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La verità su Juice Plus, la dieta dei bibitoni miracolosi via social

In questi giorni Selvaggia Lucarelli ha catalizzato l'attenzione sull'azienda Juice Pluis, che vende integratori dietetici, mettendone in dubbio la legalità in termini fiscali, medici ed etici. Si attende la riposta ufficiale dell'azienda.

Juice Plus è l’ultimo arrivato, ma in passato sono state tante le aziende e tante altre ce ne sono oggi che, con l’obiettivo dichiarato di far dimagrire chiunque, hanno venduto “polverine magiche”, integratori vari, barrette e bibitoni che promettono miracoli facili e veloci.

Il problema è noto e più volte medici e dietologi hanno preso posizione a riguardo. Uno su tutti, Jean Pierre Vermes, medico specialista in obesità di Patti Chiari in questo video, spiega come questi preparati non possano essere definiti “sani” e, più in generale, come sana non possa essere un’alimentazione basata su questi prodotti. A partire dal principio che un’alimentazione sana è composta da spuntini durante il giorno e pasti completi, tutti con il giusto equilibrio: il che significa anche che variare le sostanze è fondamentale per godere di ottima salute.

L’attenzione su Juice Plus è assurta agli onori della cronaca nei giorni scorso, a seguito di un articolo si Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano. La questione, va da sé, non sta tanto nel demonizzare questi prodotti che, come si evince dal video, analisi chimiche confermerebbero, utilizzano prodotti naturali. La questione è un’altra. A partire da quanto indicato dal medico, e cioè che una composizione naturale non esclude controindicazioni, per arrivare poi a tutta una serie di altre questioni in merito ai risultati promessi, alle questioni fiscali al centro del post della Lucarelli e, soprattutto, al fatto che prodotti legati a scopi così delicati dal punto di vista della salute, come quello del dimagrimento e dell’obesità, siano venduti sui social da persone con nessuna competenza medica e nutrizionistica al riguardo.

Ma proviamo a fare un po’ di ordine.

 

Cos’è Juice Plus?

La Juice Plus è un’azienda statunitense che vende sia sostitutivi dei pranzi a base proteica sia multivitaminici; biberoni ricchi di sali minerali, vitamine, carboidrati, proteine, fibre e grassi. Un mix completo che, secondo l’azienda, può sostituire colazioni, pranzi e cene. Shake, barrette e zuppe hanno prezzi che variano da 2 euro a porzione per i primi a 2, 50 euro per gli altri.

Ma qual è la particolarità di questo brand? La vera differenza di Juice Plus, rispetto agli altri numerosi integratori dietetici, sta principalmente nel meccanismo di vendita social: i prodotti sono distribuiti da persone che non hanno alcuna competenza in questo ambito, che aderiscono a un gruppo di marketing piramidale, e che danno consigli riguardanti alimentazione e attività fisica, aspetti molto critici e personali.

Alla base della polemica di questi giorni, quindi, sta il presupposto che la dieta è una cosa seria, che non può essere improvvisata, affidata a persone non competenti, né tanto meno a condivisioni e like sui social e che, se si parla di costi, la convinzione di risparmiare affidandosi a questi prodotti è errata. La consulenza di un dietologo costa sicuramente meno di sette barattolini di capsule (319 euro) e, a prescindere dal prodotto in sé, è imprescindibile per chi voglia intraprendere un percorso di dieta.

Nei giorni scorsi, del resto, Selvaggia Lucarelli ha sollevato leciti dubbi sulla gestione fiscale dell’azienda che si fonda sul metodo di marketing multilivello. Come si diceva, infatti, la Juice Plus è conosciuta grazie ai social network, dove stando ad alcune indicazioni nei commenti allo stesso post, avrebbe una rete di 40.000 rivenditori solo in Italia, uniti da logiche di profitto piramidale e da una comunicazione social per certi versi sospetta e di dubbia etica (altro punto al centro dell’attenzione in questi giorni).

La leva dell’aspettativa e della bella vita sui social

Come dicevamo, Juice Plus vende attraverso network marketing: un sistema che permette di reclutare venditori online e basare il guadagno sul classico sistema di marketing multilivello – che, fa notare la Lucarelli, è però vietato in Italia -, secondo il quale ogni venditore prende una percentuale anche dalle vendite della sua recluta, aumentando così il fatturato.

A livello di comunicazione, i “dipendenti” di questo sistema piramidale pubblicano ogni giorno foto sui loro social secondo precise linee guida finalizzate a mostrare a tutti quanto lavorare per Juice Plus ti renda una persona migliore e soprattutto felice: ti permette di stare a casa, di goderti i tuoi figli, e di conseguire ingenti guadagni dimostrabili da uno stile di vita super lusso, caratterizzato da macchine super costosose, borse firmate e ville al mare.

Quello che la Lucarelli ha messo in luce nei giorni scorsi è quanto le bacheche Facebook di questi rivenditori siano tutte una il clone dell’altra: ogni giorno frasi motivazionali, figli felici e sorridenti, cibi sani e colorati e screen di conversazioni con clienti che ringraziano per il magico risultato dei Juice Plus.

Sembra quasi che ogni rivenditore abbia un programma da seguire, passo a passo per attirare clienti sulla propria pagina e leggendo i commenti degli ex dipendenti al post di Selvaggia Lucarelli pare sia proprio così.

Juice Plus: truffa fiscale?

A sollevare il polverone è sempre l’opinionista che illustra come le modalità di pagamento dell’azienda siano quanto meno inusuali: ogni rivenditore sarebbe pagato attraverso il bonifico di una filiale svizzera ogni dieci del mese. L’azienda non richiede però nessuna fattura, sta al buon senso etico del dipendente dichiarare i soldi poi al Fisco (questo quanto dichiarato da alcuni ex affiliati del network).  Molto probabilmente chi davvero guadagna grandi soldi da questo lavoro sono le poche persone che stanno al vertice, quelli che sotto di loro hanno un team personale di venditori (esistono, come in ogni sistema piramidale, delle gerarchie molto nette). Per gli altri è una guerra tra poveri.

Visto il numero sproporzionato di testimonianze che Selvaggia Lucarelli ha ricevuto poco dopo aver pubblicato il post e quelle che sembrano essere “strategie di risposta” da parte del brand e dei propri dipendenti, ha deciso di andare a fondo nella questione, per cui probabilmente arriveranno altri aggiornamenti, come scrive lei stessa:

Ho ricevuto MIGLIAIA di messaggi e mail con le esperienze più varie. Ci sono 12 000 commenti al mio post su Juice Plus. Ho letto tutto, sto andando a fondo.
Non tornerò sulla vicenda oggi perché intendo dare modo, come richiesto dall’azienda, di fare le sue considerazioni e rettifiche.
Nel frattempo, mentre io taccio, il team Unstoppable immagino in accordo con l’azienda madre, sta adottando da giorni una “strategia comunicativa” piuttosto goffa, facendo comunicati i cui temi sono a) paghiamo le tasse b) siamo vittime di minacce e cyberbullsimo c) non siamo una setta.

La questione, quindi, è in aggiornamento e si attendono successivi approfondimenti e le repliche ufficiali della stessa Juice Plus.
Nel frattempo abbiamo raccolto tra i numerosi screenshot e post inviati a riguardo da ex utenti quelli più significativi.

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