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"Borotalco cancerogeno": maxi risarcimento da Johnson & Johnson a una donna con cancro alle ovaie

La J&J è stata condannata di nuovo nel sesto processo a suo carico, dopo che una donna ha sviluppato il cancro alle ovaie per l'uso del suo talco. La Corte di Los Angeles ha stabilito un maxi risarcimento.
Fonte: web

La guerra contro il cosiddetto talco killer non finisce, e anche stavolta il verdetto non lascia scampo alla Johnson & Johnson: l’azienda dovrà risarcire una donna che per anni ha usato la sua “baby powder”, il borotalco per bambini, e si è ammalata di cancro alle ovaie, con una cifra record, pari a 417 milioni di dollari, la più alta mai sborsata finora dalla multinazionale statunitense.

Non è la prima volta che J&J finisce davanti a un giudice; quello appena terminato a Los Angeles con la sentenza del risarcimento multimilionario era addirittura il sesto processo che vedeva implicata la società farmaceutica fondata nel 1886 e con sede nel New Jersey. Solo in un caso ha vinto, nel marzo del 2017, mentre in altre quattro occasioni, prima di questa, le giurie chiamate a esprimersi sul caso hanno sempre condannato il gruppo, stabilendo il pagamento di un indennizzo finanziariamente considerevole alle vittime, tutte ammalatesi di cancro alle ovaie e, in alcuni casi, purtroppo morte. Come nel caso di Jacqueline Fox, una donna di 62 anni di Birmingham, in Alabama, morta nell’ottobre del 2015 per un tumore ovarico che i medici collegarono appunto all’uso frequente di  talco J&J. In quella circostanza un tribunale di St. Louis stabilì che alla famiglia venissero versati, da parte dell’azienda, 72 milioni di dollari, 10 a titolo di danni effettivi, e 62 sono a titolo di “danni punitivi”, per l’intenzione della compagnia di agire con dolo. La sentenza, infatti, parlò di “frode, negligenza e cospirazione”, come riportato dal Messaggero, e fu la prima in cui si decideva per una liquidazione economica in favore delle vittime. Nel 2013, infatti, un’altra donna che aveva sviluppato il cancro alle ovaie aveva denunciato Johnson & Johnson, e si era vista dare ragione da una giuria federale del South Dakota, pur senza ricevere alcun rimborso.

Dopo l’episodio in Alabama, però, la J&J si è trovata a pagare di nuovo, stavolta 110 milioni di dollari, in seguito alla sentenza di una corte del Missouri, per gli stessi identici motivi.

Adesso è arrivata la quinta condanna in sei processi, ma anche stavolta lo staff di legali del gruppo ha annunciato che presenterà ricorso contro la sentenza, e di rifiutarsi di raggiungere alcun patteggiamento.

A inizio luglio J&J, depositando un documento, ha dichiarato di dover fare i conti con 4.800 casi legali riguardanti il borotalco, ma di continuare a credere assolutamente nella sicurezza del talco. Posizione già espressa chiaramente proprio dopo il caso Fox, quando  Carol Goodrich, uno dei portavoce di Johnson & Johnson, aveva detto:

Noi siamo attenti nella misura massima alla salute dei nostri clienti, e siamo delusi per l’esito del processo. Siamo solidali con la famiglia della signora Fox, ma crediamo fermamente che la sicurezza del nostro talco sia supportata da decenni di prove scientifiche. 

Un altro portavoce adesso, dopo l’ennesima condanna, ha ribadito che, pur empatizzando con le vittime colpite da cancro alle ovaie,

…siamo guidati dalla scienza, che sostiene la sicurezza del baby powder.

J&J assicura inoltre che  il borotalco per bambini usato dalla donna in questione sia stato venduto con l’opportuna etichetta, ma siccome prodotti contenenti talco sono classificati come cosmetici, non devono finire sotto il vaglio della Food and Drug Administration, l’ente americano preposto a garantire la sicurezza dei farmaci, pur dovendo essere indicate tutte le informazioni necessarie sulla loro confezione.

Anche nella comunità scientifica, comunque, il dibattito si divide fra quanti supportino la tesi del talco come responsabile dello sviluppo del tumore ovarico e chi, invece, trovi il collegamento una forzatura. Di sicuro il talco è un minerale naturale composto da magnesio, silicone, ossigeno e idrogeno, usato in cosmetica come assorbente naturale per la pelle, ma che, nella sua forma naturale, contiene amianto, il quale “può provocare cancro ai o intorno ai polmoni se inalato“, come sostiene l’American Cancer Society. Anche la IARC (International Agency for Research on Cancer), l’agenzia che fa parte dell’organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite e che ha il compito di dettare le linee guida sulla classificazione dei rischi relativi ai tumori, ha classificato il talco come potenzialmente cancerogeno, come riportato anche Repubblica; tuttavia, secondo altre fonti, ad esempio altroconsumo.it, non ci sono prove per poter affermare con certezza che possa provocare tumori. È, stato sicuramente osservato in alcuni studi che donne che hanno utilizzato il talco abitualmente sui genitali  mostrassero maggiori probabilità più alte di sviluppare un tumore all’ovaio, ma l’aumento del rischio, secondo il sito, sarebbe basso e il cancro alle ovaie riguarderebbe solo il 5% delle diagnosi di tumori femminili.

Resta il fatto, comunque, che da almeno quattro anni i dubbi sugli effetti cancerogeni del talco permangano, tanto che nel 2013 anche la Food and Drug Administration di Maharashtra, in India, aveva provveduto a ritirare la licenza alla multinazionale per la produzione all’interno dello stabilimento di Mulund dei prodotti cosmetici; in quel caso la decisione fu presa dall’autorità indiana dopo la scoperta, risalente al 2007, di 15 lotti (160.000 prodotti per la vendita al dettaglio) di talco per bambini trattati con ossido di etilene, che può essere utilizzato per la sterilizzazione, ma ad alte dosi favorisce l’insorgenza del cancro. Insomma la querelle non sembra destinata a esaurirsi in breve tempo.