Nonostante l’aspettativa di vita attuale sia quasi raddoppiata rispetto a quella di un tempo, la sua qualità non è per nulla migliorata. La maggior parte delle malattie più o meno gravi che interessano l’organismo, sia a livello fisico che mentale, sono determinate dallo stile di vita e dall’alimentazione quotidiana che si segue. Motivo per cui, praticare il digiuno terapeutico può aiutare il corpo a rigenerarsi e ripulirsi, sia dentro che fuori.

Una pratica che non ha come scopo principale la perdita di peso ma che punta al miglioramento generale delle proprie condizioni di salute e al rafforzamento dell’equilibrio interiore. Un reset completo dell’organismo per ripulirlo dalle scorie e dalle tossine accumulate e, quindi, rivitalizzarlo.

Le motivazioni che spingono a seguire o prescrivere il digiuno terapeutico sono molteplici, sia a livello fisico che interiore:

  • prevenire e curare alcune patologie acute e croniche;
  • disintossicarsi;
  • ridurre l’età biologica;
  • aiutare il corpo a perdere peso;
  • smettere di fumare;
  • stimolare il sistema immunitario;
  • purificare il corpo e l’anima;
  • favorire la propria personale ricerca interiore.

Ma in cosa consiste esattamente questa astensione al cibo e come si esegue?

Digiuno terapeutico: in cosa consiste?

Come si evince dalla parola stessa, il digiuno terapeutico non è altro che un periodo limitato di astensione dal cibo.

Nello specifico si tratta di una rinuncia volontaria a qualunque alimento di forma solida, privilegiando i liquidi, che devono essere assunti in grandi quantità (almeno 2,5 litri al giorno) e sotto varie forme. Oltre all’acqua, infatti, è possibile consumare tè, tisane ma anche brodi vegetali, succhi di frutta o verdura, per un apporto di circa 500 kcal al giorno.

Scopo di questo tipo di “alimentazione”, come detto, è quello di ripulire il corpo e di stimolare i meccanismi naturali di rinnovamento e rigenerazione sia fisica che mentale.

Un fine molto più ampio del semplice dimagrimento e che si traduce in tutta una serie di benefici per il corpo.

Il digiuno terapeutico, che a seconda delle esigenze e delle condizioni di chi lo pratica può durare da pochi giorni a quattro settimane, non deve però essere confuso con il digiuno intermittente, molto in voga negli ultimi anni.

Digiuno intermittente

Quest’ultimo, infatti, anche detto Intermittent Fasting, presuppone la modifica del proprio stile alimentare, alterando il consumo di cibo con periodi specifici di digiuno nell’arco della stessa giornata o della settimana.

Esistono varie tipologie di digiuno intermittente:

  • la dieta 5:2 (o dieta fast) prevede la possibilità di alimentarsi in modo corretto per cinque giorni e due, non consecutivi, in cui la quantità calorica massima consentita non deve superare le 500/650 kcal, concentrandole all’inizio e alla fine della giornata (200-300 a colazione e 300-350 a cena);
  • un’altra tipologia di digiuno intermittente (molto diffuso) è quello che segue lo schema 16/8 in cui, l’assunzione di cibo (in modo equilibrato) viene concentrata in poche ore nell’arco della giornata, le otto centrali, digiunando per le restanti 16;
  • il metodo “Eat Stop Eat”, invece, prevede di mangiare in modo “normale” per un giorno, intervallandolo con uno di digiuno in cui è possibile consumare solo il 25% del proprio fabbisogno abituale (un solo pasto al giorno).
  • infine, la dinner cancelling, si basa sull’eliminazione di un pasto, la cena, per due o tre giorni a settimana. Un principio simile a quello dello schema 16/8.

Gli obiettivi più comuni di questo tipo di digiuno solo la perdita di peso e l’aumento della massa muscolare. Molto diverso, quindi, dallo scopo che si prefigge il digiuno terapeutico. Vediamo, quindi, come si segue quest’ultimo e con quali effetti.

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Digiuno terapeutico: come fare?

Come detto, la pratica del digiuno terapeutico ha un fine molto più ampio del semplice dimagrimento. Praticato fin dall’antichità, infatti, è un metodo per favorire l’auto-guarigione del corpo e la prevenzione di molte patologie.

Un sistema di controllo e ripristino dell’equilibrio usato anche dagli animali, sia in caso di carenza di cibo che di malattie in atto.

Proprio per come viene strutturato è importante consultare un medico prima di intraprendere questo tipo di digiuno che si sviluppa in tre fasi: una di preparazione, una di digiuno e una fase conclusiva.

