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Galleria: La verità su Juice Plus, la dieta dei bibitoni miracolosi via social

La verità su Juice Plus, la dieta dei bibitoni miracolosi via social

Alla fine Selvaggia Lucarelli ha avuto ragione. Juice Plus, azienda di bibitoni che promettono risultati miracolosi, è stata sanzionata dall'antitrust. Ripercorriamo le tappe della vicenda.

Alla fine Selvaggia Lucarelli ha avuto ragione: dopo una battaglia condotta sia sul Fatto Quotidiano che su Facebook, ma portata avanti anche dal Codacons, come la stessa giornalista chiarisce nell’ultimo post, l’azienda Juice Plus è stata sanzionata dall’antitrus, e costretta a pagare un milione di euro per “modalità di promozione ingannevoli e non trasparenti degli integratori alimentari”, come si legge nel comunicato rilasciato Dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Qui invece la risposta di Juice Plus sul sito ufficiale dell’azienda.

Tramite una nota più recente, inoltre, l’azienda ha tenuto a precisare:

In relazione alla recente decisione dell’Autorità garante della concorrenza (AGCM), Juice Plus+ chiarisce che l’azienda monitora in maniera costante che il materiale prodotto dai Franchise Partner, veri e propri incaricati alle vendite, rispetti le regole di condotta dell’azienda. Juice Plus+ ha sempre condannato i comportamenti che violano le norme aziendali, così come le pratiche scorrette di vendita del prodotto che, quando dimostrate, sono sempre state punite. Abbiamo ammonito, sanzionato o allontanato persone il cui comportamento si è rivelato non in linea con le linee guida dell’azienda. Juice Plus+ sta valutando la decisione presa dall’AGCM e deciderà quanto prima i prossimi passi, al fine di far accertare la legittimità dell’operato dell’Azienda.

Una portavoce dell’azienda ha inoltre chiarito che 8 leader dell’azienda sono stati sospesi fino alla fine del procedimento.

Per chi non avesse seguito la vicenda dall’inizio, ovvero dall’estate del 2018, quando la querelle tra Juice Plus e la Lucarelli è nata, facciamo un passo indietro: di cosa parliamo, anzitutto. Juice Plus è l’ultimo arrivato, ma tante sono le aziende che, in passato come oggi, con l’obiettivo dichiarato di far dimagrire chiunque, hanno venduto “polverine magiche”, integratori vari, barrette e bibitoni che promettono miracoli facili e veloci.

Il problema è noto, e più volte medici e dietologi hanno preso posizione a riguardo. Uno su tutti, Jean Pierre Vermes, medico specialista in obesità di Patti Chiari che, in questo video, ha spiegato come questi preparati non possano essere definiti “sani” e, più in generale, come sana non possa essere un’alimentazione basata su questi prodotti. A partire dal principio che un’alimentazione sana è composta da spuntini durante il giorno e pasti completi, tutti con il giusto equilibrio: il che significa anche che variare le sostanze è fondamentale per godere di ottima salute.

L’attenzione su Juice Plus è assurta agli onori della cronaca proprio a seguito di un articolo di Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano. La questione, va da sé, non sta tanto nel demonizzare questi prodotti che, come si evince dal video, analisi chimiche confermerebbero, utilizzano prodotti naturali. La questione è un’altra. A partire da quanto indicato dal medico, e cioè che una composizione naturale non esclude controindicazioni, per arrivare poi a tutta una serie di altre questioni in merito ai risultati promessi, alle questioni fiscali al centro del post della Lucarelli e, soprattutto, al fatto che prodotti legati a scopi così delicati dal punto di vista della salute, come quello del dimagrimento e dell’obesità, siano venduti sui social da persone con nessuna competenza medica e nutrizionistica al riguardo.

Del resto, la Lucarelli aveva basato le proprie accuse proprio sulla “forma di marketing occulto realizzata principalmente tramite pagine e gruppi segreti Facebook, consistente nel non rendere palese che i venditori dei prodotti JuicePlus agiscono nel quadro della propria attività commerciale, i quali, al contrario, si presentano falsamente sotto la veste di consumatori“.

La condanna non riguarda quindi le possibili controindicazioni a livello di salute nascoste dietro il forte consumo dei prodotti Juice Plus, ma questo non significa, naturalmente, che i rischi non possano esistere. Cerchiamo allora di fare un po’ di ordine.

Cos’è Juice Plus?

