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Onicofagia, se la fragilità di chi si mangia le unghie diventa autolesionismo

L'onicofagia è la cattiva abitudine di mangiarsi le unghie, una pratica all'apparenza innocua, che nasconde cause psicologiche da non sottovalutare. Vediamo le cause e i rimedi del vizio di rosicchiare le unghie.
onicofagia

L’onicofagia è il disturbo che meglio conosciamo come “mangiarsi le unghie”. Si tratta di un vizio che porta la persona a mangiucchiare le unghie, una pratica all’apparenza innocua, ma che è ritenuta dalla psicologia come forma di autolesionismo.

Ne sono affette molte persone e, specialmente quando si tratta di bambini e adolescenti, è un problema da non sottovalutare poiché nasconde cause psicologiche e può avere conseguenze gravi se non viene risolto.

Le cause dell’onicofagia

L’onicofagia è un’abitudine poco salutare, poiché comporta conseguenze anche alla salute delle mani e della bocca. Per trovare rimedio al vizio di rosicchiare le unghie, è bene conoscerne le cause, che sono quasi sempre di origine psicologica.

  • Situazioni di stress e ansia sono il motivo principale che causa onicofagia. Attraverso l’azione di mangiare le unghie, la persona scarica il nervosismo e riceve un senso di sollievo momentaneo perché scarica la tensione emotiva per un attimo.
  • Allo stesso tempo, anche nei momenti di noia si manifesta molto l’onicofagia. Quando non si sa cosa fare con le mani nei momenti di inattività, chi ha il vizio di rosicchiare le unghie è più portato a farlo. Non si tratta di una causa che può originare il disturbo, ma che lo intensifica.
  • Un’altra causa è l’imitazione da parte dei bambini di adulti che si mangiano le unghie. È importante per i genitori eliminare questo vizio apparentemente innocuo sia per se stessi che per i bambini che potrebbero la cattiva abitudine e portarla per sempre.

La causa più grave, che ha bisogno di un lavoro importante per trovare rimedio è l’autolesionismo. La pratica dell’onicofagia infatti spesso deriva da forte rabbia che viene scaricata sul proprio corpo invece che sugli altri o su ciò che determina questa emozione. Si tratta di aggressività che non viene liberata in modo sano e produttivo, ma viene repressa apportando dolore verso di sé.

Onicofagia nei bambini

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Fonte: Web

Quando i bambini soffrono di onicofagia, si tratta spesso della manifestazione di un bisogno di attenzioni. Si verifica infatti in situazioni di timore e ansia, come la nascita di un fratellino, litigi fra genitori o altri adulti, la morte di una persona cara. Altre volte la causa è invece l’abitudine che si ha da piccoli di avvicinare le mani alla bocca, come la suzione del pollice, che rimane nel tempo.

L’onicofagia è molto frequente anche negli adolescenti. In questi casi è la manifestazione di autolesionismo, di rabbia e l’incapacità di riversarla verso l’esterno. L’adolescenza è un periodo difficile e particolare, nel quale le emozioni e i sentimenti sono in conflitto, e non ci si sente compresi. Anche in questi casi, è importante capire quali situazioni di stress emotivo causato da genitori, amici o altri ha portato a mangiarsi le unghie.

Onicofagia: conseguenze e rischi

Abbiamo detto che l’onicofagia non è un’abitudine salutare, in quanto comporta diverse conseguenze di salute e comportamentali. In particolare si possono avere problemi dentali, al sistema digerente e alle mani, arrivando quindi a vero e proprio autolesionismo.

Disturbi ai denti

Infiammazioni alle gengive per via di agenti infettanti che si trovano sotto le unghie, che possono provocare anche alitosi, dovuta alla mancanza di igiene della bocca. Inoltre, lo sforzo della mandibola può provocare dolore durante la masticazione. Nei bambini inoltre, si rileva un problema con l’allineamento dei denti durante la crescita: la dentizione subisce una nascita disordinata permanente, risolvibile solo con apparecchi e interventi di ortodonzia.

Dolori alle mani

Con unghie troppo corte viene a mancare la protezione e si possono avere infezioni batteriche ferite alle dita. La filtrazione della saliva nella pelle comporta un’infiammazione anche dolorosa che rende difficile l’utilizzo delle dita.

Problemi digestivi

Le unghie sono piene di germi che raccolgono quotidianamente dal contatto con oggetti e persone. Mangiarsi le unghie significa ingerire una serie di agenti infettanti che provocano problemi nella digestione e ulcerosi, anche condizioni che derivano dall’abbassamento delle difese immunitarie.

Rimedi all’onicofagia

onicofagia rimedi
Fonte: Web

Quando l’onicofagia non è grave, esistono rimedi da attuare, applicando prodotti artificiali o naturali sulla punta delle dita, in modo da scoraggiare il rosicchiamento. Lo smalto di sapore amaro, fatto di denatonio benzoato ha un gusto estremamente sgradevole. Si può provare a chiudere quella parte delle mani con guanti o cerotti, o pigiami integrali per i bambini. Ci sono anche diversi prodotti naturali che hanno un sapore sgradevole e rendono più difficile mangiarsi le unghie. Sono per esempio l’aloe vera, la salsa piccante, aceto, aglio e cipolle, limone, ma anche l’olio d’oliva, che sebbene abbia un buon sapore, ammorbidisce le cuticole e cura la pelle e le unghie.

Dei rimedi che si possono provare, quando l’onicofagia è causata da stress e rabbia, è cercare di incanalare l’energia in altre attività più salutari. Un esempio molto utile è lo sport o un’altro passatempo che fa scaricare: la pittura, la musica, la lettura, ecc. È necessario trovare un utilizzo utile delle mani, e cercare di togliere l’abitudine di ricorrere all’onicofagia in momenti di noia e nervosismo.

Le unghie si possono anche ricostruire, in modo che risultino più curate e più difficili da morsicare. La ricostruzione in gel deve essere fatta da personale preparato, ed è un modo utile per aiutare le persone che provano disagio a presentare le mani rovinate dal vizio.

Quando i bambini e gli adolescenti soffrono di onicofagia, i genitori non devono sottovalutare questa condizione. Possono cercare di parlare con i figli per risolvere la causa all’origine dell’ansia. Nel caso in cui non riescano a trovare rimedio, si possono rivolgere a uno psicologo. Una figura professionale può individuare l’origine di questa abitudine, ed evitare che si ripresenti nel futuro.

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