Possono essere varie le ragioni per le quali l’equilibrio interiore viene incrinato compromettendo l’eutimia, quello stato di calma e rilassamento psicoemotivo che provoca benessere.

Ecco come si definisce, quali sono i benefici e come raggiungerla.

Eutimia: cosa significa?

L’American Psychological Association definisce l’eutimia come uno stato d’animo di benessere e tranquillità privo di qualsiasi disturbo psicologico.

L’origine del concetto in senso clinico viene attribuita nel 1958 alla psicologa sociale Marie Jahoda che ha coniato il neologismo dalla combinazione delle parole greche eu, bene, e thymos e ha identificato sei categorie principali di concetti delineando i criteri per la definizione di una salute mentale positiva: l’autonomia, la padronanza dell’ambiente, le interazioni soddisfacenti con le altre persone e con l’ambiente, lo stile e il grado di crescita dell’individuo, lo sviluppo o l’autorealizzazione, gli atteggiamenti dell’individuo verso il proprio sé.

Lo stato di eutimia viene approfondito anche in un articolo di Giovanni A. Fava e Per Bech, dove gli autori ne individuano ulteriori caratteristiche:

  • Assenza di disturbi dell’umore: per chi ha una storia di squilibrio psicologico, lo stato di eutimia è un segnale positivo di remissione. Più in generale tristezza, ansia o umore irritabile tendono a essere di breve durata e legati a situazioni specifiche non influenzando significativamente la vita quotidiana.
  • Sonno regolare e ristoratore: oltre alla sensazione di allegria e tranquillità accompagnata dalla voglia di mantenersi attivi, l’eutimia concilia il sonno.
  • Visione unificante della vita: questo specifico stato rende la persona in grado di plasmare il suo futuro, sia dal punto di vista pratico, di azione sia emotivo. Inoltre questa visione rende più resistenti allo stress, all’ansia e alla frustrazione.
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I benefici per corpo e mente

L’eutimia contribuisce positivamente al mantenimento del benessere mentale: infatti questo stato di calma consente di fare introspezione, entrando in contatto la parte più intima e profonda di sé stessi, riuscendo a scoprire qualcosa in più sul proprio modo di essere, sui propri stati d’animo. Inoltre sprona alla resilienza, ovvero la capacità di far fronte agli ostacoli della vita, evitando quindi di trovarsi in balìa di situazioni o emozioni negative che prima erano opprimenti al punto da condizionare le scelte personali.

Lo stato di eutimia consente anche di governare gli attacchi di ansia. Il senso di equilibrio mentale derivante dallo stato di eutimia consente all’individuo di “sbocciare”: questa condizione mentale ed emotiva gli permette di sviluppare il proprio potenziale passando all’azione per raggiungere quegli obiettivi che fino a quel momento erano fumosi e lontani.

L’eutimia porta con sé anche degli effetti rilassanti sul corpo che finalmente riesce a liberarsi da tutta la tensione accumulata e dal senso di oppressione che prendeva il sopravvento in certi momenti stressanti della vita quotidiana.

Non a caso la serenità mentale unita al rilassamento fisico fanno sì che ci si trovi nelle condizioni ideali per dormire bene e questo a sua volta porta ulteriori effetti positivi sull’organismo, dall’abbassamento dei rischi di scompensi cardiaci fino al rinforzo del sistema immunitario.

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Da cosa dipende l’eutimia?

Nel 1991 il dottor Gregory L. Garamoni e colleghi hanno suggerito come l’eutimia dipenda significativamente da uno stato di equilibrio ottimale tra condizioni positive e negative dell’individuo. La psicopatologia infatti insorge nel momento in cui questo si incrina facendo pendere lo stato emotivo o solo verso la negatività o verso la sola positività. Gli autori sottolineano infatti che livelli eccessivamente elevati di emozioni positive possono essere dannosi e rappresentare il sintomo di un disturbo mentale tanto quanto uno sbilanciamento verso la negatività.

Lo stato eutimico è predisposto anche da un’altra forma di equilibrio, ovvero il bilanciamento tra i diversi aspetti della vita, nel quotidiano, ad esempio tra lavoro e famiglia, tra la dimensione pubblica, sociale e quella privata. Questa forma di flessibilità allontana la persona da ansia, depressione e dalla tendenza a sperimentare emozioni negative con maggiore intensità e frequenza.

Alla luce di tutto questo va sottolineato come non ci sia un equilibrio univoco, valido per tutti, in quanto esso è diverso da persona a persona a seconda della propria posizione sociale, dei tratti della personalità e dal contesto socio-culturale di riferimento.

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Come raggiungere l’eutimia

La Well-Being Therapy (WBT), ovvero la terapia del benessere, può essere introdotta all’interno di un percorso psicologico personalizzato volto all’eutimia: da un lato essa aiuta ad aumentare il livello di benessere emotivo diminuendo la vulnerabilità alla depressione, dall’altro promuove il benessere psicologico secondo il modello di Ryff basato su 6 principi cardine:

  • autoaccettazione;
  • relazioni positive con gli altri;
  • autonomia di pensiero e azione;
  • padronanza ambientale;
  • crescita personale;
  • scopo nella vita.

La terapia del benessere si astiene dallo spiegare il fondamento logico alla base di pensieri ed emozioni lasciando che sia la persona stessa ad affidarsi alle progressive valutazioni positive di sé, lavorando sull’accettazione personale piuttosto che sul controllo.

Questo però non è l’unico modo per raggiungere l’eutimia:

Terapia cognitiva basata sulla mindfullness (MBCT)

La MBCT utilizza elementi della terapia cognitiva per aiutare chi vi si sottopone a riconoscere e rivalutare i propri schemi di pensiero negativi e a sostituirli con pensieri positivi che riflettono più fedelmente la realtà. Questo intervento aiuta anche a interrompere quei processi di pensiero automatici che minano l’equilibrio mentale ed emotivo. La mindfulness, ovvero la consapevolezza, è quindi il punto cardine attorno al quale si sviluppa la terapia, stimolando nella persona la consapevolezza dei propri pensieri, sentimenti e sensazioni corporee.

Terapia dell’accettazione e dell’impegno

La terapia dell’accettazione e dell’impegno rifiuta totalmente il concetto di “sana normalità” partendo dall’assunto che i processi psicologici di una persona senza disturbi sono normalmente caratterizzati da pensieri distruttivi che possono causa malessere psicologico.
Invece di concentrarsi su come estirpare i sintomi, questa terapia mira a far sì che la persona sia in grado i abbracciare i propri demoni mediante un percorso composto da 6 step: defusione (considerare i pensieri come tali e non come qualcosa di reale), accettazione, contatto con il momento presente, con il sé che osserva, con i valori e con l’azione impegnata.

Articolo originale pubblicato il 20 Gennaio 2023

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