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Cosa succede al nostro cervello durante un trip allucinogeno

Gli effetti di droghe e allucinogeni cambiano da persona a persona: in alcuni casi l'esperienza potrebbe non essere come si immagina. Una ricerca dell'Università di Baltimora ha analizzato gli effetti che tali sostanze provocano

Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento di persone che fanno uso di droghe e allucinogeni: da una ricerca condotta da IPSDA (Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs) è emerso che in Italia il 30% della popolazione con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni ne abbia fatto uso almeno una volta. Ma perché si assumono droghe o allucinogeni? Molti hanno la curiosità di provare per raggiungere stati di coscienza più profondi, per allontanare tensioni e ansia, per essere liberi e avere una percezione più affinata della realtà.
Può però succedere che si abbia un “bad trip”: in pratica gli allucinogeni vengono in qualche modo respinti dal cervello, che rifiuta gli effetti della sostanza ingerita e provoca non pochi problemi, come descritto su iflscience.com.

Per capire a fondo le conseguenze di un “bad trip” l’Università Johns Hopkins di Baltimora ha messo a punto una ricerca per cui sono stati selezionati 51 volontari che hanno assunto una dose di psilocibina, la sostanza principale contenuta nei funghi allucinogeni, per poi essere monitorati dagli esperti che ne hanno analizzato gli effetti.
I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Psychopharmacology e l’elemento più rilevante che è emerso sembra essere il fatto che basta prendere una sola dose di allucinogeno, per cambiare profondamente la propria personalità, anche per molto tempo.

Come ricorda anche il Corriere della Sera, l’uso di allucinogeni è illegale negli Stati Uniti, ma questo esperimento ha ottenuto comunque l’appoggio del Comitato etico dell’Università degli U.S.A. Le 51 persone coinvolte nella ricerca hanno partecipato a più sessioni in cui è stata loro somministrata la droga, della durata di svariate ore. Dopo l’assunzione degli allucinogeni, i volontari facevano il loro “viaggio” sdraiati su un divano, indossando una mascherina e con le cuffie ascoltavano della musica per isolarsi meglio e avere il minimo numero di distrazioni esterne. La personalità di ognuno dei partecipanti è stata poi valutata, subito dopo ogni sessione di allucinogeno e a una distanza di circa 14 mesi.

Roland Griffiths, lo psichiatra che ha condotto lo studio, ha dichiarato, come riporta sempre il Corriere, che il 60% delle persone che si sono sottoposte alle sessioni allucinogene è risultato più aperto dal punto di vista mentale.

“Abbiamo riscontrato un numero maggiore di cambiamenti rispetto a quelli che ci aspettavamo, dato che dai 30 anni in poi è più difficoltoso avere profondi mutamenti di personalità. Poi dobbiamo considerare il fatto che il livello di apertura mentale generalmente decresce con l’aumentare dell’età, e questo conferma che i cambiamenti riscontrati sono stati causati dagli allucinogeni. – ha dichiarato Griffiths. – Ipotizziamo inoltre che tali modifiche siano permanenti, visto che le abbiamo riscontrate anche dopo più di un anno dall’inizio dell’esperimento”.

Sempre lo psichiatra afferma però che tali dati non possono essere presi come “universali”. Il numero dei campioni non era sufficiente per decretare una conclusione che riguardi l’intera popolazione: “I cambiamenti sono avvenuti soprattutto in chi ha avuto un’esperienza “mistica” dopo l’assunzione dell’allucinogeno, ovvero in chi si è sentito più “connesso” agli altri provando allo stesso tempo un senso di sacralità e reverenza nei confronti di tutto ciò”, ha spiegato lo psichiatra.

A fronte di questi effetti, le persone che sono timide e che magari hanno voglia di provare emozioni intense potrebbero essere tentate dal provare i funghi allucinogeni. Il dottor Griffiths però mette in guardia chiunque abbia intenzione di provare queste sostanze, dato che potrebbero anche generare il temuto bad trip.

“Alcuni dei volontari che hanno assunto la psilocibina hanno provato profonda angoscia, paura, smarrimento, si sono sentiti fuori della realtà in cui vivevano. Non ci sono stati problemi perché durante l’effetto degli allucinogeni le varie persone erano in un contesto controllato quindi nessuno di loro si è fatto male o è mai stato in una situazione di reale pericolo. Se però queste sostanze vengono assunte quando si è da soli, si possono avere comportamenti pericolosi verso se stessi e verso gli altri”, ammonisce lo psichiatra.

Come ogni tipo di droga è quindi altamente sconsigliato l’abuso e l’uso non controllato, ma sai dati estrapolati dall’esperimento è emerso però che la psilocibina potrebbe avere un’importante ruolo a livello terapeutico. “Ad esempio per andare incontro ai pazienti malati di tumore – dichiara sempre Griffiths – per chi soffre di depressione profonda o per i fumatori incalliti che decidono di smettere. Si tratta comunque di situazioni e somministrazioni che dovrebbero essere sottoposte a studio e seguite in contesti sicuri”.