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Iperfagia, il vuoto incolmabile di chi non può smettere di mangiare

Cause, sintomi e cura dell'iperfagia, una patologia che porta chi ne è affetto a mangiare in modo incontrollabile e senza freni.
Iperfagia

L’iperfagia è un disturbo del comportamento alimentare che consiste in un aumento dell’appetito e nell’ingestione di una quantità di cibo maggiore rispetto a quello che si potrebbe considerare normale. Si tratta di una condizione simile alla bulimia, solo che in questo caso il cibo in più introdotto nel corpo non viene eliminato con il vomito autoindotto, per cui si tende anche a ingrassare e, nel giro di qualche mese, si può passare anche a sovrappeso e obesità.

Le cause dell’iperfagia sono strettamente correlate a disagi psicologici, che nella maggior parte dei casi sono di natura inconscia, ma anche ad alterazioni metaboliche, a stati d’ansia e a una condizione di ipoglicemia.

Iperfagia: cos’è?

L’iperfagia, o polifagia, è un disturbo alimentare che porta il paziente ad assumere molto più cibo di quello necessario al proprio fabbisogno giornaliero: è come se non ci si riuscisse a controllare e il cibo diventasse quasi un’ossessione.

L’istinto compulsivo e incontrollato di consumare del cibo si può manifestare in tanti modi: fame notturna, pasti estremamente ricchi, spuntini molto sostanziosi, ma anche il mangiare continuamente a tutte le ore e senza freni o orari. Non è solo un problema fisico, ma è anche psicologico: si parla di iperfagia, infatti, quando l’assunzione incontrollata del cibo è accompagnata da un senso di vergogna per il fatto di non riuscire a controllarsi.

L’iperfagia può comparire anche a causa di altre patologie come la sindrome premestruale: nei giorni che precedono il ciclo si ha più fame e si è più nervosi e spesso si mangia in modo incontrollato. Tra le cause ci sono anche l’ipertiroidismo e l’ipoglicemia che sono causate, rispettivamente, da un’alterazione ormonale e del glucosio, ma anche uno dei sintomi della chetoacidosi diabetica che è una complicanza del diabete che si verifica quando il glucosio è troppo poco e le cellule utilizzano gli acidi grassi per avere l’energia.

Anche alcuni farmaci possono portare all’iperfagia come i corticosteroidi, la pillola anticoncezionale e gli antidepressivi triciclici. In questi casi aggiustando il dosaggio o cambiando il principio attivo l’iperfagia potrebbe risolversi da sola. Si parla di iperfagia compulsiva quando il bisogno di mangiare è continuo e senza sosta, anche se la componente compulsiva è una caratteristica intrinseca di questa patologia.

Iperfagia e depressione

Iperfagia compulsiva
Foto: iStock

L’iperfagia può essere un sintomo della depressione: si reagisce al disagio psicologico con l’assunzione incontrollata di cibo che si usa per compensare quello che manca o che fa sentire a disagio. In realtà tutti gli stati depressivi tendono ad alterare in modo più o meno grave i nostri equilibri; nel caso dell’iperfagia, se questa è molto grave, potrebbe acutizzare la depressione, perché porta anche a prendere molto peso e a perdere il controllo della propria vita.

Iperfagia: la cura e i consigli

La cura dell’iperfagia cambia in base all’entità della patologia e ai disturbi che provoca. Se è in una forma lieve possono bastare alcuni consigli come il mangiare molto lentamente per aumentare il senso di sazietà oppure il preferire i cibi solidi rispetto a quelli liquidi. Si può cercare di controllare la fame preferendo frutta e verdura tra un pasto e l’altro o seguire uno schema alimentare in modo da avere delle regole da rispettare.

Se invece l’iperfagia è molto grave e sfugge completamente al controllo, è consigliata una terapia di carattere cognitivo-comportamentale perché bisogna arrivare alle cause che portano alla fame compulsiva. Seguire un percorso di psicoterapia serve per arrivare all’origine del problema, prendere consapevolezza delle cause e poi abbinare ad una rieducazione alimentare per controllare la fame eccessiva un percorso psicologico, in modo da ritrovare la fiducia in se stessi e risolvere i disagi inespressi e inconsci.