Medical gaslighting: no, non è solo ansia

È un fenomeno di cui si sta prendendo sempre più coscienza: ognuno e ognuna di noi può incappare nel medical gaslighting. Come riconoscerlo e cosa fare.

Vi è mai capitato che, rivolgendovi a personale sanitario per uno o più sintomi che state riscontrando, non vi sentiate compresi o comprese? Che vi sentiate rispondere che “è solo ansia”, o che è un disturbo psicosomatico senza che vengano eseguiti esami? Può darsi che si tratti di medical gaslighting – con i dovuti distinguo.

Che cos’è il medical gaslighting: significato

Come si legge nel saggio linguistico Medical Gaslighting: A New Colloquialism, gaslighting è un neologismo apparso nel 2022. La sua origine è in una commedia britannica del 1938 dal titolo “Gas Light”, che raccontava di un uomo che manipolava la moglie al fine di farle credere di avere una malattia mentale e così appropriarsi del suo patrimonio. In psichiatria veniva utilizzato prima del 2022, per descrivere dinamiche manipolative nelle relazioni sentimentali, domestiche o sessuali.

Successivamente il termine è confluito nell’espressione “medical gaslighting”, per descrivere “esperienze sanitarie negative dei pazienti che vedono le proprie preoccupazioni cliniche ignorate o invalidate in modo inappropriato dai medici curanti”. Da qui in poi c’è stata anche un po’ di confusione, perché alcune persone scambiano il vero e proprio gaslighting medico per i disaccordi terapeutici rispetto alle proprie aspettative.

Le cause del medical gaslighting

A volte il gaslighting medico è involontario, causato da scarse capacità comunicative del personale sanitario o da superficialità. Altre volte, spiegano da Harvard, è possibile che la malattia di cui si soffre non sia stata ancora ben compresa, richieda magari diversi test diagnostici e presenti sintomi aspecifici, com’è stato nel caso del Long Covid-19. Ma in generale, più spesso, si tratta di un pregiudizio verso il paziente o la paziente.

Di solito il gaslighting medico presenta alcuni segni di manipolazione, ovvero quando l’operatore o l’operatrice sanitaria:

  • non ascolta, interrompe o evita di rispondere alle domande come se chi ha di fronte non possa capire;
  • minimizza, affermando si tratti di ansia, depressione e stress;
  • effettua una visita sbrigativa;
  • attribuisce i sintomi all’età, al genere, al peso, allo stile di vita o all’orientamento sessuale.

Come affrontare il gaslighting medico

L’ideale è riuscire a evitare un’eventuale manipolazione, instaurando con il personale sanitario un rapporto comunicativo. A questo proposito potrebbe far comodo tenere un diario dei sintomi e stilare domande precise. Farsi accompagnare da una persona cara, di cui ci si fida, a una visita, può essere altrettanto d’aiuto.

Di fronte a un medico o una medica che però non danno risposte, occorre interrogarsi sullo stile comunicativo che si è instaurato tra le parti. In secondo luogo, vale la pena prepararsi al disaccordo e alla discussione, possibilmente serena e pacifica: farsi ascoltare insomma, ma anche ascoltare a propria volta, perché non è detto che il pregiudizio non appartenga anche a noi.

Il medical gaslighting è un problema per le “minoranze”

Minoranze lo mettiamo tra virgolette, perché come spesso accade, in questo tipo di fenomeni che sono provocati dal pregiudizio, vengono coinvolte in particolare donne, anziani, disabili, bambini e bambine, persone Lgbtqai+, persone dal substrato etnico differente da quello dominante, pazienti psichiatrici.

Così come alle donne viene detto che un sintomo “è solo ansia”, a una bambina potrebbe venir detto che “sta facendo i capricci”, a un disabile che “dipende dalla sua condizione”, a una persona omosessuale che “dipende dal suo stile di vita”.

Al di là che si tratta di frasi che considereremmo orribili in qualunque contesto, in quello medico – in cui dovrebbe essere prestata attenzione al paziente indipendentemente dal genere, dall’età, dalla condizione pregressa (anzi, a maggior ragione se c’è una condizione o una patologia pregressa), dall’etnia o dall’orientamento sessuale – è sicuramente inaccettabile.

Medical gaslighting  e violenza ostetrica

La violenza ostetrica è un fenomeno che in un certo senso può essere considerata una forma di gaslighting medico. Avviene quando il dolore delle donne durante il parto, i loro sintomi, il loro colloquio intimo con il proprio corpo non viene compreso dal personale sanitario, che finisce per operare in maniera indelicata verbalmente e fattivamente. In molti casi si va oltre la manipolazione, tuttavia i due fenomeni sono collegati sempre da un pregiudizio.

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