
Anaffettività: dalle caratteristiche principali ai sintomi
Che cos'è l'anaffettivtà e come si manifesta questa condizione che porta chi lo è ad avere difficoltà a provare emozioni verso le altre persone

Che cos'è l'anaffettivtà e come si manifesta questa condizione che porta chi lo è ad avere difficoltà a provare emozioni verso le altre persone

Prima di spiegare cos’è l’anaffettività è bene fare una premessa: non esiste una diagnosi psicologica o psichiatrica che riconosca l’anaffettività come disturbo autonomo, e per questo non ha una definizione clinica e universalmente condivisa.
Detto questo, l’anaffettività è – in estrema sintesi – l’incapacità di stabilire relazioni affettive o di dimostrare emozioni, cosa che può avere un ampissimo spettro di manifestazioni e sfumature. Anaffettività ad esempio significa avere difficoltà a instaurare legami emotivi profondi, o a esprimere affetto, tenerezza o empatia, ma anche avere difficoltà a esprimere e comunicare i propri bisogni affettivi. Come vedremo nei prossimi paragrafi, infatti, questa condizione si manifesta in modi molto diversi fra loro, interconnessi e complementari.
Prima di procedere, però, è bene stabilire la differenza fra anaffettività e alessitimia. Quest’ultima, infatti, è una condizione che porta ad avere difficoltà a riconoscere identificare, comprendere e descrivere le proprie emozioni: non è una malattia ma un costrutto psicologico, ovvero una dimensione del funzionamento emotivo che può presentarsi con intensità differenti da persona a persona.

Ora che abbiamo capito meglio cos’è l’anaffettività possiamo evidenziare il modo in cui essa si manifesta. In estrema sintesi, si può manifestare con:
Ed ecco che, chi è anaffettivo può ad esempio apparire apatico, privo di qualsiasi slancio a livello emotivo e distaccato di fronte alle situazioni che, negli altri, provocano un’emozione. Una sorta di freddezza naturale verso ciò che accade.
Altra caratteristica comune delle persone anaffettive, è la distanza fisica e il rifiuto del contatto fisico. Il soggetto anaffettivo tende a evitare gesti come gli abbracci, i baci, le carezze e il contatto in generale, trovandosi estremamente a disagio se viene obbligato a farlo o riceverlo, per esempio nel caso di un bambino che viene costretto a riceve un bacio da un parente.
Anche l’eccesso di razionalità è una caratteristica tipica di chi è anaffettivo, motivo per il quale chi lo è tende a svolgere attività in solitaria, rifugiandosi nel lavoro, evitando situazioni troppo conviviali o di socialità, tutti modi per ridurre al minimo la possibilità di un coinvolgimento emotivo.
Ma chi è anaffettivo può avere una rapporto di coppia? Ovviamente si, ma si tratta di un quadro che può portare con sé diverse problematiche. In una relazione di questo tipo, infatti, uno dei partner manifesta una ridotta disponibilità al coinvolgimento emotivo, all’espressione dei sentimenti e alla condivisione dell’intimità affettiva, cosa che può tradursi in una relazione caratterizzata da distanza emotiva, scarsa comunicazione dei bisogni, difficoltà a esprimere tenerezza.
Ovviamente si tratta di un tema molto delicato perché, soprattutto all’interno di una coppia, l’anaffettività può essere vissuta dall’altro partner come una forma di disinteresse o come mancanza di amore, anche quando in realtà il ridotto coinvolgimento emotivo potrebbe non corrispondere a ciò che necessariamente l’altra persona prova. Perché non manifestare amore non significa necessariamente non provarlo affatto e, viceversa, essere in grado di mostrare i propri sentimenti non significa sempre riuscire a costruire una relazione emotivamente soddisfacente.
Com’è facile immaginare, l’anaffettività può influenzare anche la vita sessuale di coppia, soprattutto quando la difficoltà a vivere l’intimità emotiva si riflette nel rapporto con il contatto fisico e la vicinanza. Alcune persone possono vivere la sessualità prevalentemente come un’esperienza fisica, senza sentire il bisogno di un coinvolgimento sentimentale, mentre altre possono manifestare difficoltà a lasciarsi andare, comunicare i propri desideri o vivere serenamente l’intimità.
Ma quali sono le cause alla base di un comportamento anaffettivo, cosa scatena questa reazione sia fisica che emotiva del soggetto che la vive?
Come abbiamo detto, l’anaffettività non è una malattia ma è un sintomo e un meccanismo di difesa a livello psicologico. Le cause, quindi, sono per lo più di natura psicologica e relazionale. Tra queste, quelle più comuni possono riguardare:

E’ importante sottolineare che è improprio parlare di “guarire” dall’anaffettività o di “curare” l’anaffettività: non si tratta infatti di un disturbo clinico ma, spesso, di un meccanismo di difesa o di un sintomo di altre condizioni psicologiche. Se ci riconosce in un quadro di anaffettività, la prima cosa da fare è chiedere aiuto a personale esperto. Avviare un percorso di psicoterapia individuale può essere molto importante per sciogliere i nodi che, col tempo, hanno portato le nostre emozioni a spegnersi una dopo l’altra. Uno psicoterapeuta può infatti lavorare su diversi aspetti, come:
Esistono però anche altre attività che possono aiutare a manifestare in modo più evidente le proprie emozioni, riconoscendole:
In generale si possono introdurre nella propria quotidianità tutte le attività che possono aiutare a rendersi più consapevoli di ciò che si prova, si sente e si è, aumentando così la connessione con ciò che si ha dentro e con il proprio mondo emotivo.

Vivo seguendo il mantra "se puoi sognarlo puoi farlo". Sono una libera professionista della vita. Una porta verde, una poltrona rossa e una vasca da bagno sono le mie certezze, tutto il resto lo improvviso.