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Anche gli uomini si ammalano di cancro al seno

Pochi lo sanno, ma anche gli uomini possono sviluppare il cancro al seno. L'incidenza è sicuramente minore, ma i rischi sono gli stessi anche per la popolazione maschile.
Fonte: web

Se pensate che il tumore al seno possa colpire esclusivamente le donne vi sbagliate; seppur in percentuali più ridotte, infatti, il cancro mammario interessa anche la popolazione maschile.

Questo accade perché anche nell’uomo sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, come succede nella donna, possono mutare e dare il via alla formazione del cancro e alla sua successiva diffusione negli organi vicini. Anzi, nelle prime fasi della vita maschi e femmine presentano più o meno la stessa quantità di tessuto mammario, ma la situazione cambia con l’arrivo della pubertà, quando gli ormoni femminili prodotti dalle ovaie fanno crescere dotti, lobuli (che producono il latte) e stroma nelle donne, mentre gli ormoni maschili tengono sotto controllo la crescita di tali tessuti negli uomini –  che in genere hanno i dotti, ma pochissimi lobuli e tessuto adiposo.

Come detto, l’incidenza del tumore al seno negli uomini è indubbiamente minore rispetto alla percentuale di donne colpite ogni anno; i dati più recenti stimano che le neoplasie mammarie maschili siano attestate fra lo 0,7 e l’1%, vale a dire che, come riporta Humanitas, si parla circa di un caso su 100.000. Benché nella maggior parte dei casi sia stato appurato che il tumore colpisce soprattutto le persone al di sopra dei 60 anni, negli ultimi anni, sostiene lo stesso sito, l’incidenza è risultata essere in incremento anche fra gli uomini con meno di 45 anni.

I fattori di rischio

Sono diversi i fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di tumore del seno nell’uomo, alcuni dei quali possono essere evitati semplicemente modificando abitudini e stile di vita.
Con l’avanzare dell’età aumenta anche nell’uomo il rischio di tumore del seno, mentre quando la malattia colpisce un uomo giovane, si può pensare a fattori di rischio di tipo ereditario o genetico. La familiarità, ovvero la presenza di casi di tumore al seno in familiari molto stretti può essere un campanello d’allarme, dato che un uomo su cinque con tumore del seno ha parenti stretti – maschi o femmine – colpiti dalla stessa malattia. Anche alcune sindromi genetiche presenti alla nascita, come la sindrome di Klinefelter, o l’esposizione del torace a radiazioni, a causa per esempio di un trattamento di radioterapia, possono influenzare in modo negativo il rischio. Inoltre, come accade per la donna, anche nell’uomo gli ormoni giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita del tumore del seno, e tutto ciò che sconvolge l’equilibrio ormonale può far aumentare il rischio di malattia: ad esempio problemi a livello dei testicoli, come la rimozione, la discesa incompleta o assente, la terapia ormonale in caso di tumore della prostata, l’obesità, dato che induce la produzione di livelli più elevati di estrogeni, ma anche l’abuso di alcol e le malattie del fegato.

A livello genetico, sono molto importanti le mutazioni presenti nel gene BRCA2 e del BRCA1; in questo senso, è del maggio 2017 la scoperta, riportata dall’Avvenire, che ha individuato il fattore che modula il rischio di sviluppare il tumore della mammella e della prostata negli uomini. L’incidenza del tumore al seno è dell’1%, mentre quelli alla prostata sono invece il 25%, ma la ricerca, condotta dall’Università La Sapienza e dall’Università di Cambridge con la collaborazione dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) parla di percentuali praticamente invertite tra gli uomini portatori di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, che li predispongono al tumore alla mammella nel 15% dei casi , mentre quello alla prostata cala al 2%. I geni BRCA1 e BRCA2 sono geni ad alta penetranza, ovvero la loro alterazione aumenta fortemente il rischio di essere colpiti da tumore, ma c’è da dire che non tutti gli individui che ereditano tali mutazioni hanno uguali probabilità di sviluppare un tumore nel corso della loro vita. La ricerca si è avvalsa dei dati raccolti analizzando oltre 500.000 polimorfismi in 1.802 uomini portatori di mutazioni in BRCA1 e BRCA2.

