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Disease mongering: c'è davvero chi inventa malattie per vendere farmaci?

Si parla oggi sempre più frequentemente di disease mongering, ossia di chi inventa nuove malattie per aumentare la vendita di medicinali e trarne profitto. Esiste davvero questa pratica, e cosa ci dice la storia a riguardo?
disease mongering

Il disease mongering è la presunta tendenza dei medici e delle case farmaceutiche a estremizzare il marketing farmaceutico, inventando o rendendo peggiori delle malattie. Sembra essere una pratica che accadeva già in passato, e che sta trovando terreno sempre più fertile nell’ultimo secolo.

La storia ha mostrato alcuni casi rappresentativi che fanno pensare a comportamenti di mercificazione delle malattie in ambiente sanitario. Oggi si stanno facendo studi e conferenze per comprendere se davvero questo fenomeno è così diffuso e la sua gravità.

Disease mongering: che cos’è?

Disease mongering significa tradotto “commercializzazione delle malattie” da parte della comunità scientifica e delle aziende farmaceutiche. È il nome dato al modo di mercificare le malattie e la salute delle persone per trarne profitto. Il sito Salute Internazionale riporta le parole dell’economista svizzero Gianfranco Domenighetti che sostiene che l’azione del disease mongering agisce su tre piani della realtà:

  • sul piano quantitativo, perché amplia i parametri che definiscono una patologia. Come nel caso dei livelli di colesterolo o del diabete, rendendo sempre più labile il confine tra normalità e malattia;
  • sul piano qualitativo, poiché questa pratica tende a trasformare condizioni normali dell’organismo umano in situazioni patologiche che necessitano di una cura;
  • infine dal punto di vista temporale, dal momento che si crea una campagna pubblicitaria camuffata in campagna di prevenzione sanitaria con pratiche di screening e cura la cui efficacia è incerta oppure non ancora dimostrata con test validi.

Il disease mongering fa leva sullo sfruttamento della paura della malattia e della morte, sempre più diffusa negli ultimi decenni, e della fiducia nel progresso e nell’autorità scientifica. Alcuni osservatori quindi arrivano a considerare reale il problema del disease mongering, anche se ammettono che avviene in una bassa percentuale nell’ambiente medico-sanitario. Inoltre bisogna fare molta attenzione a non cadere in teorie del complotto e non scambiare reali scoperte scientifiche con la loro commercializzazione.

Disease mongering: esistono casi storici?

La storia va incontro ai sostenitori di una certa tendenza al disease mongering con alcuni casi avvenuti in passato. Il primo episodio è riportato nel saggio Listerine’s Long Shadow: Disease Mongering and the Selling of Sickness e riguarda appunto la nascita del collutorio Listerine. A partire dalla fine del 1800, questo prodotto serviva principalmente per sterilizzare gli strumenti chirurgici, poi venduto come prodotto per pulire i pavimenti e successivamente per il trattamento della gonorrea. Infine fu promosso come cura all’alitosi, condizione prima pressoché ignorata.

Risale al 1923 la prima opera teatrale che tratta questo argomento in Francia. La commedia di Jules Romains dal titolo Il dottor Knock, ovvero il trionfo della medicina racconta di un giovane dottore arrivato in un piccolo paesino come sostituto del medico condotto. In poco tempo il dottor Knock riesce a trasformare la cittadina in un grande ospedale nel quale ogni persona si credeva malata e necessitava di un trattamento. Il motto del dottore era proprio:

coloro che si credono sani sono solo malati che non sanno di esserlo

Il primo testo nel quale si fa riferimento invece al termine disease mongering è il libro Disease-Mongers: How Doctors, Drug Companies and Insurers are making you feel sick di Lynn Payer nel quale l’autrice definisce questa tendenza come il tentativo di

convincere persone sane di essere malate o persone leggermente malate di essere molto malate

Disease mongering e scienza

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Fonte: Web

Il disease mongering si manifesta anche con trucchi più subdoli, non mostrando ad esempio tutti gli effetti collaterali di alcuni medicinali. Oltre agli episodi storici, in alcuni casi è possibile anche oggi riconoscere atteggiamenti di commercializzazione delle malattie, come nella gestione dell’epidemia di H1N1. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha deciso di modificare i criteri di definizione di pandemia, allargando di molto i parametri e dunque il numero di persone che si consideravano malate. Questo ha fatto scattare in molti Paesi provvedimenti di emergenza che hanno avvantaggiato le case produttrici di vaccini.

Sul sito Informasalus vengono segnalati ulteriori esempi dal giornalista ed esperto di public affairs, crisis communication e corporate social responsibility Luca Poma. È il caso della mercificazione della presunta malattia Adhd, sindrome da ipe-rattività e deficit di attenzione dell’infanzia. O ancora, più clamorosa, la propaganda della stitichezza, con tanto di organizzazione della Settimana Nazionale per la Diagnosi e la Cura della Stitichezza. Secondo il Primario di Cardiologia dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo Marco Bobbio fu fatta per promuovere un farmaco che curava questo problema, ritirato poi dal commercio per il rischio di incidenti cerebrovascolari.

Come già detto, fortunatamente sono pochi i medici che speculano sulla paura per fare profitti. Il problema più grande sembra arrivare dall’alto, ossia dalle case farmaceutiche e dalle grandi società, attraverso la divulgazione di informazioni traslate o esagerate con siti internet, editoriali e convegni scientifici.

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