
Ascolto attivo: significato, esempi e regole
Cosa sapere sull'ascolto attivo, tecnica con cui migliorare le proprie relazioni umane, amicali o sentimentali ma anche lavorative: come metterlo in pratica.

Cosa sapere sull'ascolto attivo, tecnica con cui migliorare le proprie relazioni umane, amicali o sentimentali ma anche lavorative: come metterlo in pratica.

Sviluppare un ascolto attivo è oggi una delle competenze più rare e preziose che si possano acquisire. In un’era dominata dalla disattenzione, dedicare la propria totale presenza a chi ci parla è un gesto potente in grado di fare la differenza. Ma cosa distingue una fruizione passiva da una reale capacità di comprensione? In questo articolo scopriamo cos’è davvero l’ascolto attivo, quali benefici porta nella gestione dei conflitti e come metterlo in pratica ogni giorno per costruire legami autentici.
Ma cos’è l’ascolto attivo? A spiegarci il suo significato è l’APA Dictionary of Psychology:
«L’ascolto attivo è una tecnica d’ascolto e di risposta focalizzata sull’interlocutore, in cui l’ascoltatore presta la massima attenzione a ciò che viene detto, ne riflette il contenuto e i sentimenti, e fornisce un feedback per confermare la corretta comprensione senza esprimere giudizi o dare consigli affrettati.»
Questo concetto si basa sul fatto che l’ascolto rappresenta un bisogno emotivo attraverso una conversazione intima in cui si possa dare e ricevere attenzione incondizionata.
L’espressione “ascolto attivo” viene associata agli psicologi Carl Rogers e Richard Farson, che nel 1957 pubblicarono Active Listening, un testo dedicato all’ascolto nelle relazioni professionali. Il saggio sarebbe stato poi ripubblicato nel 1987 all’interno del volume Communicating in Business Today.
L’idea si inseriva nel più ampio approccio centrato sulla persona sviluppato da Rogers, fondato sull’importanza di empatia, autenticità (o congruenza) e considerazione positiva incondizionata come condizioni capaci di favorire il cambiamento e la crescita della persona. L’ascolto attivo consiste, in questo quadro, nel cercare di comprendere il punto di vista e l’esperienza dell’interlocutore, restituendogli quanto si è compreso senza imporre giudizi o interpretazioni.

Nel 1962, Thomas Gordon, che era stato allievo e poi collaboratore di Rogers, iniziò a sviluppare il programma Parent Effectiveness Training (P.E.T.), applicando queste modalità di ascolto anche alle relazioni quotidiane e, in particolare, a quelle tra genitori e figli.
Gordon descrive l’ascolto attivo come una modalità di restituzione del messaggio dell’interlocutore che permette di verificare la comprensione sia del contenuto sia dei sentimenti espressi. Perché la comunicazione sia efficace, occorre evitare quelli che Gordon definisce “ostacoli alla comunicazione” (communication roadblocks): tra questi rientrano ordini, minacce e ammonimenti, giudizi, consigli non richiesti, critiche, disapprovazione, interpretazioni o diagnosi, consolazione, ironia e distrazione. L’obiettivo non è quindi semplicemente “stare zitti e ascoltare”, ma creare le condizioni perché l’altra persona possa sentirsi compresa ed esplorare con maggiore chiarezza ciò che sta vivendo.
I passaggi da tenere a mente per un ascolto attivo ottimale sono:
Sì, perché per praticare l’ascolto attivo, ci sono alcune cose che vanno evitate, a partire dall’interruzione dell’interlocutore. Non si deve inoltre interrompere il contatto visivo, farsi distrarre e mettere fretta a chi parla: alcune persone hanno bisogno di tempo per raccogliere le idee ed esprimerle come vorrebbero. Non ci si deve inoltre concentrare eccessivamente su alcuni dettagli, soprattutto se allontanano dal punto principale del messaggio. E naturalmente è vietato cambiare argomento o fare battute.

Ascolto attivo non significa soltanto stare in silenzio mentre l’altra persona parla, ma dimostrare di aver compreso ciò che sta raccontando, prestando attenzione anche alle emozioni che esprime. Per farlo, si possono utilizzare domande aperte, riformulazioni e risposte che riconoscono i sentimenti dell’interlocutore, senza giudicarlo o cercare subito di offrirgli una soluzione.
Per esempio, se una persona dice: «Al lavoro è stata una giornata terribile, ho fatto un errore davanti a tutti e mi sono sentita incapace», una risposta come «Dai, può capitare a tutti, non pensarci» tende a minimizzare quello che sta provando. Una risposta basata sull’ascolto attivo potrebbe invece essere: «Ti sei sentita molto in difficoltà e quell’errore davanti agli altri ti ha fatto sentire incapace». In questo modo si restituisce all’interlocutore ciò che si è compreso, lasciandogli anche la possibilità di correggere o approfondire.
Anche le domande aperte possono aiutare: «Cosa ti ha fatto stare peggio di quella situazione?», «Come ti sei sentita quando è successo?» oppure «Cosa pensi che potrebbe aiutarti adesso?». L’obiettivo non è interrogare l’altra persona, ma incoraggiarla a raccontare ciò che sta vivendo.
Come anticipato l’ascolto attivo può essere utile anche nelle relazioni tra genitori e figli. Un esempio di ascolto attivo in questo campo può essere il seguente: di fronte a un bambino che dice «Non voglio più andare a scuola, nessuno vuole giocare con me», rispondere «Non è vero, hai tanti amici» significa contraddire immediatamente la sua percezione. Si potrebbe invece dire: «Ti senti escluso e oggi a scuola ti sei sentito solo», per poi chiedere: «Vuoi raccontarmi cosa è successo?».
In tutti questi esempi di ascolto attivo, appare chiaro che ascoltare attivamente significa cercare di comprendere prima di giudicare, consigliare o proporre una soluzione. Non è necessario essere d’accordo con ciò che l’altra persona dice: il primo obiettivo è farle capire che il suo messaggio è stato ascoltato e compreso.
Come si legge su Very Well Mind, può aiutare nelle relazioni, perché le persone si sentono più comprese: il partner o la partner entrano in contatto con il punto di vista dell’altra persona e questo è il fondamento di ogni relazione sana. E questo è vero anche nelle amicizie o nei rapporti di vicinato. L’ascolto attivo inoltre mantiene inoltre il coinvolgimento positivo e, sul lavoro, porta a sviluppare soluzione e collaborare meglio dopo aver compreso i problemi. Infine può essere utile qualora il nostro interlocutore o interlocutrice soffra di ansia sociale: in questo modo si sentirà maggiormente validato e compreso. Qui sotto, riassunti, egli effetti benefici che l’ascolto attivo porta con sé:

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds