A Milano gli sportelli di salute mestruale e ciclicità

Un luogo in cui capire meglio come funziona il corpo di una persona con utero, per fare informazione e per combattere i pregiudizi legati al ciclo mestruale. Ne abbiamo parlato con Valentina Lucia Fondata, presidente di Eva in Rosso

E se esistesse un luogo per imparare tutto ciò che c’è da sapere sul funzionamento del corpo di una persona con utero e sulla sua ciclicità? A Milano non solo esiste, ma è anche un luogo in cui sfatare miti e pregiudizi. Si tratta dello Sportello di Salute Mestruale e Ciclicità, a cui ci si può rivolgere gratuitamente nelle tre sedi dell’associazione Eva in Rosso.

Cos’è lo sportello di salute mestruale e ciclicità

L’attività dello sportello di Salute Mestruale e Ciclicità è ampia e variegata: aperto a ogni persona con utero, è un luogo in cui – gratuitamente – è possibile condividere dubbi e domande su temi quali il menarca, perimenopausa e menopausa, condizioni e malattie legate al ciclo, contraccezione, fertilità e infertilità, gravidanza e post partum. Si tratta di un importante luogo di informazione che, grazie alla presenza di professioniste di lunga esperienza, contribuisce a sfatare falsi miti e a combattere pregiudizi, cercando così di contrastare il fenomeno dell’analfabetismo mestruale.

L’importanza di combattere l’analfabetismo mestruale

L’analfabetismo mestruale è un fenomeno che ci tocca da vicino: riguarda tutto ciò che non sappiamo o ignoriamo sul ciclo mestruale e può concretizzarsi in circoli viziosi di falsi miti, di vergogna e bullismo. L’informazione è lo strumento principale per combattere la disinformazione, accogliendo dubbi e domande anche quando questi sono taciuti sotto una coltre di vergogna.

Ne abbiamo parlato con Valentina Lucia Fontana, presidente di Eva in Rosso, educatrice mestruale e operatrice dello Sportello.

Come nascono Eva in Rosso e l’idea degli sportelli di salute mestruale?

Eva in Rosso è un’associazione che si è costituita a novembre 2022, con l’intento di colmare i gap e i pregiudizi in termini di salute mestruale e ciclicità, insomma tutto ciò che riguarda il corpo delle persone con utero e ci accompagna in media per 40 anni della nostra vita. Eppure spesso la società ci dota di informazioni pratiche, cioè come gestire il flusso. Il buco di conoscenza riguarda in primis il ciclo mestruale, governato dagli ormoni, e il modo in cui funzionano i nostri corpi. Bisogna proprio partire dal ciclo mestruale: d’altra parte l’Organizzazione mondiale della sanità lo inserisce come segnale fondamentale di salute generale, insieme con il battito cardiaco. L’idea degli sportelli di salute mestruale e ciclicità sono arrivati dal contatto con le persone.

Ce lo racconta?

Siamo nati prima come podcast, poi come associazione e in quanto tale abbiamo realizzato il Festival del ciclo mestruale, un’iniziativa a cadenza annuale; abbiamo lavorato sulla consapevolezza con diversi format come talk e laboratori, ma anche intrattenimento culturale. Dal contatto col territorio ci siamo resi conto che le persone avevano bisogno anche di uno spazio individuale oltre allo spazio pubblico degli incontri. Da qui l’idea degli sportelli con diverse professioniste che lavorano in equipe, totalmente gratuiti, che vanno avanti di anno in anno – e speriamo di andare avanti con la nostra attività.

Quali sono i problemi frequenti che riscontrate in relazione all’analfabetismo mestruale?

Probabilmente l’analfabetismo mestruale è la cosa più democratica che ci è rimasta: non conosce grado culturale o sociale. A livello pratico comporta ritardo nella diagnosi e nel riconoscimento di un eventuale disturbo cliclo-correlato. Tante persone, tante donne che vengono da noi hanno forti dolori mestruali e ancora non sono riuscite a risalire alla radice dei dolori.

Per via di un tabù legato ai corpi e nello specifico all’apparato riproduttivo femminile?

Non siamo educate a prenderci cura del nostro corpo, a partire dall’aspetto: per esempio non tutte sanno che le vulve sono diverse, possono avere forme e colori diversi, possono cambiare nel tempo. Quello che riscontriamo è che l’analfabetismo mestruale poi si allarga a tutto il corpo: il fatto di non conoscere, ignorare o addirittura vergognarsi è qualcosa che ci è stato insegnato, dal ‘caro’ patriarcato. Se ti va bene e hai un ciclo che non ti dà problemi, ma ignori comunque una parte di te che ha delle ripercussioni sull’organismo. Quello che chiamiamo ciclo mestruale è formato da quattro fasi che, ogni mese, determinano energie, stati d’animo, predisposizioni fisiche e muscolari del nostro corpo. Diverse persone trascorrono metà della loro vita senza avere contezza del potere del ciclo mestruale, nell’attività fisica come nel lavoro, con settimane in cui si è più energiche e altre in cui si cerca qualcosa di più interlocutorio. Gli ormoni che cambiano determinano reazioni chimiche, e da lì le conseguenze. E non saperlo ci dà la sensazione di essere manchevoli, inadeguate.

E se va male?

Se ti va male perché hai un disturbo ciclo-correlato, come il disturbo disforico mestruale o l’endometriosi, entri in un inferno di diagnosi lunghissime, perché a volte l’analfabetismo mestruale può colpire anche gli operatori sanitari. Il corpo delle persone con utero e delle donne si studia ancora in maniera anacronistica.

Ed è la punta dell’iceberg, perché tanti trial farmaceutici non sono tarati sulle donne o sulle persone con utero, per esempio

Non c’è proprio altro studio del corpo che non sia quello maschile. Però qualcosa si sta muovendo, anche se si è ancora molto indietro. Penso che la pillola anticoncezionale, usata anche per gestire alcuni disturbi ciclocorrelati, sia stata una grande rivoluzione per i corpi, per la libertà sessuoaffettiva e il diritto all’aborto. A volte tuttavia la pillola anticoncezionale è prescritta in modo un po’ superficiale: abbiamo molti accessi di ragazze che, dal ginecologo, si sono sentite dire che l’unica soluzione per regolarizzare il ciclo è prendere la pillola anticoncezionale. Già questa è un’informazione sbagliata.

Gioverebbero i corsi di educazione sessuale a scuola?

Sono la base, e ce la stanno togliendo non si sa per quale paura. Da parte nostra abbiamo fatto qualche tentativo per fare educazione alla salute mestruale nei percorsi di salute sessuoaffettiva, poiché è tutto collegato, sia per i corpi che mestruano, sia per le altre persone. È importante che tuttə sappiano come funziona: che si abbia un pene o una vagina, siamo nati da un ciclo mestruale. Nella nostra esperienza, questi ragazzi e ragazze portano i loro corpi nel mondo senza un minimo di consapevolezza: serve loro più informazione sugli anticoncezionali, sulle malattie sessualmente trasmissibili – e sappiamo  che gli ultimi dati ci dicono che in Italia queste malattie sono in aumento tra i giovani. Nei laboratori che teniamo in contesti scolastici abbiamo riscontri positivi, ma sarebbe dovere della politica – e ricordiamo che siamo noi a votare chi ci governa – inserire un percorso curricolare di educazione sessuoaffettiva, per esempio un paio di ore a settimana.

Cosa consigliereste alle madri delle preadolescenti che ancora non hanno avuto il menarca?

Innanzi tutto di frequentare i nostri laboratori: uno dei più gettonati riguarda il primo ciclo e come accoglierlo. È un laboratorio per preadolescenti di età 9-12 anni, che vengono spesso accompagnate dalla mamma o comunque da una figura educativa. Talvolta le mamme vengono contestualmente a parlare di perimenopausa e menopausa, mentre la figlia si prepara al menarca. Per quanto i genitori possano essere illuminati, questi momenti di condivisione sono interessanti per tutti, perché sono presenti anche figure professionali. In generale, è bene trovare un’ostetrica per avere informazioni sul menarca, come quelle della nostra associazione ma anche in altri contesti, perché l’ostetrica o l’educatrice mestruale rappresentano quelle figure che investono su educazione, informazione e prevenzione.

Però la situazione è un po’ a macchia di leopardo, vero?

Devi essere fortunata, e non parliamo della sofferenza dei consultori pubblici, che ormai chiudono uno dopo l’altro e sono sempre più oberati, e il lavoro di prevenzione e informazione purtroppo diventa meno prioritario delle visite. È un problema sistemico, tuttavia va rilevato che non è semplice in generale trovare in tutti gli ambiti medici e mediche empatici, di fiducia. E la percezione è individuale: l’ostetrica con cui io mi trovo bene, non è detto che sia la stessa con cui si trova bene un’altra persona.

E, a parte quanto detto sui laboratori, cosa consigliereste alle donne in perimenopausa e menopausa?

Magari provare a parlare con la ginecologa che ti può presentare la terapia ormonale sostitutiva, oppure può darsi che faccia al caso tuo una professionista come un’ostetrica che ha un approccio maggiormente olistico e ti va a parlare di integrazione, alimentazione, attività fisica, che inevitabilmente cambiano con la perimenopausa, insieme ai cambiamenti del corpo. Più informazioni abbiamo, più affrontiamo il cambiamento con meno paura, anche se va ricordato che ogni perimenopausa è diversa. Il punto fondamentale è l’informazione sul nostro corpo.

Diventare protagoniste del nostro corpo…

Esatto, riappropriarci del nostro corpo in tutte le fasi della vita, a partire dai cambiamenti.

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