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Hai i capezzoli introflessi? 6 cose che devi sapere e cosa fare

I capezzoli introflessi sono una caratteristica congenita che interessa una discreta percentuale di persone. Non c'è niente di preoccupante in un capezzolo invertito, ma sicuramente ci sono cose da sapere... Come queste 6, ad esempio.

Mentre negli ultimi anni abbiamo assistito all’espansione del #FreetheNipples movement, per la “liberazione” del capezzolo dal tabù che giudica “sconveniente” la sua esibizione, talvolta anche involontaria sotto t-shirt e camicette, per alcune persone mostrare i capezzoli, seppur volendo, non è così facile, dato che li hanno introflessi.

Il capezzolo introflesso consiste infatti in una caratteristica anatomica congenita caratterizzata dall’assenza di prominenza del capezzolo, che risulta “risucchiato” all’interno del seno. Il problema colpisce mediamente 20 donne su mille, e solitamente ha natura ereditaria.

Causa dei capezzoli introflessi

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Fonte: web

Il problema dei capezzoli introflessi si manifesta quando i dotti galattofori, incaricati del trasporto del latte, sono troppo brevi e si ha la presenza di tessuto fibroso all’interno del capezzolo stesso. Più raramente può essere causato da infiammazioni o da interventi chirurgici, oppure in seguito all’allattamento.

I capezzoli introflessi possono presentarsi su entrambi i seni (bilaterale) o solo su uno (unilaterale) ed essere diversi a seconda del grado dell’introflessione.

All’incirca il 2% delle donne presenta una condizione di retrazione del capezzolo, monolaterale o bilaterale, lamentando fastidi di natura estetica – soprattutto se solo uno dei capezzoli è retratto – e problemi con il normale allattamento al seno. La condizione viene talvolta descritta anche come “capezzolo cieco” o “capezzolo invertito”.

Come detto, la particolare problematica interessa una discreta percentuale di donne e uomini, perciò, se rientrate nel numero, avrete capito di non essere da soli! Inoltre, ci sono molte altre cose che vale la pena sapere sui capezzoli introflessi, anche per capire di non avere un problema irrisolvibile, per quanto possa sicuramente creare imbarazzo e disagio soprattutto nell’intimità.

6 cose da sapere sui capezzoli introflessi

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Fonte: web

1. I capezzoli introflessi hanno spesso origine genetica

Come si legge in un articolo di Cosmopolitan, il dottor Adam Kolker conferma che i capezzoli introflessi dipendano spesso dai dotti galattofori ispessiti, corti e sottosviluppati. E la dottoressa Franziska Huettner del Plastic Surgery Group di New York aggiunge: “Quando questi dotti sono corti, hanno un effetto di legatura sul capezzolo che tende a farlo ritrarre verso il seno“.

2. Non siete sole!

Le stime variano, ma la dottoressa Anne Peled, chirurgo plastico e ricostruttivo a San Francisco, afferma che si pensa che almeno il 10-20% delle donne abbia un certo grado di introflessione dei capezzoli. Uno studio del 1997 sulle donne che allattavano ha scoperto che quasi il 10% delle partecipanti aveva capezzoli introflessi.

3. I capezzoli introflessi non sono per forza sintomi del cancro al seno

La dottoressa Huettner spiega che i capezzoli introflessi raramente siano un segno di cancro al seno, ma se notate un’inversione, nel caso li abbiate sempre avuti introflessi, o una dimissione, ciò potrebbe essere motivo di preoccupazione. La dottoressa Peled raccomanda alle donne di consultare il proprio medico ogni volta che si verifica un cambiamento nell’aspetto del seno o dei capezzoli, solo per assicurarsi che non richieda un’ulteriore valutazione come una mammografia o un’ecografia.

4. Un piercing al capezzolo può talvolta offrire un miglioramento temporaneo

Alcune persone si fanno un piercing al capezzolo per “estrarre” il capezzolo invertito. La dottoressa Huettner spiega però che questa è, molto probabilmente, solo una soluzione temporanea: “Il piercing al capezzolo con un manubrio o una barra può essere utile per sollevare il capezzolo e per allungare i dotti, e in alcuni casi può fornire un certo grado di miglioramento.” Tuttavia, una volta rimosso il piercing, il capezzolo potrebbe ritrarsi nuovamente. La dottoressa Peled aggiunge inoltre che ciò funzionerebbe soprattutto su pazienti che hanno un’introflessione più mite. Inoltre, come tutti i piercing, un piercing al capezzolo comporta una serie di rischi.

Il dottor Nirmal Nathan della Suria Plastic Surgeons di Miami invece non lo raccomanda come soluzione, in quanto il piercing potrebbe creare ulteriore tessuto cicatriziale, peggiorando la situazione.

5. Esistono opzioni chirurgiche per far uscire i capezzoli introflessi

La dottoressa Alyssa Golas, chirurgo plastico cosmetico e ricostruttivo alla NYU Langone Health, spiega che il trattamento più comune divide i dotti che spingono il capezzolo a “tirare” verso l’interno. Tuttavia, questo trattamento rende impossibile l’allattamento al seno. Esistono tuttavia anche metodi meno invasivi che non richiedono l’intervento chirurgico, il principale dei quali è l’applicazione di una piccola “ventosa” (Niplette), che mantiene il capezzolo estroflesso aspirandolo verso l’esterno. Va detto però che il trattamento deve essere protratto per diversi mesi, ha un alto tasso di recidiva, può creare disagio perché l’apparecchio è visibile al di sotto dei vestiti, e presenta complicazioni lievi ma piuttosto fastidiose, come l’ulcerazione del capezzolo.
La correzione del capezzolo introflesso mediante piercing viene invece effettuata dai medici specialisti al costo di circa 600 € per l’intervento monolaterale, 900 per l’intervento bilaterale.

6. L’allattamento al seno potrebbe essere più difficile, ma non impossibile

La dottoressa Peled spiega che i dotti del latte funzionano normalmente nelle donne con capezzoli invertiti, tuttavia, fare in modo che il bambino si attacchi su un capezzolo piatto o capovolto può a volte essere complicato. Il consiglio quindi è di consultare uno specialista per l’allattamento, per scoprire quali tecniche possono aiutare il bambino a vivere più in sintonia con il corpo della mamma. La dottoressa Golas aggiunge inoltre che talvolta i capezzoli introflessi si “trasformano” in gravidanza.