La Juice Plus è un’azienda statunitense che vende sia sostitutivi dei pranzi a base proteica sia multivitaminici; biberoni ricchi di sali minerali, vitamine, carboidrati, proteine, fibre e grassi. Un mix completo che, secondo l’azienda, può sostituire colazioni, pranzi e cene. Shake, barrette e zuppe hanno prezzi che variano da 2 euro a porzione per i primi, a 2, 50 euro per gli altri.

Ma qual è la particolarità di questo brand? La vera differenza di Juice Plus, rispetto agli altri numerosi integratori dietetici, sta principalmente nel meccanismo di vendita social: i prodotti sono distribuiti da persone che non hanno alcuna competenza in questo ambito, che aderiscono a un gruppo di marketing piramidale, e che danno consigli riguardanti alimentazione e attività fisica, aspetti molto critici e personali.

Alla base della polemica nata nel 2018, quindi, sta il presupposto che la dieta è una cosa seria, che non può essere improvvisata, affidata a persone non competenti, né tanto meno a condivisioni e like sui social e che, se si parla di costi, la convinzione di risparmiare affidandosi a questi prodotti è errata. La consulenza di un dietologo costa sicuramente meno di sette barattolini di capsule (319 euro) e, a prescindere dal prodotto in sé, è imprescindibile per chi voglia intraprendere un percorso di dieta.

Come dicevamo, Selvaggia Lucarelli ha sollevato leciti dubbi sulla gestione fiscale dell’azienda, che si fonda sulla vendita diretta multilivello (come da comunicato Agcm), dato che la Juice Plus è conosciuta grazie ai social network, dove, stando ad alcune indicazioni nei commenti allo stesso post, avrebbe una rete di 40.000 rivenditori solo in Italia, uniti da logiche di profitto piramidale e da una comunicazione social per certi versi sospetta e di dubbia etica (altro punto al centro dell’attenzione in questi giorni).

La leva dell’aspettativa e della bella vita sui social

Juice Plus vende attraverso network marketing: un sistema che permette di reclutare venditori online e basare il guadagno sul classico sistema di vendita diretta multilivello – che, fa notare la Lucarelli, è però vietato in Italia -, secondo il quale ogni venditore prende una percentuale anche dalle vendite della sua recluta, aumentando così il fatturato.

A livello di comunicazione, i “dipendenti” di questo sistema piramidale pubblicano ogni giorno foto sui loro social secondo precise linee guida finalizzate a mostrare a tutti quanto lavorare per Juice Plus ti renda una persona migliore e soprattutto felice: ti permette di stare a casa, di goderti i tuoi figli, e di conseguire ingenti guadagni dimostrabili da uno stile di vita super lusso, caratterizzato da macchine super costosose, borse firmate e ville al mare.

Quello che la Lucarelli ha messo in luce è quanto le bacheche Facebook di questi rivenditori siano tutte una il clone dell’altra: ogni giorno frasi motivazionali, figli felici e sorridenti, cibi sani e colorati e screen di conversazioni con clienti che ringraziano per il magico risultato dei Juice Plus.

Sembra quasi che ogni rivenditore abbia un programma da seguire, passo a passo per attirare clienti sulla propria pagina e leggendo i commenti degli ex dipendenti al post di Selvaggia Lucarelli pare sia proprio così.

Juice Plus: truffa fiscale?

Selvaggia ha illustrato come le modalità di pagamento dell’azienda siano quanto meno inusuali: ogni rivenditore sarebbe pagato attraverso il bonifico di una filiale svizzera ogni dieci del mese. L’azienda non richiede però nessuna fattura, sta al buon senso etico del dipendente dichiarare i soldi poi al Fisco (questo quanto dichiarato da alcuni ex affiliati del network).  Molto probabilmente chi davvero guadagna grandi soldi da questo lavoro sono le poche persone che stanno al vertice, quelli che sotto di loro hanno un team personale di venditori (esistono, come in ogni sistema piramidale, delle gerarchie molto nette). Per gli altri è una guerra tra poveri.

Visto il numero sproporzionato di testimonianze (si parla di 25 mila) che Selvaggia Lucarelli ha ricevuto poco dopo aver pubblicato il post e quelle che sembrano essere “strategie di risposta” da parte del brand e dei propri dipendenti, ha deciso di andare a fondo nella questione, fino alla conclusione arrivata nelle scorse ore.

In gallery abbiamo raccolto, tra i numerosi screenshot e post inviati a riguardo da ex utenti, quelli più significativi.

La verità su Juice Plus, la dieta dei bibitoni miracolosi via social

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