Psicologia inversa, come e quando usarla - Roba da Donne

Per convincere una persona a fare qualcosa, poche cose funzionano come la psicologia inversa, specialmente se si tratta di individui testardi o che cercano molto l’indipendenza nelle scelte. Quando pensiamo, o sappiamo dall’esperienza, che qualcuno tende a comportarsi sempre all’opposto rispetto a ciò che gli viene detto o consigliato, possiamo provare ad attuare questa tecnica psicologica.

Si tratta comunque di un metodo sostanzialmente volto alla manipolazione. Di conseguenza, è bene sapere come e quando è utile usarla, e quando invece non è la modalità più corretta per ottenere qualcosa. E soprattutto, si può scoprire di essere vittime di psicologia inversa perché qualcun altro ci sta manipolando. Vediamo allora di capire meglio di cosa si tratta e le sue diverse applicazioni.

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Psicologia inversa: cosa si intende?

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Fonte: Web

La psicologia inversa è un meccanismo di manipolazione per indurre una persona a fare o dire qualcosa che in realtà non vuole (fare o dire). Per ottenere questo risultato ci si comporta in modo opposto a quello desiderato così da spingere l’altro a fare ciò che si desidera realmente. La psicologia inversa funziona bene con gli esseri umani, in maniera maggiore con bambini e adolescenti, specialmente quelli ribelli.

Il fenomeno che rende efficace la tecnica è la reattanza psicologica, ovvero la tendenza a riprendere la propria libertà di decisione quando è minacciata o negata. Secondo diversi studi, riportati su PsyBlog viene dimostrato come la reattanza sia alla base del comportamento di bambini e adulti, e ciò che ci rende tutti, chi più e chi meno, influenzabili alla psicologia inversa. Perché per difendere la nostra libertà e indipendenza, viene più spontaneo fare l’opposto di ciò che ci viene detto o ordinato.

Più spesso i metodi di psicologia inversa si attuano con i bambini e gli adolescenti. In questi casi la tecnica è più diretta, perché il loro senso di ribellione e ricerca di attenzioni rende più difficile che si accorgano della manipolazione. Con gli adulti invece, specialmente con il partner e le persone vicine, è più complicato e si usano pertanto modi più velati, di cui spesso nemmeno chi li fa si accorge. Purtroppo inoltre è facile ritrovarsi vittime di manipolatori anche nel mondo del lavoro o della formazione.

Psicologia inversa in amore e nelle relazioni

Usare la psicologia inversa in amore può essere pericoloso, e per farlo è bene fare molta attenzione. Innanzitutto, subire manipolazione, anche sotto forma di psicologia inversa, può minare la sicurezza e l’autostima. Inoltre, il confine tra questa tecnica e il ricatto emotivo è labile, e si può cadere in comportamenti da manipolatore affettivo.

In amore si può usare la psicologia inversa per sorprendere l’altro, rompendo la monotonia. Ad esempio, se si desidera che il partner faccia una scelta senza imporla, si può lasciare la libertà, illustrando i pro e i contro delle alternative.

Oppure, si possono modificare leggermente alcuni atteggiamenti che sono diventati routine. Mutare un comportamento tipico spinge l’altra persona ad adattarsi apportando lei stessa un cambiamento. La psicologia inversa sembra avere un ruolo particolare anche tra le tecniche di seduzione. All’inizio di una relazione, può capitare spesso di attuare comportamenti di questo tipo anche in maniera involontaria. Ad esempio, mostrarsi un po’ interessati ma non troppo per non spaventare, alternando momenti di vicinanza a indifferenza e distanza.

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Questo atteggiamento spinge l’altro a desiderare l’attenzione e l’interesse, proprio perché a volte gli vengono negati. Ma non se portato avanti troppo a lungo e in maniera del tutto sconclusionata. È lo stesso principio alla base del consiglio che si dà a volte tra amici di provare a far ingelosire l’altra persona per far crescere l’interesse. In amore e nel gioco della seduzione quindi un briciolo di psicologia inversa ci sta. È un meccanismo difensivo che ci porta a facilitare le relazioni spostando l’ago della bilancia nella nostra direzione.

Tuttavia, quando si pensa di attuare della psicologia inversa o ci si accorge di essere in qualche modo manipolati, è bene domandarsi per quanto tempo si è disposti a fare questo gioco, e se ne vale davvero la pena. Oppure se è meglio provare ad essere completamente noi stessi, accettando le incertezze di avere a che fare con una persona diversa da noi e rispettando il suo pensiero, i suoi tempi e i suoi desideri.

Come usare la psicologia inversa?

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Fonte: Web

La regola principale per sapere quando e come usare la psicologia inversa è non farlo in decisioni e situazioni importanti. Non deve infatti diventare un’abitudine, e non deve portare a manipolazioni più pesanti e gravi. Per assicurarsi di fare una cosa per lo più innocua o a fin di bene, bisogna porsi queste domande:

  • con chi e perché uso la psicologia inversa?
  • cosa voglio ottenere?
  • quanto vuole essere libera l’altra persona?
  • cosa vuole l’altra persona?

