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"Si può soffrire di problemi mentali e ridere: il dolore non ha una faccia"

Chiara, fondatrice del blog Ma che davvero, dà una lezione fondamentale sui disturbi mentali: possono far soffrire anche chi apparentemente ha una vita perfetta.

Una volta una persona ha iniziato ad attaccarmi pesantemente per il modo in cui parlavo di salute mentale online.
‘Non lo stai facendo bene’ diceva ‘perché non puoi mostrarti sempre carina, vestita bene, con le belle foto E ANCHE ammettere di avere problemi di salute mentale. Non sei credibile.’
Il mio punto, invece, era proprio quello.

Affermare che la depressione, l’ansia, la PTSD [disturbo da stress post traumatico, ndr.], gli OCD [disturbo ossessivo compulsivo, ndr.] e compagnia bella NON hanno una FACCIA.

E questo concetto deve passare forte e chiaro.
Dobbiamo iniziare a credere a chi ha all’apparenza una vita ‘perfetta’ ma ammette di avere problemi, altrimenti persone con un aspetto, un lavoro, una vita considerate esteriormente ‘socialmente conformi’ o addirittura ‘invidiabili’ non avranno più il coraggio di parlare e di chiedere aiuto.

Si può parlare di depressione e non mostrarsi in pigiama, struccate e in lacrime.
Si può parlare di ansia e al tempo stesso essere sufficientemente funzionanti da lavorare e viaggiare.
Si può parlare di traumi e dolore e sofferenza e al tempo stesso postare selfie sorridenti.
Perché il punto è proprio questo: si può soffrire di problemi mentali e non apparire come una persona che soffre di problemi mentali.

E finché le persone minimizzeranno davanti a chi prova a parlare, o peggio, proveranno a farle VERGOGNARE per aver parlato perché ‘ma cosa hai tu da lamentarti che hai la vita perfetta’ o ‘non puoi parlare di questi temi e anche mostrarti così normale, così perfetta, così di successo’ lo stigma continuerà.

Ma c’è un’altra ragione per la quale penso che parlare di disturbi mentali e al tempo stesso contraddirne l’immagine stereotipata sia positivo, sia potente.
E la ragione è che lancia il messaggio: PUOI soffrire di questi disturbi EPPURE avere una bella vita (anche se magari con più bassi che alti). Eppure riuscire a lavarti e a vestirti la mattina (anche se magari non tutte le mattine). Eppure lavorare (anche se non sempre al massimo) e viaggiare (anche se devi vincere un attacco di ansia ogni volta).

Puoi soffrire di questi disturbi, e vivere.
E lottare.
E truccarti, metterti un abito da sera da mille e una notte e scattare una foto mentre ridi.

Conosciamo Chiara Cecilia Santamaria soprattutto come influencer, scrittrice e fondatrice del blog Ma che davvero, ma forse non tutti sapevano che, fra i vari argomenti toccati nei suoi post, un posto speciale lo occupa la salute mentale.

Quella stessa che non ha un solo volto, una faccia conosciuta, che è fatta da mille sfumature e centinaia di maschere diverse; quella stessa che va rispettata indipendentemente dall’aspetto che mostra chi ne soffre, che non va esaltata solo se manifesta e invece minimizzata se accompagnata da un sorriso, un bel make up o un vestito pregiato.

Non è un caso se Chiara, per accompagnare le sue parole, scelga un’immagine presa da un’altra pagina Facebook e molto condivisa sui social, in cui compaiono i volti, apparentemente sorridenti, di moltissimi personaggi famosi che a causa dei loro disturbi mentali, della depressione, dell’insoddisfazione, si sono tolti la vita. Da Chris Cornell a Chester Bennington, passando per Robin Williams, Kurt Cobain, Anthony Bourdain.

Persone che all’apparenza avevano tutto, vite piene, carriere in ascesa, la tranquillità economica, ma che hanno ceduto a quell’eppure nascosto dietro l’apparenza perfetta. Questo, in sostanza, è il messaggio di Chiara: non ci sono modi “giusti” per far vedere di avere un problema, non ci sono modi giusti per giudicare la gravità del problema di una persona fermandosi solo alla superficie.

Pensateci, la prossima volta che vi troverete davanti a qualcuno che continua a sorridervi, nonostante il dolore.

 

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