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Cheratosi pilare, la chiamano "pelle di gallina": perché non sottovalutarla e come ridurla

La cheratosi pilare comporta un ispessimento della pelle in corrispondenza dei follicoli piliferi che ricorda, visivamente, la pelle di gallina
cheratosi pilare

La cheratosi pilare (chiamata anche cheratosi follicolare) è una patologia della pelle non contagiosa, perché non di origine infettiva, dunque non causata da un batterio né da un fungo. È esteticamente evidente, purtroppo non ha cura definitiva e l’origine è ancora incerta. Causa un ispessimento della pelle in corrispondenza dei follicoli piliferi, tappati da un eccesso di cheratina.

L’effetto è ruvido al tatto mentre alla vista ricorda la pelle di gallina, che non a caso è proprio il nome volgarmente attribuito alla patologia. Si manifesta soprattutto su retro delle braccia, glutei e gambe negli adulti, mentre nei bambini è interessata anche la pelle del viso (guance, arcata sopracciliare).

Attenzione: nei bambini non va confusa con la follicolite, condizione in cui i follicoli piliferi sono soggetti a infezione causata da batteri, funghi o virus.

Accanto alla cheratosi pilare comune, ci sono anche forme più aggressive e fortunatamente meno diffuse:

  • cheratosi pilare rossa atrofizzante: interessa viso, guance e orecchie e oltre ai caratteristici “puntini” e alla pelle secca, si presentano rossori e infiammazioni. Barba e sopracciglia sono molto rade;
  • trofodermia vermicolata: le papule ipercheratosiche guariscono, ma poi degenerano in cicatrici atrofiche;
  • cheratosi follicolare spinulosa decalvante di Siemens: è una malattia genetica rara che presenta, oltre all’ispessimento cutaneo, anche la caduta dei capelli, la perdita dei peli delle sopracciglia, congiuntiviti cheratosiche. Non regredisce spontaneamente, a differenza della cheratosi pilare comune;
  • cheratosi pilare acquisita sintomatica: associata a dermatosi di tipo infiammatorio.

Cheratosi pilare: le cause

La causa sembra essere di origine genetica a trasmissione autosomica dominante. La malattia tende a presentarsi soprattutto in inverno e a migliorare con l’estate, contrariamente alla maggior parte delle problematiche cutanee, che invece peggiorano con l’esposizione ai raggi solari.

Proprio la cheratina sembra essere l’origine del problema. Il corpo produce questa proteina per proteggere la cute da agenti esterni e batteri, ma non si conosce ancora con precisione ciò che porta a una produzione così eccessiva da sfociare in cheratosi. Potrebbe esserci quasi certamente una predisposizione genetica così come un’associazione con altre problematiche della cute come la dermatite atopica e l’ittiosi.

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Secondo alcuni studi scientifici la cheratosi pilare è uno dei sintomi per riconoscere l’intolleranza al glutine ed è associata ad alcune forme di diabete mellito insulino-indipendenti, come evidenzia uno studio di G. Yosipovich e altri.

Cheratosi pilare: conseguenze

cheratosi pilare
Fonte: web

La cheratosi pilare non ha conseguenze particolari, se non di tipo estetico. Si manifesta su zone del corpo (le quali prendono appunto il nome di zone cheratosiche) che diventano ruvide e puntiformi, come granulose al tatto. Non a caso, si parla di “pelle di gallina”, molto secca.

Si formano papule cheratinizzate del diametro di 1-2 millimetri circa, per via dell’ostruzione degli orifizi follicolari dovuta ai tappi cheratinici. I puntini, di colore biancastro o rossi, non comportano dolore o prurito, ma possono causare fastidio e avere ripercussioni psicologiche, soprattutto nei più giovani.

Cheratosi pilare: rimedi

Farmaci e trattamenti possono solo attenuare il disturbo, non risolverlo completamente, perché purtroppo la patologia presenta un alto tasso di recidiva e nessuna cura è effettivamente risolutiva. Sembra però rientrare gradualmente, in modo autonomo, intorno ai 30 anni d’età.

Solitamente si consiglia di applicare sostanze idratanti per ammorbidire la pelle, come quelle con proprietà cheratolitiche, ossia in grado di sciogliere lo strato corneo dell’epidermide. Sì anche a detergenti delicati, pomate a base di steroidi, lozioni lattiche e sali di Epsom. Questi ultimi, usti come sali da bagno, purificano la pelle e sprigionano proprietà lenitive, idratanti, antinfiammatorie e purificanti.

Si consiglia anche di evitare, al contrario, sostanze abrasive e scrub aggressivi, che potrebbero peggiorare la situazione. Scrub delicati potrebbero invece essere di aiuto: si può semplicemente mescolare del bicarbonato di sodio con un po’ di acqua tiepida, oppure miscelare dell’olio di mandorle con del sale marino. E dopo lo scrub per lenire la pelle sì a olio di cocco, olio di oliva e farina di avena.

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