Una volta che si hanno le risposte, si devono seguire alcuni accorgimenti affinché il risultato sia efficace e non negativo.

1. Conoscere l’altro

Innanzitutto, è bene sapere che questa tecnica non funziona con tutti allo stesso modo e quindi conoscere bene chi si ha di fronte. Infatti più una persona necessita di auto-affermazione e indipendenza nelle scelte, più è probabile che si comporti all’opposto e che la psicologia inversa funzioni. Per questo con i bambini, che manifestano molto la reattanza, funziona più facilmente.

Esistono inoltre persone cosiddette “bastian contrari”, che tendono a trovare sempre più allettante fare l’opposto di ciò che fanno o dicono gli altri. Mentre altre persone sono più accondiscendenti, considerano maggiormente l’opinione altrui rispetto alla propria, e con loro la psicologia inversa è più difficile.

2. Avere in testa l’obiettivo

È fondamentale avere presente in modo preciso quali sono gli effetti che si vogliono ottenere e soprattutto avere come obiettivo principale il benessere dell’altra persona e quindi sapere anche cosa desidera l’altro. Convincere un figlio a fare una cosa usando la psicologia inversa deve portare a un risultato positivo e che faccia bene al bambino o all’adolescente stesso.

Se non si pensa in modo chiaro a come raggiungere un obiettivo può capitare che l’altra persona, che sia un bambino o un adulto, scelga di fare esattamente ciò che gli viene detto perché più comodo e semplice. È bene fare attenzione anche ad altri effetti: se il figlio è premiato quando fa il contrario di ciò che il genitore gli dice, la sua autorità rischia di essere minata.

3. Far entrare in testa l’opzione desiderata

I metodi per virare l’attenzione di qualcuno sulla scelta desiderata sono diversi. Innanzitutto è necessario che l’alternativa entri bene in testa all’altro senza che se ne accorga. Si può iniziare presentando l’opzione insieme alle alternative ponendo l’attenzione, anche negativa, su quella prescelta. Poi si può far ricadere la conversazione sull’argomento più volte, con indizi velati.

Ad esempio, per convincere qualcuno su quale film vedere al cinema, si possono mostrare altri film dell’attore protagonista, dicendo frasi del tipo “Non è un attore molto bravo, ce ne sono di migliori”. Allo stesso tempo però si può proporre di guardare insieme film simili a quello che si desidera vedere al cinema, in modo che l’altra persona si renda conto di quanto è bello quel genere.

4. Mantenere la calma

Il trucco principale della psicologia inversa è far credere di non avere preferenze, oppure di averne riguardo all’opzione che invece si vuole scartare. Per farlo è necessario mantenere la calma quando si espongono le diverse alternative. Parlare con tranquillità mette l’altro, anche i bambini, in condizione di sapere di poter scegliere senza imposizioni e senza rischiare di sbagliare.

5. Scelta autonoma

Infine, arriva il momento della scelta, che deve sembrare ricada esclusivamente sull’altro. Questo meccanismo scatena, oltre che la spinta a fare il contrario di ciò che sembra essere la scelta preferibile, l’apparenza di imporre la propria volontà di decisione.

Psicologia inversa: le altre applicazioni

Usare la psicologia inversa può essere un sistema utile, ma anche pericoloso e scorretto. Risulta efficace ad esempio per i genitori quando vogliono ottenere qualcosa dai bambini, come mangiare verdura o fare i compiti. Dicendo di fare l’opposto, o meglio ancora, mostrandosi indifferenti come se non importasse cosa scelgono di fare, di solito funziona. Ma può servire anche ad aiutare chi non riesce a prendere delle decisioni da solo, per qualsiasi ragione.

Non a caso, in ambito clinico la psicologia inversa può servire in terapia di soggetti che faticano a relazionarsi con gli altri. La tecnica permette infatti di mostrare alternative inattese e a spingere a fare scelte che altrimenti non si sarebbero fatte. Dando però l’impressione di aver raggiunto il risultato in maniera autonoma e con convinzione.

Negli ultimi anni inoltre il marketing basa le sue fondamenta sulla psicologia inversa, riuscendo nello stesso tempo a convincere i clienti ad acquistare un prodotto, screditando la competizione.

E ancora in ambito lavorativo può succedere che sia usata la psicologia inversa per convincere i dipendenti a fare delle scelte che vanno in favore più dell’azienda che loro. Alcune applicazioni risultano quindi pericolose, e non sempre sono ben accettate. Questo perché si tratta spesso di una tecnica strumentale volta a ottenere ciò che si vuole sfruttando le debolezze degli altri. Pertanto, come dicevamo, non è facile sapere quanto sia giusto ed etico usare la psicologia inversa. Sicuramente in ambito educativo può aiutare, ma fin quando è usata per decisioni innocue e formative.

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