Sappiamo ancora molto poco sul coronavirus. Anche se la ricerca è concentrata e orientata su questa malattia che sta mietendo vite in tutto il mondo, si tratta di un virus relativamente nuovo con un comportamento per il quale non si hanno ancora tutte le risposte: come funziona la risposta immunitaria? Ci potrà essere un vaccino entro il prossimo anno? Esiste qualcosa che può rappresentare anche una cura-tampone in attesa del vaccino?

Oltre a lavarci le mani, tenere il distanziamento sociale, usare i gel detergenti e indossare la mascherina, possiamo fare qualcos’altro per tutelarci? Queste sono probabilmente le domande più comuni che ci poniamo, ma forse ce ne sono altre che dovremmo porci. Per esempio, sappiamo che il coronavirus colpisce le vie respiratorie, e se avesse ripercussioni anche su altri organi, come per esempio il cervello?

Coronavirus e cervello, lo studio

Coronavirus e cervello
Fonte: Pixabay

Un nuovo scenario viene aperto dallo studio che si intitola Neuroinvasion of Sars-CoV-2 in human and mouse brain, che però riporta un disclaimer importante: questa ricerca ha bisogno di approfondimenti e ulteriori conferme, per cui non può essere accettata come immutabile verità, tanto più che sono davvero tanto le cose che vorremmo sapere e ancora non sappiamo sul coronavirus.

Gli studiosi hanno lavorato sull’imaging cerebrale e sui sintomi del paziente come punto di partenza, per poi elaborare la ricerca con un approccio più ampio e diffuso. L’infezione cerebrale da coronavirus è stata infatti documentata in tre modi: grazie agli organoidi (ossia grappoli di cellule cerebrali in una capsula da laboratorio destinata a imitare la struttura tridimensionale del cervello), grazie a esperimenti sui topi e grazie all’analisi del tessuto cerebrale dei morti con coronavirus.

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Secondo questo studio guidato dall’immunologa di Yale Akiko Iwasaki, il Covid-19 colpisce vari sistemi di organi, compreso il sistema nervoso centrale, anche se non tutti sono concordi nell’affermare che il virus infetta il cervello o quali possano essere le conseguenze della malattia sul sistema nervoso. In base all’osservazione scientifica però, si è notato che il coronavirus è compatibile con cambiamenti metabolici.

Nei topi, in particolare, il virus ha attaccato i neuroni e le vie respiratorie, ma solo l’infezione al cervello ne è stata la causa di morte (i topi che sono stati infettati al cervello hanno perso rapidamente peso e sono morti, mentre quelli infettati ai polmoni no). Infine, eseguendo delle autopsie su persone decedute con coronavirus, il Covid-19 è stato trovato nei neuroni corticali, che proverebbero la prova della capacità invasiva di Sars-CoV-2 secondo gli studiosi.

Coronavirus e cervello, la tesi di ricerca

Coronavirus e cervello
Fonte: Pixabay

Lo studio è partito dal fatto che si è notato come tra i sintomi legati al coronavirus si annoverano anche mal di testa, confusione e delirio. Così la ricerca sostiene la tesi che il Covid-19 invade le cellule cerebrali e, attraverso esse, fa copie di se stesso. Inoltre le cellule del virus, come fossero “vampiri d’aria”, succhiano l’ossigeno delle altre cellule a loro vicine facendole morire. Ancora non si sa come e perché questi effetti possano essere scatenati in chi viene infettato, ma si suppone che ci possano essere ragioni genetiche oppure legate all’alta carica virale.

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A differenza di altri virus, come per esempio lo Zika, gli studiosi non hanno trovato che il coronavirus inneschi una risposta immunitaria per contrastare l’azione della malattia nel cervello. Anzi, il Covid-19 sembra ridurre vistosamente le sinapsi e le connessioni tra i neuroni, infettando le cellule attraverso una proteina situata sulla superficie delle nostre cellule, una proteina che è dappertutto nel nostro corpo, ma soprattutto nelle cellule dei polmoni. Il virus infine potrebbe arrivare al cervello attraverso il bulbo olfattivo, gli occhi o dal flusso sanguigno.

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