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L'estremismo dei respiriani: "Viviamo d'aria e alimentazione pranica"

Il respirianesimo sembra prendere sempre più piede: ecco in cosa consiste e perché viene scelto.

Viviamo in un periodo in cui l’alimentazione appare essere qualcosa di profondamente divisivo tra le persone. Sui social network proliferano discussioni tra onnivori e vegani per esempio – entrambi gruppi di persone che hanno operato una scelta dietetica, intesa come stile di vita quotidiano, che è basata ad esempio sul rispetto ortodosso della vita animale o su un regime alimentare più tradizionale. Ma non mancano gli estremismi: tra questi c’è il respirianesimo, che ricorda quasi una celebre battuta di un personaggio del film tratto da I Simpson:

Sono vegano di settimo livello, non mangio nulla che proietti un’ombra.

Respirianesimo, cos’è

Respirianesimo
Fonte: Pixabay

Il respirianesimo, chiamato anche alimentazione pranica, da «prana» cioè energia, però non ha nulla a che fare con il veganismo che invece nasce da due istanze diverse – morali, dovute appunto alla consapevolezza del benessere animale, oppure salutistiche, dovute a preoccupazioni relative a studi sul consumo di carne, in particolare carne rossa o pesce di grosse dimensioni. Il respirianesimo è basato sull’assunzione di energia – in pratica i respiriani giungono a non mangiare né bere nulla per anni o decenni, almeno stando a quanto dicono le persone che ricorrono a questa pratica, come Nicolas Pilartz, 47 anni, che come racconta Tpi è respiriano di terzo livello.

Il respirianesimo consta infatti di quattro differenti livelli progressivi. Si giunge per gradi a non mangiare né bere nulla ma non può essere paragonato a un digiuno. Secondo i respiriani, la questione è nella volontarietà del respirianesimo, il digiuno invece può essere imposto, anche da alcune circostanze come per esempio motivi di salute. I respiriani si nutrono dell’energia, cercando di trovare un equilibrio che li porti a non avere bisogno di cibi solidi o liquidi. Nel livello 3 si mangia solitamente una volta alla settimana, ma naturalmente ognuno si organizza come preferisce.

Più il tuo corpo è pulito – spiega Pilartz – meno assumi cibi solidi, perché il nostro corpo non è fatto per assumere cibi solidi. Più prova a farlo, più si stanca. La digestione è un processo pesante che danneggia il corpo, che provoca malattie e diminuisce la longevità.

Respirianesimo, i rischi

Respirianesimo
Fonte: Pixabay

E mentre Pilartz ribadisce appunto la differenza tra la sua pratica e il digiuno, c’è chi ritiene invece che il respirianesimo sia affine a un disturbo alimentare, come l’anoressia o l’ortoressia – in quest’ultima si eliminano progressivamente degli alimenti, a partire da zucchero, caffè, alcolici, pane, olio o altro nell’errata convinzione che facciano male.

Visioni estreme come quelle di coloro che si professano respiriani – illustra lo psichiatra Lucio Rinaldi del Gemelli di Roma su Tpi – possono essere incluse nell’area dell’ortoressia. […] Il cibo viene vissuto come un elemento persecutorio, un nemico, riuscire a sottrarsi a questo bisogno con digiuni prolungati significa affermare una forza della mente sul corpo e in qualche modo riuscire ad affermarsi, a sentirsi più forte rispetto a quello che invece è un elemento che dovrebbe far parte del vivere. Questo accade anche in alcune forme di anoressia.

Ortoressia, quando l'ossessione per il cibo sano diventa una malattia

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Inutile dire quanto non alimentarsi sia dannoso per l’organismo – tanto che in alcune forme gravi di anoressia, i pazienti vengono alimentati a forza con le flebo. Dopo sei ore dall’ultimo pasto, il corpo ricorre infatti alle proprie riserve, a partire dal glucosio, e si inizia ad avere fame. Dopo tre giorni non solo lo stomaco avrà fame, ma anche il cervello inizierà ad aver bisogno di energia. Dopo di che anche i muscoli iniziano a deperire.

Respirianesimo, cosa non quadra

Anche Wired mette in evidenza la pericolosità della pratica. Avvalorando la tesi con il fatto che alcuni guru del respirianesimo abbiano rifiutato un milione di dollari per l’esecuzione di test scientifici che possano stabilire se effettivamente le loro teorie siano giuste. Si parla anche di un protocollo da seguire – con una guida personale – per i primi 21 giorni, in cui anche le ore di sonno devono essere diminuite.