La pandemia globale di Covid ha già ridotto gli ospedali al collasso a marzo, in piena prima ondata, e tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini, terribili, delle terapie intensive strapiene, delle corsie riadattate a reparti anti-Covid, dei camion dell’esercito che in un corteo doloroso portavano via le bare dei deceduti, che non trovavano più posto nei cimiteri e nei forni crematori.

Purtroppo la situazione potrebbe ripetersi, con le strutture ospedaliere italiane che stanno già affannosamente cercando di contrastare la seconda ondata, ma c’è un fatto, in tutto questo, che aggiunge altro sgomento alla già precaria situazione sanitaria: proprio come già successo a marzo, il rischio – che per qualcuno è già una concretezza – è che molti interventi vengano sospesi o posticipati per lasciar spazio alle emergenza dovute al Covid. Una situazione terribile, inimmaginabile, che può mettere a repentaglio la vita di moltissime persone in attesa di un intervento, ad esempio, ma a cui non sembriamo pensare così a fondo.

Per questo dobbiamo far conoscere storie come quella di Martina Luoni, ventiseienne milanese che da tre lotta con il cancro al colon; in una IGTV la ragazza ha raccontato la paradossale situazione in cui sta vivendo ormai da marzo del 2020, quando la pandemia ha manifestato i suoi devastanti effetti collaterali anche sui malati non Covid.

A 23 anni a Martina viene diagnosticato un cancro al colon con metastasi al fegato; lei si sottopone a vari interventi e terapie, ma verso la fine del 2019 la doccia fredda: il cancro è tornato.

Tutte le visite programmate per Martina iniziano a marzo del 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria: deve andare a farle da sola, senza poter contare sull’appoggio dei genitori – “Noi malati veniamo isolati ulteriormente”, dice -, ma c’è persino un ospedale, in particolare, che rifiuta di prenderla in cura, non si sa se per il tipo di patologia di Martina o per la situazione di estremo sovraffollamento delle strutture ospedaliere in quel periodo.

Martina si era inoltre proposta per la conservazione ovarica al San Raffaele, ma ad appena due ore dalla visita viene informata del fatto che gli ambulatori sono chiusi a causa del Covid.

Mi è stata tolta, per colpa di questa pandemia globale, l’opportunità di conservare i miei ovuli, perché io non so come andrà avanti la mia situazione, ma se un giorno avessi avuto bisogno di questi ovuli, io non li ho, perché gli ambulatori hanno chiuso.

Dopo altri cicli di radio e chemio, che fino a quel momento erano la sola “soluzione” prospettata a Martina, le viene comunicato che il suo cancro può essere operato. Ma, a pochi giorni dall’operazione, dall’ospedale le fanno sapere che l’attività chirurgica è sospesa.

Io parlo per me, ma penso di dar voce a tante persone che sono nella mia situazione. Ci vengono tolte le visite, ci vengono annullati gli interventi.

Ragazzi, la situazione è grave: quando dite ‘è un’influenza, ma io sono giovane’ dovete pensare che vostra sorella, vostra madre, vostro padre, vostro nonno, le vostre conoscenze, le vostre famiglie, possono aver bisogno di cure mediche, non per il Covid, ma c’è tanto altro.

[…] Quando si dice ‘scegliere di mettere in terapia intensiva e chi no’, ma già questo, sospendere l’attività chirurgica, non è una scelta? Perché la priorità è l’emergenza, e non i singoli casi, ma sapete quanti malati siamo, in Italia e nel mondo? Sapete quanta prevenzione è saltata quest’anno, a causa del virus?

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Quella di Martina è una denuncia, senza un destinatario ben preciso, ma che certamente ha un messaggio chiaro:

Non è giusto sospendere l’attività chirurgica e mettere in pericolo delle persone che ce la stanno mettendo tutta per uscire da questa situazione.

Io vi chiedo di dare voce a me e a tutte le persone nella mia situazione, che credono in questa causa.

Infine, un invito:

Ci dobbiamo aiutare tutti, dobbiamo aiutarci con i distanziamenti, con le mascherine, dobbiamo rispettare le regole perché stiamo andando al collasso. Fidatevi, ne sto girando di ospedali, e sono tutti al collasso.

Visto che la sua storia si è rapidamente diffusa anche sui vari organi di informazione, Martina ha però tenuto a fare una precisazione, attraverso alcune storie pubblicate su Instagram:

Non ho mai detto che mi è stato annullato l’intervento, ho detto solo che sono in attesa ancora della fattibilità dell’intervento.

Martina ha anche parlato della proposta arrivatale dall’Istituto Pascale di Napoli, che le ha offerto l’opportunità di curarsi lì.

In tanti mi state mandando la proposta che è arrivata da Napoli e da De Luca. Io sono qua per ringraziare pubblicamente per la condivisione del messaggio e per l’interessamento. Ci tengo a fare una precisazione: non ho mai detto che mi è stato annullato l’intervento, ho detto solo che sono in attesa ancora della fattibilità dell’intervento. E sono sicura che nel momento in cui ci sarà, se ci sarà l’ok da parte di tutto il team, i miei chirurghi troveranno sicuramente il modo per non lasciarmi sola. Non l’hanno mai fatto e quindi non inizieranno farlo ora.
Ho una squadra molto solida alle spalle.

E mentre la regione Lombardia le ha offerto di diventare uno dei volti di ‘Covid Dilemma’, la campagna di sensibilizzazione del Pirellone che ha come primo testimonial il calciatore Zlatan Ibrahimovic, una doverosa precisazione è arrivata anche dall’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera che, ringraziando Martina pubblicamente, ha però sottolineato

In Regione Lombardia gli interventi non sono mai stati bloccati, né a marzo durante la prima fase della pandemia e nemmeno ora.

La chiarezza, parlando di un argomento tanto delicato, ci sembra doverosa.

Questo il video IGTV di Martina, da condividere.

Articolo originale pubblicato il 9 Novembre 2020

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