Le tipologie di tumore al seno maschile

Fonte: web

Il tumore del seno, come si legge sul sito dell’AIRC,  può essere definito carcinoma duttale se si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti, o lobulare, se prende invece il via dalle cellule dei lobuli. Inoltre, la malattia può essere infiltrante, quando supera la parete di dotti e lobuli e si diffonde anche ai tessuti vicini, o in situ, se le cellule malate non danno origine a metastasi.
Nell’uomo, il carcinoma duttale infiltrante è la forma più diffusa (8 casi su 10), mentre il tumore lobulare è piuttosto raro dal momento che il tessuto lobulare è molto scarso.
La malattia di Paget (o morbo di Paget) della mammella, è un tipo di tumore che si sviluppa nelle cellule dei dotti e si diffonde al capezzolo e all’areola, provocando cambiamenti visibili nella pelle di quell’area che appare arrossata e come ricoperta da una sorta di eczema.
Ci sono anche forme benigne di tumore del seno, come per esempio la ginecomastia, ovvero l’aumento della quantità di tessuto mammario, che è molto più diffusa nell’uomo rispetto al tumore maligno. Un individuo con ginecomastia può sentire, e a volte anche vedere, masse di tessuto mammario nell’area vicina al capezzolo, noduli che devono sempre essere tenuti sotto controllo.
Negli adolescenti e negli anziani la ginecomastia è spesso legata ai cambiamenti ormonali che caratterizzano queste due fasi della vita, ma più in generale può essere associata, in tutte le età, all’utilizzo di farmaci, soprattutto quelli usati per trattare insufficienze cardiache, ipertensione e ulcere o, in rari casi, alla presenza di malattie delle ghiandole che producono ormoni, a patologie del fegato, obesità e altre condizioni cliniche che aumentano la produzione di ormoni femminili nell’uomo.

La cura del tumore al seno maschile

La maggior parte delle informazioni relative al trattamento del tumore del seno derivano dall’esperienza di medici e ricercatori nel trattamento della malattia nelle donne, proprio perché la rarità dello sviluppo di questo tumore negli uomini rende difficile organizzare uno studio clinico che coinvolga solo pazienti maschi.
Anche per l’uomo, comunque, la scelta del trattamento dipende da molti fattori come, ad esempio, il tipo e la posizione della malattia, la sua eventuale diffusione ad altri organi e le condizioni del paziente.
La chirurgia rappresenta indubbiamente una delle prime scelte di trattamento per il tumore del seno maschile, e di norma richiede un ricovero di un paio di giorni in ospedale, anche se sono sempre più frequenti gli interventi in day-hospital. Generalmente nell’uomo è piuttosto rara la chirurgia conservativa, ovvero l’intervento che asporta solo una parte del tessuto mammario, mentre è molto più diffusa la mastectomia, con cui si rimuove tutto il tessuto mammario, non molto abbondante nell’uomo. Quando l’intervento si limita a rimuovere il tessuto mammario e il capezzolo, senza toccare linfonodi o tessuto muscolare circostante, si parla di mastectomia semplice o totale, mentre nella mastectomia radicale si asportano anche i linfonodi e i muscoli della parete toracica al di sotto del seno.
Anche nell’uomo è possibile utilizzare la tecnica del linfonodo sentinella, per verificare se il tumore abbia già dato il via al processo di metastasi ai linfonodi: in questo modo si preleva e si esamina il linfonodo ascellare che per primo viene in contatto con eventuali cellule del tumore e lo si analizza; in base al risultato di questo esame il medico deciderà se è necessario procedere con altri trattamenti.
La radioterapia, in particolare quella esterna, viene utilizzata per colpire le cellule del tumore “sfuggite” al bisturi, ma non è molto utilizzata per la cura del tumore del seno maschile, visto che con gli interventi chirurgici in genere si riesce a rimuovere tutto il tessuto mammario. In casi particolari, molto rari tra gli uomini, può essere usata anche la brachiterapia, che consiste nel posizionare “semi” radioattivi in zone molto vicine al tumore, per rilasciare le radiazioni in modo più mirato.
La chemioterapia sistemica viene somministrata con tempi e combinazioni di farmaci diverse a seconda dei singoli casi, e può essere utilizzata anche come terapia adiuvante, dopo l’intervento chirurgico, per eliminare cellule tumorali rimaste dopo l’operazione, o neoadiuvante, ovvero prima dell’intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore e renderlo più facilmente asportabile.
La terapia ormonale è un trattamento efficace in tutti i casi di tumore del seno che presentano sulla superficie delle cellule i recettori ormonali (che interessano 9 tumori del seno su 10 nell’uomo) e può essere rappresentata sia da farmaci specifici, sia da rimozione chirurgica dei testicoli, gli organi che più di tutti producono ormoni capaci di favorire la crescita del cancro. Negli ultimi anni sono stati inseriti tra le terapie disponibili anche i cosiddetti “farmaci intelligenti”, che mirano a bersagli precisi presenti sulle cellule tumorali senza danneggiare le altre: tra i bersagli principali ci sono soprattutto la proteina HER2/neu, e le proteine coinvolte nell’angiogenesi, ossia nel processo di formazione di nuovi vasi da parte del tumore.

Come per le donne, una giusta prevenzione può aiutare a evitare lo sviluppo del tumore al seno; mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato, non sottovalutare eventuali noduli o cambiamenti nella forma del seno e del capezzolo, e non farsi cogliere da imbarazzi o paure non giustificati, possono davvero salvare la vita.