sempre dietro la donna, vittima della brutalità gratuita, non se ne parlerà mai abbastanza.

In un articolo, pubblicato dalla psicoterapeuta Maria Zampiron nel Network Psicologi-Italia.it, sono riportate in terza persona testimonianze di donne accumunate da un passato di violenza e da un futuro, si spera, più roseo con l’ausilio della terapia.

Riportiamo un breve estratto. Si parla di Marta e del suo turbolento passato:

Una giovane adulta di 30 anni ricostruisce nel contesto della psicoterapia la storia della propria sessualità, che le impedisce di stabilire un sereno, equilibrato e permanente rapporto di coppia. [..]
Desidera morbidezza, fiducia in se stessa, nella relazione con se stessa e da parte di un partner. […]
Ma ha paura di lasciarsi amare, perché ritiene di non essere degna di “essere amata”.
Marta ripercorre, nel corso della psicoterapia e partendo dalle difficoltà del presente, gli episodi che l’hanno portata a vivere l’angoscia e a disprezzare se stessa e il suo corpo, utilizzando modalità disfunzionali come le azioni ossessive nella pulizia, perché si sentiva “sporca”, insieme agli eventi che hanno caratterizzato la relazione di “attaccamento” con la madre e il padre, nonché il rapporto con i propri fratelli.

Le parole dell’esperto

Roger Solomon, psicologo e psicoterapeuta americano, ha promosso l’uso dell’EMDR per la rielaborazione e la cura del Disturbo Post-Traumatico da Stress, nello specifico su donne vittime di violenza e molestie sessuali.

In un incontro del 2019 alla Corte d’Appello di Cagliari, indetto per la sensibilizzazione sul tema della violenza, ha così analizzato:

Il ricordo del trauma si incide dentro l’anima di chi lo subisce. La memoria di questi eventi terribili rimane bloccata, separata da tutto il resto. Il cervello non è in grado di elaborarla, quindi la congela per permettere di farci andare avanti. Ma qualcosa può far riattivare il trauma. Immagini, pensieri, percezioni che portano a rivivere quel dramma di continuo. Questa è la dissociazione post traumatica da stress.

Anche l’Associazione per l’EMDR in Italia appoggia questa terapia per aiutare la vittima a rielaborare e superare queste situazioni.

Questo titolo triviale Libero l'ha fatto davvero: rispondiamo con i dati

EMDR: le altre testimonianze di chi l’ha provato

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Fonte: ©VadimGuzhva – stock.adobe.com

Riportiamo pareri di persone che hanno tratto beneficio dalla terapia. Queste e altre sono consultabili dal sito del CRSP.

L’EMDR per superare un trauma: la storia di Roberto, ferito nella strage di Piazza Fontana del 1969

Gli incubi e le immagini della strage si presentavano spesso durante il sonno, a volte anche di giorno quando percepivo persino l’odore del sangue mescolato a quello dell’esplosivo. […] ho iniziato nel 2012 una terapia EMDR con la dott.ssa Isabel Fernandez presso il suo Centro di Milano.
La terapia si é conclusa felicemente e inaspettatamente nel febbraio 2013.
I sintomi che mi avevano accompagnato per anni come l’evocazione delle immagini della strage, il ricordo del rumore violento dell’esplosione e gli acufeni sono scomparsi e il mio atteggiamento nei confronti della mia vita é diventato progressivamente più positivo.

L’EMDR per il Disturbo Post-traumatico da Stress: la storia di Paola

Sono stata vittima di un incidente stradale…. ho iniziato ad avere incubi di notte, continui sbalzi di umore, attacchi di panico che non riuscivo a controllare.
Inoltre ho cominciato ad aver paura di viaggiare in auto. […]
Tutto questo mi ha portato a chiedere consiglio a un medico che mi ha diagnosticato un “Disturbo Post-traumatico da Stress”. Ho iniziato a prendere psicofarmaci.
Contemporaneamente ho iniziato un percorso EMDR con una psicoterapeuta. Fin dalla prima seduta il trattamento si è rivelato efficace e mi ha poi regalato con un miglioramento continuo.
Già dopo circa un mese di sedute EMDR ho sospeso il trattamento farmacologico, ho iniziato a salire su un auto anche per percorsi lunghi e a dormire la notte.

L’EMDR per superare un lutto: la storia di Francesca

Uno dei motivi per cui avevo deciso di iniziare il mio percorso di psicoterapia era proprio la sofferenza che dopo due anni provavo ancora così viva pensando al fatto che lei non ci sarebbe più stata. Mi sentivo in colpa anche dopo tanto tempo, pensavo di non aver fatto abbastanza per aiutarla, per impedire il peggio. […]
Quando ho incominciato la terapia con l’EMDR, il solo pensiero che avremmo dovuto parlare della morte di mia nonna mi faceva stare male. […]
Poi già dalle prime sedute ho sentito che qualcosa stava succedendo. Prima è stato il mio stomaco ad allentare le tensioni, ho iniziato a sentirlo, riuscivo finalmente a riempirlo del mio respiro! Quando abbiamo lavorato sull’immagine della nonna ho pianto tutte le lacrime che avevo ma la cosa strana era che più piangevo più uscivo dal dolore invece di sprofondarci dentro.
Sentivo che era un pianto diverso, era liberatorio e nonostante avessi pianto tanto in questi anni quelle lacrime erano diverse.
Ho incominciato ad avere immagini di me e mia nonna insieme, sorridenti. La colpa è svanita.

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