logo
Stai leggendo: Che cosa dobbiamo noi donne a Umberto Veronesi

Che cosa dobbiamo noi donne a Umberto Veronesi

Non dimenticheremo mai l'oncologo Umberto Veronesi: ecco le ragioni per cui era tanto stimato soprattutto dalle donne.
Umberto Veronesi

Scomparso nel 2016, Umberto Veronesi è rimasto nel cuore di tante persone per molte ragioni. È stato un oncologo di chiara fama – e in quanto tale anche Ministro della Sanità in un governo tecnico – e ancora oggi è ricordato per la sua attività, grazie alla quale ha fondato tra l’altro lo Ieo (Istituto Europeo di Oncologia), un’istituzione di eccellenza nella lotta ai tumori, con particolare attenzione a quelli femminili. Veronesi è stato tra l’altro molto amato per via di alcune sue posizioni etiche: non dimentichiamo infatti che si oppose strenuamente alla sperimentazione animale, tracciando nuove linee di bioetica relative alla ricerca contro il cancro.

Umberto Veronesi, oncologo attento alle donne

Sulla pagina Wikipedia di Veronesi viene riportata una cosa della sua storia di oncologo, che è tanto importante da trovarsi nei primissimi righi. E cioè che l’illustre medico scomparso si è occupato tantissimo del carcinoma mammario, che incide moltissimo nella mortalità dei tumori femminili. Veronesi propose la quadrantectomia – un tipo di chirurgia senologica – abbinata alla radioterapia, al posto della mastectomia – dato che quest’ultima può influire esteticamente e psicologicamente sulla salute della paziente. In questo senso dobbiamo molto a Veronesi. I cambiamenti non sono mai facili, soprattutto in medicina, perché sono dei cambiamenti culturali: a volte serve uno scienziato illuminato che porti avanti una battaglia perché essa diventi un fatto assodato ed è questo che Veronesi ha fatto (tra le altre cose).

Umberto Veronesi ci ha tenuto moltissimo alla salute delle donne, tanto che si è schierato chiaramente a favore del mantenimento della legge 194, quella che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Il medico, in un articolo sul Corriere della Sera, mise in evidenza come nessuno sia favorevole all’aborto per se stesso, ma legalizzarlo è un modo di tutelare le donne. Tra l’altro, il numero di aborti, scrive il medico, è drasticamente diminuito:

Se una donna è talmente disperata da non volere un bambino, troverà comunque un modo per non averlo e se un medico e un ospedale non la accoglierà, finirà pericolosamente in mani incompetenti. L’ aborto è un fatto serio, ma l’ aborto clandestino è una vera tragedia e per questo la legalizzazione corrisponde alla scelta del «male minore». E la modalità della pillola RU486 rende questa scelta meno dolorosa per la donna.

Umberto Veronesi, l’approccio con i pazienti

Repubblica ha realizzato un’intervista con Mohan Testi, arpista perugina ed ex paziente di Veronesi. La donna ha raccontato come con il medico si sia instaurato un rapporto fatto di stima reciproca e di attenzione da parte sua. La donna si è rivolta allo Ieo – l’ospedale che ancora oggi raccoglie l’eredità del grande oncologo – e ha incontrato Veronesi scoprendo come lui si interessasse alle persone che gli chiedevano aiuto per la propria salute.

La persona era al centro di tutto – ha raccontato Testi – C’era la volontà di superare i problemi assieme, senza far sentire il paziente un numero. In questo, lui era un mago. Riusciva a concretizzare quello che credeva fosse giusto nella vita lavorativa. Quindi ho fatto l’operazione sentendomi bene, circondata dalla massima gentilezza, sentendomi spiegare quello che mi facevano. Mi sentivo una persona pensante. Lui era uno che si fermava a chiedere, era anche molto curioso.

Umberto Veronesi innamorato del suo lavoro

Umberto Veronesi
Fonte: Ansa

L’oncologo è stato molto impegnato con il suo lavoro: la lotta contro il cancro è una missione, non un mestiere come gli altri. La vedova Sultana Razon ha raccontato in un’altra intervista a Repubblica di come la loro vita di coppia non sia stata sempre in discesa, per via della

passione totalizzante per il suo lavoro.

Non deve essere stato per nulla semplice, eppure Susy – come lui la chiamava – gli fu sempre accanto, comprendendo la portata rivoluzionaria di quello che il suo compagno di vita ha fatto per tutte le donne del mondo. E che fortunatamente, grazie alla sua fondazione, altri medici dopo di lui continueranno a fare.

Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...