La nuova variante inglese del Coronavirus: cosa sappiamo davvero

La nuova variante di Coronavirus, identificata nei giorni scorsi nel Regno Unito e già circolante anche in Italia, sarebbe responsabile di una maggiore contagiosità ma non provocherebbe sintomi più gravi né comprometterebbe l'efficacia dei vaccini finora sviluppati. Ecco nel dettaglio tutto quello che sappiamo al momento.

Da qualche giorno circolano notizie in merito a una nuova variante del Coronavirus, identificata nel Regno Unito e che, stando alle prime informazioni ufficiali, sarebbe in grado di diffondersi con maggiore facilità anche se, pare, non con una letalità maggiore. Mentre i ricercatori sono al lavoro per studiarne le caratteristiche e le possibile conseguenze, in tutto il mondo si sono attuati provvedimenti per cercare di arginare la diffusione di questa nuova variante, tra cui l’Italia, che ha sospeso i voli da e per il Regno Unito.

Il nuovo virus circola purtroppo anche in Italia, come vedremo meglio di seguito, dopo che è stata riscontrata la positività di una donna di ritorno dal Regno Unito, atterrata all’aeroporto di Fiumicino nei giorni scorsi, unico caso positivo su 351 passeggeri testati. Ma cerchiamo di capire nel dettaglio cosa sappiamo davvero della nuova variante del Coronavirus.

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B.1.1.7, la nuova variante del Coronavirus

È stata denominata così, B.1.1.7, la variante del coronavirus SARS-CoV-2, la cui principale mutazione riguarda la proteina spike, quella che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane. Come anticipato, stando alle prime informazioni ufficiale, la variante “inglese” non sarebbe più letale, né provocherebbe sintomi più gravi ma avrebbe una più alta contagiosità, ossia una maggiore facilità di trasmissione.

È il professor Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute, a spiegarci attraverso le sue parole i motivi della maggiore contagiosità della nuova variante inglese del virus.

Le 3 mutazioni di cui si parla hanno dato al virus la capacità di penetrare meglio all’interno delle nostre mucose, in particolare attraverso il naso. Ora ha davanti a sé una porta facilitata, prima doveva scardinarla e adesso invece è più rapido. A Londra i contagi sono raddoppiati negli ultimi 3 giorni raggiungendo il record da febbraio. Lì non hanno imposto misure, come l’obbligo delle mascherine, per prevenire il contagio.

Le mutazioni di un virus sono un fenomeno normale, si pensi che rispetto al coronavirus identificato in Cina, ci sono in circolazione versioni del virus con circa 20 differenze. I ricercatori in questi mesi hanno infatti rilevato una media di 1-2 mutazioni al mese. La cosa anomala è che questa nuova variante è il risultato di ben 17 mutazioni che si sono accumulate in un poco tempo e hanno contribuito a costituire una nuova variante, significativamente diversa da quelle di partenza.

L’ipotesi è che queste mutazioni si siano accumulate in un individuo che ha convissuto per lungo tempo con il coronavirus, una situazione che ha permesso al virus di evolversi con rapidità e di mettere in atto contemporaneamente differenti mutazioni che hanno portato alla nuova variante.

I consulenti scientifici del governo britannico si sono accorti di un cambiamento in atto all’inizio di dicembre, quando hanno notato che a Londra e nel Kent, nell’Inghilterra sud-orientale, si stava affermando una variante particolare del coronavirus, con caratteristiche uniche già rilevate alla fine di settembre.

Attualmente la variante nota come B.1.1.7 sarebbe quella prevalente a Londra, con il 60% dei nuovi casi riconducibili al virus mutato.

Il caso in Italia

Come anticipato, la variante inglese del Coronavirus è in Italia già da qualche giorno. Il primo caso identificato nel nostro Paese è quello di una donna arrivata a Fiumicino dal Regno Unito il 20 dicembre.

La donna è stata messa in isolamento allo Spallanzani insieme al suo convivente, dopo che i medici dell’ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Coronavirus. Avrebbe una carica virale alta, mentre il convivente sarebbe positivo alla variante nota del coronavirus.

Sarebbe l’unico caso di positività alla variante inglese su 351 passeggeri testati.

Vaccino e nuova variante

Una delle prime preoccupazioni riguardava l’efficacia dei vaccini finora sviluppati e autorizzati, vaccini che il Regno Unito ha già iniziato a somministrare nei giorni scorsi, mentre nel resto d’Europa, Italia compresa, partiranno il prossimo 27 dicembre. Stando però alle prime informazioni ufficiali pare che non ci sia compromissione della capacità protettiva del vaccino.

Lo ha dichiarato lo stesso presidente dell’Istituto superiore della Sanità Franco Locatelli: ospite alla trasmissione di Rai3, Che Tempo Che Fa:

Anche se ci sono delle mutazioni del virus, come quella segnalata in Gran Bretagna e ora in altre parti del globo, è altamente improbabile che si perda l’efficacia del vaccino. Rassicuro gli italiani dicendo che davvero la risposta per uscire da questa situazione è il vaccino, in esso dobbiamo riporre la massima fiducia sia per quanto riguarda il profilo di sicurezza che l’efficacia.

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Articolo originale pubblicato il 22 Dicembre 2020

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