Il numero di spermatozoi degli uomini occidentali è diminuito in poco meno di quarant’anni.

È l’allarme lanciato da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori, guidati da Hagai Levine, pubblicato sull’Oxford Academy. I dati, riferiti al 2017, anno in cui è stato condotto lo studio, indicano che dal 1973 al 2011 il numero di spermatozoi è calato del 59%, passando da 337,5 milioni a soli 137,5 milioni.

Ovviamente, un calo nel numero degli spermatozoi potrebbe avere importanti ripercussioni sulla fertilità, ma non solo; diversi studi ne hanno individuato delle concause nell’uso di sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, di pesticidi, e, ovviamente, nei fattori legati allo stile di vita, ma la associano anche a criptorchidismo (mancanza di uno o entrambi i testicoli), ipospadia (una crescita anomala del pene dovuta a uno sviluppo insufficiente dell’uretra) e cancro ai testicoli.

La ricerca ha identificato tutti gli articoli in cui erano contenuti dati primari sul numero di spermatozoi umani, includendo 185 studi in tutto, con 43 mila uomini esaminati, e focalizzandosi poi su due gruppi esaminati, definiti dalla fertilità: gli uomini non selezionati per la loro fertilità, perché inconsapevoli di essa (come i più giovani, ad esempio), e gli uomini consapevoli della propria fertilità, come i padri, i compagni di donne incinte o, in generale, quelli che avevano già sperimentato una gravidanza, indipendentemente dall’esito.

Sono poi stati esclusi gli studi focalizzati su un campione la cui fertilità potesse essere stata influenzata da interventi, esposizioni professionali o fumo, e quelli che, in generale, presentassero problematiche varie che avrebbero potuto incidere con i risultati.

La ricerca si è poi focalizzata su due gruppi di Paesi, uno, chiamato “occidentale”, comprendente Nord America, Europa, Australia, Nuova Zelanda, e un altro, il “non occidentale”, che comprendeva Sud America, Asia e Africa.

Spermiogramma: cosa ci possono dire le analisi del liquido seminale

Lo studio ha riguardato indagini svolte con gli stessi metodi di analisi di laboratorio, coinvolgendo un campione il più eterogeneo possibile, ma i risultati, sul fronte occidentale, sono stati scoraggianti: benché, va detto, gli studi sul gruppo occidentale fossero più esigui, il numero totale di spermatozoi è diminuito di quasi il 60%. La concentrazione spermatica (SC) è diminuita dello 0,75% all’anno, e complessivamente del 28,5% tra il 1973 e il 2011; risultati identici per la conta spermatica totale (TSC).

Nel gruppo occidentale, peraltro, il calo è risultato significativo in particolare nel campione di uomini non selezionati per la fertilità (SC diminuito del 52,4% e TSC del 59,3% durante il periodo di studio, ovvero, rispettivamente, -1,4 e -1,6% all’anno). Diversamente, non sono stati riscontrati cali significativi nel Sud America, in Asia e in Africa, anche se, va detto, non ci sono studi in questo senso prima del 1985 in quei Paesi.

Questi risultati mettono comunque in allarme circa la salute riproduttiva maschile, che ha implicazioni serie al di là dei semplici problemi di infertilità; esiste spesso uno stigma, di stampo maschilista, per cui l’uomo “è per forza sano”, ed eventuali problemi di concepimento derivano dalla donna, e questo è il motivo per cui gli uomini rimandano spesso, o addirittura non si sottopongono mai, a visite di controllo. Ma c’è un evidente problema, se in quarant’anni o poco meno il numero degli spermatozoi è diminuito in maniera così considerevole, e ciò significa che anche gli uomini devono cominciare a prendere seriamente coscienza dell’importanza di fare esami frequenti per valutare il proprio stato di salute e, laddove necessario e possibile, intervenire.

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