Fase pre-digiuno

Prima di iniziare il digiuno terapeutico è previsto un periodo di due/tre giorni dedicato alla preparazione dell’intestino. In questa fase si possono mangiare alimenti leggeri come avena, verdure cotte al vapore e frutta, in quantità ridotte. Un passaggio fondamentale per abituare dolcemente il corpo al digiuno vero e proprio.

Fase di digiuno

Durante il digiuno l’assunzione di cibi solidi non è consentita. Gli unici alimenti concessi sono in forma liquida come acqua naturale, tè, tisane, brodi vegetali e succhi, sia di frutta che di verdura, il tutto accompagnato da un’attività fisica dolce quotidiana, come una bella camminata.

Fase post digiuno

Al termine del periodo di astensione al cibo è importante ripristinare le corrette abitudini alimentari in modo graduale. Solitamente partendo da cibi come la mela grattugiata o la patata lessa e poi, riso, frutta e verdura. Questo per non affaticare il tratto gastrointestinale e farlo riabituare alla normale alimentazione poco per volta.

In questo modo, il corpo si svincola dai suoi ritmi abitudinari, scanditi anche dalla quantità e tipologia di cibo che ingeriamo, stimolando un rinnovamento delle sue funzioni fisiche, mentali e “spirituali”.

I benefici del digiuno terapeutico

L’astensione dal cibo per un periodo più o meno limitato, infatti, può portare a tutta una serie di effetti positivi sul corpo legati anche al riposo “forzato” dell’apparato digerente che, così facendo, ripristina le sue funzioni a livelli normali.

Questo porta con sé tutta una serie di benefici che si estendono all’intero organismo, in particolare agendo su:

  • patologie metaboliche (sovrappeso, diabete);
  • disturbi del sistema cardiovascolare (pressione);
  • disturbi della digestione e problemi di stomaco e/o intestinali, come la stitichezza;
  • malattie tiroidee,
  • l’ipotiroidismo;
  • problemi cutanei (eczema, acne, funghi).

Ma non solo. L’inattività dell’apparato digerente favorisce il risparmio energetico del corpo e l’attivazione di un processo di depurazione, dovuto anche al corretto funzionamento dei reni e della pelle.

Un altro processo derivante dal digiuno terapeutico, poi, è l’autolisi. Con questo termine si intende l’utilizzo da parte del corpo delle cellule “vecchie” come nutrimento delle cellule vitali. Questa eliminazione porta a un ringiovanimento dei tessuti e alla “guarigione” dell’organismo.

Infine, da non sottovalutare, sono anche gli effetti psicologici. L’alimentazione influisce sulla sfera emotiva ed emozionale poiché il cibo veicola sensazioni, ricordi e significati simbolici di varia natura.

Il digiuno terapeutico permette di fermare questo circolo, liberando la mente da questa dipendenza psicologica.

Oltre al fatto che questo tipo di pratica può portare a una riflessione sul proprio modo di vivere e, quindi, innescare un processo di cambiamento interiore e di vita.

Una cura per corpo, mente e spirito che può davvero essere una svolta o un riavvio per la propria vita e il proprio benessere, ma sempre prestando attenzione a come farlo.

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Digiuno terapeutico: controindicazioni e precauzioni

Anche il digiuno terapeutico, infatti, può avere delle controindicazioni legate, soprattutto, all’essenza di cibo solido e dei principi nutritivi utili al buon funzionamento del corpo.

I primi sintomi legati a questa pratica, infatti, sono quelli relativi alla fame e ai conseguenti sbalzi di umore e alla spossatezza che questa può provocare. Ma non solo. Altri effetti che possono subentrare durante il digiuno terapeutico sono:

  • giramenti di testa e mancamenti;
  • vista indebolita e offuscata;
  • emicrania;
  • brividi;
  • alito cattivo;
  • secchezza cutanea;
  • accumulo di acqua a causa della ritenzione di liquidi.

Ma anche (seppur raramente):

  • crampi muscolari;
  • ipoglicemia;
  • dolori alla schiena;
  • basso contenuto di sodio nel sangue.

Nelle donne, poi, è possibile che a lungo andare si presentino alterazioni a livello del ciclo mestruale. Motivo in più per svolgere questa pratica sempre sotto controllo e consiglio medico.

Se da un lato, quindi, il digiuno terapeutico è consigliato per curare lo stato generale del proprio corpo, sia in persone affette da qualche patologia sia in soggetti sani, e per riportare la propria vita a un livello più salutare, dall’altro è bene ricordare che, così come ogni dieta, non è raccomandata a tutti.

Conoscere le proprie condizioni di partenza e consultarsi con uno specialista sono passi fondamentali per poter intraprendere il digiuno terapeutico in totale sicurezza beneficiando a 360° dei suoi aspetti positivi, per mente e corpo.

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