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E se con le mestruazioni se ne andassero anche "le regole"?

"Questo spiega anche il motivo per cui in diverse lingue il termine usato per indicare le mestruazioni sia legato al concetto di regola, ordine, misura e legge. In latino, ad esempio, venivano chiamate regula e ancora oggi in tedesco si chiamano regel, in francese regle, in spagnolo reglas. Ne deriva che una donna che smette di mestruare non può essere altro che sregolata".
Questo contenuto fa parte della rubrica “Prendiamoci una (meno)pausa”

“Ma che ti è preso ultimamente? Per la miseria, conservati un po’ di pazzia per la menopausa!” (Woody Allen, Misterioso omicidio a Manhattan)

“Hillary Clinton presidente? Siate seri: affidereste l’America a una donna in menopausa?” (tweet di un sostenitore del Partito Repubblicano)

“È la menopausa a parlare per te o sei sempre stata così?” (Mia figlia)

C’è un filo rosso che lega le tre affermazioni, un comune sentire secondo il quale il calo degli estrogeni porterebbe – oltre che vecchiezza e acciacchi -, la perdita delle inibizioni con la conseguente messa in atto di comportamenti mattissimi e apparentemente privi di logica.

Secondo questa teoria – non formulata eppure socialmente condivisa – alla menopausa si accompagnerebbe, quale deprecabile impiccio, anche una certa dose di invincibile sregolatezza. Come se tutto il resto non fosse già abbastanza imbarazzante.

Ma da dove nasce un’idea tanto bizzarra?
Dalla letteratura, tanto per cominciare. La figura della signora agée pazza e irriverente è un vero e proprio topos letterario. Zia Mame, ad esempio, la squinternata protagonista del romanzo di Patrick Dennis, è l’archetipo delle signore stravaganti e superficiali che l’avanzare dell’età non rende più sagge ma, al contrario, sempre più eccentriche e imprevedibili, vere e proprie pippicalzelunghe attempate ma fascinosissime perché capaci di restituire una visione del mondo insolita, disincantata e sorprendente.

O ancora, dal cinema. Il cliché della signora matura e imprevedibile ha regalato personaggi spregiudicati come Grace, la vedova che trovava il modo di risolvere i propri guai finanziari nella coltivazione della marijuana (“L’erba di Grace”, 2001); o come le compassate signore inglesi che decidevano di farsi ritrarre affaccendate tra fornelli e giardinaggio – ma nude (“Calendar girls”, 2003).

E voglio tacere dei personaggi folli interpretati da Bette Davis, un’attrice che ha dovuto aspettare la menopausa per interpretare figure indomite e indimenticabili: una per tutte, Margo Channing di “Eva contro Eva”, un film che non si può guardare senza sospirare di empatia per la protagonista.

Insomma, cinema e letteratura non hanno fatto altro che dar corpo alla tesi secondo la quale alla menopausa si accompagnerebbe una fisiologica refrattarietà alle leggi e alle convenzioni sociali.

E se questo fosse vero? Se certe intemperanze fossero davvero un segnale inequivocabile di menopausa al pari di caldane e secchezza vaginale? Dopotutto, quando dovevamo menzionare le mestruazioni senza averne il coraggio si ricorreva a sinonimi quali “le mie cose”, “quei giorni”, “il marchese” ma, soprattutto, “le regole”la cui scomparsa renderebbe le donne sregolate, per l’appunto.

La giornalista francese Élise Thiébaut ha dato dignità a questa intuizione spiegando nel suo saggio “Questo è il mio sangue” (Einaudi, 2018) che anticamente la periodicità del ciclo mestruale consentiva non solo di calcolare la durata della gravidanza e identificare il padre del nascituro, ma anche di commisurare la scala degli eventi umani, pianificare le attività di caccia, di concia, di raccolta, insomma: l’intera organizzazione del villaggio.

Considerato poi che anticamente era il calendario lunare a stabilire i tempi della semina e del raccolto, e che le popolazioni preistoriche riconoscevano una correlazione tra ciclo lunare e ciclo mestruale quali simboli di fertilità e rinascita, si può capire quanta importanza avesse quest’ultimo all’interno delle comunità e perché la regolarità delle mestruazioni fosse una faccenda di pubblico interesse.

Questo spiega anche il motivo per cui in diverse lingue il termine usato per indicare le mestruazioni sia legato al concetto di regola, ordine, misura e legge. In latino, ad esempio, venivano chiamate regula e ancora oggi in tedesco si chiamano regel, in francese regle, in spagnolo reglas. Ne deriva che una donna che smette di mestruare non può essere altro che sregolata.

Ecco quindi prendere vita una ricca crestomazia di donne mature e irriverenti come Poupette, iconiche come Iris Apfel, intense come Benedetta Barzini , volitive come Jane Fonda, immarcescibili come la Regina Elisabetta, imprevedibili come la mia vicina di casa che ha mandato al diavolo marito e figli per aprire un B&B affacciato sull’oceano.

Insomma, la menopausa è un lasciapassare per vivere finalmente libere da regole, obblighi sociali e costrizioni.
Dite la verità, avreste mai potuto pensare a un alibi migliore?

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